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Il caso degli scienziati condannati...Da che parte stare?

Clamorosa la sentenza di L'Aquila: facciamo qualche serena riflessione insieme.

Editoriali - 23 Ottobre 2012, ore 13.06

Ogni professione deve essere svolta, dopo adeguata preparazione, con serietà, rigore e applicazione, stile, raziocinio, impegno, precisione, senso di responsabilità. Alcune di queste norme comportamentali, proprie del professionismo, sarebbero venute meno in occasione dei tragici eventi de L'Aquila, da parte della Commissione Grandi Rischi, impegnata a studiare i rischi di eventuali scosse molto intense nella zona e a fare di conseguenza opera di prevenzione e tutela per la popolazione.

Sottovalutazione del rischio, eccessiva rassicurazione della popolazione e in sostanza negligenza sono tra i capi di imputazione più pesanti che hanno portato alla condanna sino a sei anni di prestigiosi scienziati italiani, tra cui l'ex Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi.

Secondo i giudici la Commissione non doveva limitarsi a registrare lo sciame sismico; l'affermazione che i terremoti non si possono prevedere in linea generale sarebbe corretta, ma probabilmente, almeno nella fattispecie, era necessario tener conto, ad esempio, dell'analisi dei cosiddetti precursori sismici, come il radon, così come fece il buon Giuliani. E' vero altresì, come ha ribadito lo stesso Boschi, che nel Pollino in questi ultimi mesi sono state registrate duemila scosse e nessuno ha mai pensato di evacuare tutta la popolazione.

A questo punto probabilmente c'è qualcosa che non funziona a monte. Chi è deputato a decidere circa l'evacuazione della popolazione? E si gioca a scaricabarile. Prima di far diventare la Commissione Grandi Rischi un capro espiatorio forse bisognava cambiare le regole relative al comportamento in caso di potenziale rischio per l'incolumità di cose e persone e attribuire compiti e competenze con maggiore precisione.
 
Il confine tra chi procura allarmi ingiustificati e chi è considerato salvatore della patria è sottile; riguardo alla prevenzione non possiamo che concordare con chi ritiene che l'Italia sia un Paese in cui il dilagare della corruzione ha danneggiato grandemente la sicurezza delle costruzioni.

E ora? Nessuno vorrà più fare lo scienziato finchè non la popolazione non avrà ricevuta una adeguata preparazione scientifica tale da comprendere l'imprevedibilità di certi eventi? Suona esagerato.

Se è vero che serve a poco sparare contro scienziati che non possono andare oltre il limite imposto dalla scienza stessa, sarà invece necessario puntualizzare quali dovrebbero essere le competenze future e le responsabilità di chi sarà chiamato ad assumersi un gravoso incarico, per il quale si viene pagati abbastanza bene per fare tutto il possibile, spesso anche l'impossibile, per salvare vite umane.

Gli uomini di scienza non sono, nè saranno mai fattucchiere, ma nemmeno robot che ripetono freddamente solo le nozioni apprese sui libri. Anche se non è più tempo d'eroi, diamoci da fare ugualmente per avere la coscienza a posto.

Voi come la pensate?

 


Autore : Alessio Grosso

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