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I problemi della meteorologia: terza parte

Come preannunciato, vorremmo chiarire in modo specifico ed approfondito il significato e l’utilità di un censimento della strumentazione meteorologica illustrando schematicamente le idee guida che si dovrebbero seguire. Contemporaneamente vedremo di spiegare in che modo si possono utilizzare le informazioni acquisite in una logica di progetto di rete.

Editoriali - 1 Marzo 2001, ore 08.21

Prima di cominciare si deve avere un’idea generale di come deve essere la rete “ideale”. Questo comporta il fatto che si devono analizzare minuziosamente la geografia e la topografia dell’area interessata (divisione in fasce altimetriche, presenza di valli, fiumi, laghi, lontananza dal mare, estensione e tipo di vegetazione, tanto per nominare alcuni importanti elementi climatici). Edotti sul tipo e sulla natura del territorio, si deve stimare orientativamente la densità dei singoli parametri (ad es. una misura di temperatura ogni 30 kmq.). Come detto precedentemente è bene però addensare la strumentazione dove il territorio diventa più accidentato (ad es. la montagna) o per seguire fenomeni meteoclimatici di particolare interesse (fohen). Un sistema a maglia variabile è da ritenersi preferibile. Fatto questo bisogna progettare la rete sia in termini di gradi gerarchici che di trasmissione dati (protocolli comuni, frequenza dell’acquisizione, etc). I problemi legati alla raccolta dei dati sono molteplici. Il lavoro preliminare deve riguardare principalmente l’individuazione degli enti proprietari o gestori e l’approntamento di una scheda di censimento. I possessori di strumentazione meteorologica sono facilmente individuabili, coincidendo generalmente con i proprietari delle grandi reti meteorologiche (Uffici Idrografici, Magistrati delle Acque, Enav, Aeronautica Militare, Regioni, Enel, Osservatori, Consorzi di Bonifica, etc.). Altre informazioni si possono aggiungere contattando direttamente i produttori di strumenti. La scheda di raccolta oltre alle informazioni sui gestori (enti, privati, etc.) ed a quelle geografiche, le più precise possibili, deve contenere notizie essenziali quali il numero ed i parametri misurati (es. umidità dell’aria, radiazione solare, etc.) e le caratteristiche tecniche (es. velocità di adeguamento, errore, etc.) e di produzione (costruttore e data di produzione), delle modalità di funzionamento ( lettura diretta, registratore a banda cartacea o magnetica), indicazioni sulla topografia climatologica (pianura, fondovalle, versante, passo, cima, distanza da superficie acquea o ghiacciata, etc.), note relative all’installazione ed alla manutenzione (data di installazione, dell’ultima revisione o di sostituzione del sensore), notizie di eventuali rilocazioni strumentali, continuità e lunghezza della serie storica di rilevazione, altro. Nel caso gli strumenti siano elettronici a registrazione magnetica, bisogna aggiungere altre informazioni tecniche specifiche quali la frequenza e la modalità di acquisizione ed anche di trasmissione, se la stazione è inserita in una rete, etc. Nella scheda vanno poi inserite le notizie riguardanti la corretta installazione strumentale (secondo le norme indicate dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale). Sarebbe meglio che un operatore esperto eseguisse in situ le verifiche appropriate (come è avvenuto per il censimento della prov. di Pavia). In sintesi prima di affrontare qualsiasi discorso inerente la climatologia o la meteorologia è necessario avere le idee più chiare possibile sulla bontà della rilevazione e cosa si vuole ottenere dalle serie rilevate. Per questo l’analisi della collocazione della singola stazione, della significatività, della rappresentatività, del numero e della qualità dei parametri misurati, oltre alla lunghezza ed alla continuità della rilevazione, determinano l’importanza nell’ambito territoriale della singola stazione. In pratica si assegnano valori numerici crescenti alle singole voci ed in base alla somma ottenuta si determinano le stazioni più importanti (dette caposaldo), scendendo via via di livello si avranno quelle meno importanti fino a scartare quelle di significato nullo (es. frammentarietà della serie storica). Avendo fatta questa analisi si ha un’idea generale della copertura territoriale, dei domini geografici rappresentati, etc. E’ consigliabile arricchire l’analisi con carte tematiche sulle fasce altimetriche rappresentate, sulla densità territoriale del