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In arrivo una mini glaciazione?

Inverni freddi, primavere da dimenticare, estati bagnate: nel Regno Unito il tempo è una delle prime preoccupazioni quotidiane e molti pensano che l'idea di una nuova mini glaciazione in arrivo non sia affatto campata in aria.

Editoriali - 5 Aprile 2013, ore 10.51

In Inghilterra molti danno fiducia alle parole dello scienziato russo Abdussamatov, che conferma e rincara quanto affermato già nel 2011 e ribadito lo scorso anno. Per lui una mini glaciazione è prossima e i segnali ci sono tutti: una serie di stagioni più fredde del normale ha colpito le Isole Britanniche e in genere anche tutta l'Europa centro-orientale; questo deve farci pensare che il riscaldamento globale potrebbe subire una battuta d'arresto rilevante e che l'ipotesi di una glaciazione non sia poi così da scartare.  

Non è peraltro non è solo Abdussamatov a sostenere una simile ipotesi, c'è l’eccentrico meteorologo americano Joe Bastardi a cavalcare tesi apparentemente anticonformiste di possibili raffreddamenti globali all’orizzonte.

C'è anche il prof Easterbrook, geologo americano della Western Washington University, secondo le quali a dettare i cambiamenti climatici a breve termine non sarebbero i gas serra immessi dall’uomo, ma un succedersi ciclico di fasi climatiche di origine naturale legate perlopiù all’attività solare. Studiando gli isotopi dell’ossigeno contenuti nelle bollicine d’aria imprigionate nei ghiacci della Groenlandia, infatti, sembra che nel solo ultimo migliaio di anni ci siano stati ben quaranta cambiamenti caldo-freddo della durata media di circa ventisette anni, gli ultimi dei quali peraltro confermati anche dal trend recente delle temperature globali, documentato dai dati strumentali.

Esaminando infatti i grafici messi a disposizione dai più importanti Centri di Calcolo Climatologici internazionali, appare evidente come negli ultimi centotrent’ anni ci siano stati quattro cambiamenti importanti delle temperature medie globali: trend in diminuzione dal 1880 al 1917, trend in aumento dal 1918 al 1944, di nuovo in diminuzione dal 1945 al 1976, di nuovo in aumento dal 1977 ai giorni nostri, quando potrebbe essersi verificato un picco massimo relativo, grossomodo tra il 1998 e il 2005, anche se l’esatta collocazione risulta difficile viste le incertezze delle misurazioni.

Tali dinamiche termiche globali sarebbero inoltre ben correlate con le variazioni periodiche della temperatura superficiale delle acque del Pacifico, in sostanza con l’indice PDO (Pacific Decadal Oscillation). Secondo questa teoria ora si sarebbe già entrati in un periodo di diminuzione delle temperature globali, con una PDO che starebbe nuovamente entrando in una fase prevalentemente negativa.
 
Ed è proprio quello che sostiene l’astrofisico russo Habibullo Abdussamatov, direttore del dipartimento di ricerca spaziale all’osservatorio Pulkovo di San Pietroburgo. Tutta colpa del sole, sarebbe stata la sua attività particolarmente intensa nell’ultimo secolo a determinare il riscaldamento globale osservato, anche se adesso le cose stanno già cambiando, visto che l’attività solare da anni oramai si dimostra particolarmente debole. Secondo il professore russo, le conseguenze di questo fenomeno non si faranno attendere e saranno percepibili con una diminuzione delle temperature globali già a partire dal 2014 e i segnali, come detto sopra, sarebbero già ben evidenti.
 
La conferma di questa tesi, oltre che ad essere ampiamente sostenuta dall’esistenza di numerosi altri studi analoghi (che motiverebbero tra l’altro anche la Piccola Era Glaciale del 1400-1850 ben documentata almeno per l’emisfero nord), si avrebbe anche dallo studio degli altri pianeti del sistema solare in particolare Marte, dove un analogo riscaldamento recente sarebbe accertato sia da misurazioni termometriche dirette effettuate da sonde, sia dalla evidente diminuzione della calotta glaciale del Polo Sud.

Persino alcuni degli stessi sostenitori del riscaldamento globale antropogenico ultimamente, forse essendosi accorti della evidente battuta d’arresto del global warming stanno correggendo il tiro.
Anche secondo Mojib Latif, climatologo al Leibniz Institut di scienze Marine di Kiel in Germania e membro dell’IPCC, ad esempio, il clima diverrà più freddo nel prossimo decennio, quando l’oscillazione dell’indice NAO (North Atlantic Oscillation) favorirà un raffreddamento di Europa, Siberia e Nord America, nascondendo almeno temporaneamente gli effetti del riscaldamento globale antropogenico. Il climatologo imputerebbe inoltre all’oscillazione NAO anche alcuni fenomeni recenti come l’aumento degli uragani e la riduzione del ghiaccio artico estivo.

Esiste inoltre un recente “report” del Senato di Washington, dove ben settecento scienziati di tutto il mondo, proponendo le loro ultime ricerche, tenderebbero ad escludere l’origine antropogenica del global warming.

Quindi non sempre e solo gas-serra rilasciati dall’uomo e dalle sue attività, sul banco degli imputati come causa principale dei cambiamenti climatici. La composizione dell’atmosfera infatti è soltanto uno dei numerosi possibili meccanismi che possono entrare in gioco nella modulazione del clima. Molte altre possibili importanti forzanti infatti, sia endogene che esogene al sistema terra possono e devono essere necessariamente considerate e studiate dettagliatamente.

Autore : Fabio Vomiero e Alessio Grosso

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