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Il riscaldamento globale è fermo...per il momento

Secondo l’ipotesi maggiormente condivisa dalla comunità scientifica, si tratterebbe della sovrapposizione di una tendenza al riscaldamento secolare con la variabilità decadale naturale.

Editoriali - 22 Settembre 2014, ore 07.25

Con il termine iato, evento tra l’altro non nuovo nella storia del clima recente, si intende una chiara stabilizzazione delle temperature globali superficiali che perdura oramai dall’anno 2001. Diverse fonti tendono ad anticipare l’origine della pausa al 1998, anche se, al riguardo, esiste qualche perplessità dal punto di vista statistico, in quanto se si va a calcolare la regressione lineare a partire da quell’anno, il trend risulta ancora significativamente positivo.

Appare invece francamente inverosimile la recente versione del Dipartimento di Economia dell’Università di Guelph (Canada) che parla di durata dello iato di 19 anni se riferita alle temperature superficiali della serie HadCRUT4, e addirittura di 16-26 anni se riferita alle temperature satellitari della bassa troposfera.

Un “plateau”, quindi, presumibilmente della durata di 13 anni, al momento, il che rappresenta un lasso di tempo che comincia ad essere certamente importante, ma che rimane ancora poco significativo dal punto di vista della statistica climatica sul lungo termine.

Lo iato, inoltre, per definizione, riguarda soltanto la dinamica delle temperature superficiali e troposferiche e non considera invece la variazione avvenuta, nello stesso periodo, di altri parametri o indicatori climatici importanti, come ad esempio la riduzione dei ghiacciai continentali o della banchisa artica, il probabile incremento delle ondate di calore, l’aumento del contenuto di calore oceanico o l’aumento del livello medio del mare.

Per quanto riguarda le possibili cause, gli scienziati propongono una serie di fattori che potrebbero avere agito sinergicamente verso un lieve raffreddamento del clima, contrastando, peraltro efficacemente, la tendenza all’aumento delle temperature sul lungo periodo dovuto invece, molto probabilmente, anche all’incremento dei gas serra antropici in atmosfera.

I fattori più gettonati in questo senso sarebbero la bassa attività solare, l’incremento di aerosol vulcanici ed in misura minore antropici, le oscillazioni degli indici climatici, principalmente ENSO, PDO e AMO, il maggiore stoccaggio del calore atmosferico nelle profondità oceaniche. Tutte possibili cause che vengono ampiamente studiate ed indagate dalla comunità scientifica.

L’importanza di alcuni di questi fattori come driver del clima sul breve termine, oltretutto, diventa concretamente evidente anche ad una semplice analisi visiva dell’andamento della curva delle temperature superficiali, integrate con le SST, facilmente reperibile ad esempio presso il sito dell’ente americano NASA-GISS. Nell’ambito dell’altalena determinata della variabilità interannuale, infatti, si possono scorgere chiaramente i picchi di temperatura che si registrano in corrispondenza degli episodi di Niño, così come le diminuzioni  che avvengono durante gli episodi di Niña.

Risultano inoltre ben visibili, anche gli effetti delle grandi eruzioni vulcaniche come quelle di El Chichon del 1982 e del Pinatubo del 1991 che hanno causato diminuzioni temporanee delle temperature globali dell’ordine di qualche decimo di grado. Negli ultimi quindici anni circa, quindi, l’instaurarsi di uno schema di variabilità climatica caratterizzato da un indice PDO che si è portato in territorio negativo e un’oscillazione ENSO che sembra proporre maggiormente fasi di Niña o di neutralità rispetto a quelle di Niño, unitamente ad un aumento della riflettività atmosferica causata principalmente dagli aerosol rilasciati da una discreta attività vulcanica, avrebbe forzato il sistema climatico verso un leggero raffreddamento.

Gli effetti sul breve periodo, invece, della variazione dell’attività solare diretta (TSI) e indiretta (indice geomagnetico, raggi cosmici), secondo la maggior parte dei lavori scientifici peer-review disponibili ad oggi, sarebbero, in proporzione, piuttosto modesti.
La possibile evoluzione climatica per il prossimo futuro, quindi, rimane ancora incerta, vista la sostanziale impredicibilità di molti dei fattori considerati, anche se è probabile che le temperature torneranno nuovamente a salire non appena nel Pacifico equatoriale si svilupperanno le condizioni favorevoli al prossimo episodio di  Niño, atteso peraltro a breve.

Si tratterebbe insomma di una sorta di “stop and go” delle temperature,  piuttosto che di un’inversione di tendenza. Quello che invece appare chiaro, è che la strada verso una soddisfacente comprensione dei reali meccanismi che stanno alla base delle complesse relazioni esistenti tra i diversi elementi del sistema clima, si prefigura ancora lunga e tortuosa.
 


Autore : Fabio Vomiero

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