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I signori del cemento presto cancelleranno la NEVE dalle città...

Impatto dell'uomo devastante sulle nevicate cittadine.

Editoriali - 16 Ottobre 2018, ore 11.07

Lingue di cemento che invadono la campagna per collegare nuovi quartieri periferici, sorti dal nulla mangiandosi il verde, senza parlare di centri commerciali, file interminabili di fabbriche fallite lasciate lì a marcire, sporcizia ovunque sparsa per i prati.

La città cresce, il verde diminuisce, salvo l'illusoria aiuolina di natura "addomesticata" davanti al neonato ipermercato. Così l'isola di calore si allarga, le stazioni meteorologiche che una volta rilevavano le temperature in aperta campagna, sono diventate cittadine. Il mondo si scalda anche per questo, ma qui non è in discussione se si stia o meno facendo un calcolo corretto nell'economia del global warming, qui si denuncia l'usurpazione dell'uomo nei confronti della natura.

Non ci si rende conto che invece di riqualificare ciò che è lì vecchio, a marcire, magari abbandonato, si costruiscono nuove file di casermoni, sconvolgendo il micro e il topoclima.

Quel regime di brezze che regolavano la circolazione diurna tra città e campagna è stato modificato artificialmente; perchè la neve arrivi in città occorre sempre più un miracolo di venti e temperature favorevoli e tra i palazzoni i fiocchi se ne vanno subito, in 24 ore il forno cittadino si mangia quasi tutto.

E si stupisce chi esce in periferia dopo qualche giorno di trovare ancora mucchietti di neve, arrivando a dire alla moglie in macchina: "ci siamo persi qualcosa? Quando è nevicato qui?" Non si ricorda nemmeno più che è la stessa neve, ormai dimenticata caduta in città magari una settimana prima.

Molti cittadini, che non sanno ormai più cosa sia la vera natura, diranno allora: "Non nevicherà più in città? Meglio: una preoccupazione in meno." Come se 4 fiocchi fradici potessero sconvolgere la loro vita.

Quando la neve invece riesce ancora a fare il miracolo, figlio di una combinazione di termiche giuste e di perturbazioni puntuali, scattano le invettive contro l'amministrazione comunale: "è tutto sporco, che vergogna!" Come se fosse un fastidio, una peste, di cui doversi sbarazzare il prima possibile. E lo sporco che c'è tutti i giorni sui marciapiedi, quello va bene? Evidentemente si.

Ai signori del cemento e del catrame il clima non interessa, pensano al loro portafogli. Anzi, il caldo estivo cittadino è una ragione di più per comprare casa nei paesini satellite e godersi la frescura, solo che fra 20 anni per cercare la frescura, dovremo andare a comprarci il villino chissà in quale sperduta campagna o collina, per quanto anche quella zona sarà diventata un brulicare di case e cemento.

Una differenza anche di 5°C tra città e campagna al risveglio nelle notti serene e con calma di vento in qualsiasi stagione non è forse qualcosa di pazzesco, non è forse sufficiente per dire: cosa stiamo facendo? Illusione! Non lo è affatto!

Siamo sempre più poveri, è vero, anche dentro di noi...


Autore : Alessio Grosso

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