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Il mistero dell'Antartide senza ghiaccio

Storia di un'affascinante teoria nata negli anni sessanta.

Editoriali - 4 Ottobre 2013, ore 08.35

Siamo negli anni sessanta del secolo scorso. Un certo Charles Hapgood, membro della Royal Geographic Society, allora insegnante di scienze al Keene College nel New Hampshire, studiando  una mappa rinvenuta nel 1929, copiata naturalmente da documenti ancora più antichi, e appartenente a Piri Re'is, ammiraglio turco vissuto tra il 1470 ed il 1554, avanza un'ipotesi straordinaria.

Dalla carta, infatti, che riporta la data dell'anno islamico 919 (1513 d.C.) si noterebbero chiaramente i contorni delle coste dell'Antartide, che quindi appaiono libere dai ghiacci, introducendo così l'affascinante idea che in un'epoca storica, relativamente recente, l'uomo possa essere stato in grado di esplorare quelle zone remote del pianeta, prima che fossero ricoperte dalla coltre di ghiaccio che conosciamo oggi.

Un'altra mappa dalle stesse caratteristiche fu pubblicata nel 1737 dal geografo Philippe Bauche, anche qui si noterebbero le linee di costa dell'Antartide insieme ad alcuni incredibili elementi topografici del territorio, oggi nascosto dai ghiacci.

La questione acquisì velocemente "valore scientifico" anche in seguito ad una sostanziale conferma pervenuta dall'Aeronautica statunitense, la quale, in un comunicato a firma del comandante Harold Ohlmeyer, si prodigava ad ammettere che quella cartografia coincideva perfettamente con il profilo sismico del continente tracciato dalla spedizione Antartica del 1949 organizzata da Svezia, Inghilterra e Norvegia.

Ma allora, chi poteva essere stato a rilevare e cartografare l'Antartide in maniera tanto esatta e per giunta trovandola priva di ghiaccio, e soprattutto quando, visto che la scoperta ufficiale del continente risale soltanto al 1820.
La spiegazione fu elaborata negli anni successivi da alcuni studiosi, tra i quali il tedesco Zillmer, partendo dal principio della "teoria delle catastrofi" portata avanti in quel tempo da un certo Immanuel Velikovsky, autore tra l'altro del discusso libro "Mondi in collisione", nel quale si mettevano in discussione i paradigmi fondamentali relativi alla cronologia delle ere geologiche e alla deriva dei continenti.

L'Antartide doveva essere stato in un periodo lontano, non ben identificato, un continente senza ghiaccio o quasi, così come il resto del pianeta, a causa dell'asse di rotazione terrestre che essendo perpendicolare all'eclittica, non generava l'intercalarsi delle stagioni. Poi ad un certo punto, in un tempo stimabile nell'ordine delle migliaia di anni fa, un cataclisma non ben precisato ma di proporzioni spaventose, forse una collisione cosmica, avrebbe causato l'improvvisa inclinazione dell'asse fino alla posizione attuale di circa 23° e mezzo, determinando un processo di congelamento rapidissimo di quelle terre venutesi a trovare di colpo entro i circoli polari.

Lo stesso evento potrebbe essere anche all'origine di un eventuale "diluvio universale", intendendo con ciò scenari di catastrofiche inondazioni globali.
Questa teoria spiegherebbe inoltre anche diversi fenomeni di recente acquisizione scientifica, come il ritrovamento proprio in Antartide di tracce di foreste fossili, di coralli fossili ritrovati alle isole Svalbard, il rinvenimento di mammut congelati in siberia praticamente integri, i particolari relativi alla consistenza e struttura del ghiaccio polare profondo raccolto recentemente dai moderni carotaggi, nonchè il mistero di un'altra carta topografica del 1380 di attribuzione ai fratelli Zeno, copiata sempre da carte più antiche e questa volta rappresentante la Groenlandia, anch'essa priva di ghiacci.
Questa in sostanza la storia.

La spiegazione ufficiale che si dà invece oggi al mistero della mappa di Piri Re'is è che in realtà essa non rappresenti l'Antartide ma il sudamerica, che a quell'epoca era invece già ampiamente esplorato e cartografato ancora prima dell'arrivo di Magellano, in particolare Argentina e Terra del Fuoco. Per quanto riguarda la suggestiva "teoria delle catastrofi", i suoi principi fondamentali sono tutt'ora in parte accettati e condivisi dalla comunità scientifica nella moderna "Teoria del Caos" per spiegare i mutamenti discontinui dei sistemi dinamici.

Riguardo invece l'improbabile Antartide senza ghiaccio in tempi storici, qui la scienza ufficiale è esplicita: il continente riposa sepolto da una coltre ghiacciata che oggi raggiunge in alcuni punti lo spessore anche di quattro chilometri, da almeno quattordici milioni di anni.

A meno che, un giorno, non vengano ritrovati, proprio sotto i ghiacci perenni di questo remoto continente, oggi interamente congelato ed ovviamente disabitato (ad eccezione dei ricercatori), resti o reperti sicuramente attribuibili ad insediamenti umani.


 


Autore : Fabio Vomiero

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