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Il riscaldamento globale è fermo: nel 2010 temperature sostanzialmente stabili

Il 2010 non porta niente di nuovo: va a collocarsi semplicemente in un trend in corso delle temperature globali decisamente sopra “media” ma sostanzialmente in linea con gli ultimi anni.

Editoriali - 28 Marzo 2011, ore 08.00

 Occorre chiarire subito una cosa: il 2010 è stato l’anno più caldo in assoluto a livello globale soltanto nelle interpretazioni come sempre superficiali e fuorvianti dei vari organi di informazione.

Se infatti si vanno a guardare i dati veri e cioè quelli rilasciati dai maggiori enti climatologici mondiali, che tra l’altro riescono a misurare con una certa accuratezza soltanto le ultime decadi, potendosi avvalere anche dei rilevamenti satellitari sia per le temperature troposferiche, sia per le temperature superficiali degli oceani (SST), si capisce bene che la realtà delle cose non sta proprio in questi termini.

Se si cerca di dare a questi dati un significato da un punto di vista scientifico (la scienza è prima di tutto un metodo, anche se purtroppo così poco di moda ai giorni nostri), quello che si può veramente dire è che il 2010 risulta essere sicuramente uno degli anni più “caldi” degli ultimi decenni, ma quantitativamente indistinguibile da altre annate recenti particolarmente “calde” come ad esempio il 2005 e il 1998.
Si consideri ad esempio che la differenza tra le medie calcolate relative a queste annate risulta essere dell’ordine del centesimo di grado, quando anche le più ottimistiche dichiarazioni rilasciate magari dagli enti stessi, parlano di una tolleranza di errore per i dati strumentali recenti pari almeno ad un decimo di grado.
 
È chiaro poi, che la nostra piccola finestra temporale che si affaccia ancora appannata sul panorama del clima e della sua variabilità, non ci consente di trarre conclusioni attendibili e definitive in merito alla straordinarietà di un dato rispetto a delle medie presunte che esistono solo come concetto astratto ed aleatorio. I dati recenti infatti sono difficilmente comparabili sia con quelli relativi all’epoca pre-strumentale per la quale i dati proxi (ricostruzioni con tecniche paleoclimatiche) e le testimonianze storiche non possono assicurarci nessuna precisione, sia con quelli dei primi decenni di misurazioni, quando ovviamente la strumentazione era sicuramente inadeguata e i campionamenti non rispettavano alcun criterio di omogeneità e standardizzazione.

Un esempio su tutti il famoso 58°C registrato in Libia nel lontano 1922 che rappresenterebbe a tutt’oggi la temperatura più alta mai registrata sul pianeta. Quanti se la sentirebbero di attribuire a quel valore così rudimentale e fuori da ogni rigoroso controllo scientifico un significato veramente pesante nell’ambito del miglioramento delle nostre conoscenze attuali sulle dinamiche climatiche?

Lasciando quindi come sempre perdere nei nostri ragionamenti i valori assoluti delle temperature, così incerti e poco rappresentativi, torniamo piuttosto a cercare di analizzare ed inquadrare, se possibile, un trend in corso, il quale ancora una volta ci conferma una sostanziale frenata del global warming registratasi negli ultimi anni; frenata che si protrae oramai dal 1998, anno che a grandi linee segna per il momento la fine di un periodo ben definito (step climatico) che nel giro di un paio di decenni, a partire dal 1977, ha portato le temperature globali ad innalzarsi mediamente di circa mezzo grado.

Ora sarebbe interessante riuscire a capire cosa veramente in quel ventennio possa aver determinato una brusca variazione verso l’alto delle temperature globali.
Maggiore inquinamento dei dati provocato delle “isole di calore urbano”in un periodo caratterizzato da un’ urbanizzazione galoppante e selvaggia e per i quali non si sarebbe riusciti ad apportare correzioni veramente adeguate? Aumento medio dell’attività solare che avrebbe causato un incremento diretto del forcing radiativo e una interferenza sulla quantità di raggi cosmici in arrivo sulla terra che potrebbero avere un ruolo importante nei processi di formazione delle nubi?

Miglioramento medio della qualità dell’aria (minor presenza di areosol schermanti) che avrebbe determinato una maggior “trasparenza” dell’atmosfera all’energia solare incidente? Condizioni favorevoli di pattern climatici conseguenti alla combinazione casuale di dinamiche naturali più o meno cicliche e più o meno note che regolano il sistema accoppiato atmosfera-oceani?
 
Come possiamo vedere le possibilità sono sempre molte ed è molto probabile che le vere cause del riscaldamento globale misurato siano molteplici e sinergiche.
Una cosa comunque è certa, in quegli anni di aumento importante delle temperature globali, non si è registrata nessuna accelerazione di crescita delle concentrazioni di CO2 in troposfera rispetto ai periodi precedenti e successivi; da quando esistono misurazioni ufficiali e attendibili infatti (circa cinquant’anni), l’incremento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera segue una dinamica praticamente lineare, senza gli scossoni determinati dalle oscillazioni termiche.
Nel frattempo i primi mesi del 2011, complice anche una Nina ancora presente seppur in fase di indebolimento, stanno facendo segnare temperature medie globali decisamente in calo.

Autore : Fabio Vomiero

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