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Idrogeologicamente parlando...

Idrogeologicamente parlando...

Editoriali - 17 Ottobre 2000, ore 19.56

Questa volta voglio allontanarmi momentaneamente da un discorso meteorologico a carattere generale, ed entrare nel merito dell’alluvione che dalla Valle d’Aosta e Piemonte si sta spostando, come piena del fiume Po, verso valle, interessando Lombardia ed Emilia Romagna. A livello meteo i fenomeni più intensi si sono registrati appunto in Piemonte e Valle d’Aosta, notevoli comunque gli apporti anche in Lombardia. La particolarità di questo evento risiede nel fatto che il peggioramento, che ha portato a questa situazione, non è stato di tipo comune, ma ha sommato in alcuni giorni una miscela di fattori che sono risultati esplosivi. Innanzitutto le nevicate abbondanti al Nord-Ovest, la neve infatti è arrivata nei primi momenti fino a 900mt di quota, mentre oltre i 1500mt lo spessore superava anche i 30-40cm. Ancora più in alto i quantitativi di neve erano notevoli e con l'avanzare dello scirocco le precipitazioni piovose ed abbondanti che si sono verificate, hanno coinciso perfettamente con il rapido scioglimento di quasi tutta la neve caduta, e questo è avvenuto fino a quote molto alte. La persistenza dei venti sud-orientali ha poi fatto il suo gioco, rendendo le precipitazioni insistenti sempre sulle stesse zone. La rotazione del fronte sul suo asse, proprio in corrispondenza delle regioni Nord-occidentali ha fatto in modo che le piogge venissero distribuite su tutti i versanti, sia quello Alpino che guarda a sud, sia la “facciata” est alle spalle di Torino e pure quella che guarda a Nord. Quest’ultima ha avuto quantitativi di pioggia inferiori rispetto alle altre zone, ma sempre ragguardevoli, e tutti questi fattori hanno contribuito a rendere la situazione davvero preoccupante. C’è chi parla della eterna piaga del dissesto idrogeologico del paese, ma tutti sappiamo quali sono i problemi che vanno affrontati (e rimarranno da affrontare a lungo) in un territorio così difficile da gestire come l’Italia. Il caso attuale però va analizzato con molta attenzione, perché a fianco di situazioni di vero pericolo causate da comportamenti scorretti da parte dell’uomo, abbiamo anche quello che viene chiamato, a volte con fatalità, l’imponderabile. Ovvero una sequenza di eventi che l’uomo non riesce a calcolare e prevedere per tempo. Si pensa in questo caso all’eccezionalità di un evento, ma questo si presenta poi al doppio della potenza prevista e tutto sfugge dal nostro controllo. In questo caso in Italia gioca un ruolo importante anche la scarsa diffusione di strumenti indispensabili, come per esempio i radar meteo e manca inoltre una cultura vicina alla meteorologia, tipica invece dei paesi anglosassoni. Non abbiamo una diffusione in tempo reale delle informazioni meteo di base con una copertura che si possa definire capillare, e soprattutto per le molte zone di montagna questo si rivela un grosso handicap, perché in caso di fenomeni violenti, gli scarni bollettini emessi ogni tre ore servono a poco. 600 o 700 mm di pioggia sono comunque troppi e possono rappresentare appunto l’imponderabile, ma a nessuno piace dire che non c’è nulla da fare e così si cercano i responsabili nel posto sbagliato. Dobbiamo invece migliorare le capacità operative in partenza per piangere meno a cose fatte, anche se in questo caso gran parte dei danni non era probabilmente evitabile. Moltissimi esperti si confronteranno nei prossimi giorni per identificare le cause di questa tragedia, speriamo soltanto che riescano a far sentire la propria voce quelli che hanno veramente la voglia e lo spirito di cambiare le cose e non soltanto la voglia di regalarci altri 700 mm di promesse.

Autore : Luca Ronca - www.meteostratus.it

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