singolo parametro, etc. Così facendo si esprime un primo giudizio, ricordiamo che non si sono ancora analizzati i dati, sia sulla singola stazione come sulla rete con il chiaro intento di integrare con nuova strumentazione o sostituire quella vecchia in quei siti dove si ritiene importante avere informazione. Infatti la strumentazione a lettura diretta od a registrazione cartacea è da ritenersi obsoleta, cioè inadeguata rispetto alla necessità di informazione in tempo reale (informazione on line), oramai diventata una esigenza imprescindibile. Per questi motivi si deve provvedere alla sostituzione con strumentazione moderna, magari aumentandone il numero di sensori. Altro discorso risulta quello relativo alle nuove installazioni. Lo sviluppo caotico delle reti ha seguito la logica della soddisfazione della singola esigenza. E’ evidente che una rete nata per la rilevazione dell’inquinamento, risulta integrabile parzialmente in una logica generale. Se si raccolgono dati per un’analisi climatologia regionale, si può evidenziare come manchino informazioni su determinate fasce altimetriche, generalmente coincidenti con l’alta collina. Questo perché in questa fascia altimetrica si hanno limitati interessi economici oltre al fatto che lo spopolamento ha qui particolarmente inciso (problema della lettura e raccolta dei dati rilevati). Altri “buchi” riguardano punti importanti come le cime o i passi (si pensi ad es. alle cosiddette “porte del fhoen”). Chiaramente in una logica di progetto, i punti di cui sopra non possono risultare scoperti. A questo punto è bene chiarire come, essendo la cultura delle scienze dell’atmosfera in Italia scarsa, se confrontata con quella di altri paesi sviluppati, e gli sprechi all’ordine del giorno, il risultato finale è che i finanziamenti nel campo siano sempre stati esigui ( di questo fatto è stata particolarmente penalizzato, negli anni scorsi, il Sevizio Meteorologico dell’Aeronautica). Per cui chi come il sottoscritto svolge attività di progettazione nel campo meteoclimatico, si è spesso scontrato con budget ridicoli, avendo spesso l’ente commissionante un’idea nebulosa sui risultati da ottenere e le finalità da perseguire. Perché come ricordato precedentemente: “solo chi ha chiaro l’utilità del dato, valore aggiunto economico e sociale, è in grado di capirne e di svilupparne la potenzialità”. Questo per ricordare come il tecnico e lo scienziato devono agire con realismo (è giusto tenere presente l’economicità e la redditività degli investimenti) ma è anche corretto non illudere sui risultati a fronte di budget insufficienti. Comunque anche la strumentazione elettronica presenta i suoi problemi. Innanzitutto ogni casa costruttrice ha propri parametri tecnici, sia come acquisizione che come trasmissione, che solo recentemente si tenta di standardizzare. Pioniere in questo discorso è stato il Servizio Meteorologico della Regione Liguria che ha fissato, per la partecipazione alla gara di appalto, gli standard. Gestire l’esistente vuol dire perciò adeguare ad un protocollo comune tutte le stazioni e le reti. Dopo questa lunga fase, che ha fornito un prima valutazione di merito, si deve provvedere alla raccolta dei dati meteoclimatici. I dati così ottenuti vanno sottoposti a validazione (che meriterebbe un discorso specifico). Spesso confrontando i dati fra stazioni, soprattutto per i dati rilevati nel passato, ci si rende conto che le misure non sono attendibili sia dal punto di vista temporale come quantitativo (mancano ad es. nei giorni festivi o le quantità rilevata in una stazione non è confrontabile con le altre). Nel caso di misura ritenuta non corretta, l’errore può risultare casuale o sistematico. Nel primo caso si può provare a recuperare la misura con tecniche statistiche, nel secondo caso si scarta la serie rilevata. Risulta ovvio che all’interno della stazione, il singolo parametro può risultare insoddisfacente oppure, caso più comune, tutti i parametri non sono considerabili. Nel qual caso la stazione viene irrimediabilmente depennata. A questo punto si possono classificare le stazioni in modo definitivo, così ottenuta l’ossatura della rete sarà possibile quantificare l’impegno economico determinando gli adeguamenti e le nuove installazioni, magari all’interno di un piano pluriennale (*). (*) Per semplicità nella mia esposizione non ho considerato i discorsi legati all’integrazione della rete con la strumentazione di nuova concezione.

Autore : Antonio Ghezzi

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