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Greta e il fallimento del movimento ecologista

Editoriali - 1 Ottobre 2019, ore 08.23

Innanzitutto una premessa. Greta Thunberg è in assoluta buona fede. La giovanissima attivista svedese che poco più di un anno fa ha dato vita allo ‘Skolstrejk för klimatet’, lo sciopero scolastico per il clima, crede fermamente in ciò che sostiene, è realmente preoccupata per le sorti del pianeta e soprattutto, con la sua protesta pone l’attenzione su un tema particolarmente sentito.

Detto questo occorre però precisare un punto di fondamentale importanza: fare di questa coraggiosa minorenne un messia è forse l’errore più catastrofico che gli ambientalisti abbiano commesso da decenni a questa parte. La ragione di tanto pessimismo nasce in primis da una semplice costatazione: la storia non ha mai riservato un lieto fine per eroine strumentalizzate dai poteri forti.
Basti pensare a Giovanna D’arco, la fanciulla D’Orleans, finita sul rogo come eretica dopo essere stata tradita proprio da chi aveva voluto farne una messaggera divina. Detto questo va poi segnalata una ragione ben più concreta che rischia col tempo di trasformare il fenomeno Thunberg in elemento di imbarazzo. Qualcuno infatti prima o poi si renderà conto di quanto sia inappropriato per gli ecologisti affidarsi in toto alla giovane Greta e alla corte dei miracoli che la circonda per dimostrare le proprie tesi. Scegliendo di strumentalizzare – perché di strumentalizzazione trattasi – una giovanissima adolescente si rischia di dimostrare inesorabilmente la debolezza di un movimento globale che dovrebbe parlare esclusivamente attraverso la scienza.

Nascono infatti spontanee molte domande. Bisognava proprio aspettare le parole di una bambina per dare forza alle proprie idee sul cambiamento climatico? Non erano sufficienti decine di studi accademici? E soprattutto: ci si rende conto che tutto questo non fa che rafforzare i sospetti di una sempre più consistente parte della popolazione che comincia a considerare il tutto una messa in scena e come esagerati gli allarmi sul global warming?
E poi c’è da chiedersi se sia veramente efficace il messaggio che si sta facendo lanciare a Greta. Auspicare la riduzione dell’impiego di combustibili fossili è un conto. Raccomandare, secondo una delle ultime mode, di fare la doccia con acqua fredda per risparmiare sul riscaldamento è tutt’altro. E c’è da preoccuparsene visto che certe follie rischiano di ottenere l’effetto opposto a quello voluto, quello cioè di un rigetto da parte dell’opinione pubblica anche di quelle raccomandazioni di buon senso che potrebbero aiutare il nostro pianeta.

E’ sotto gli occhi di tutti: Greta è stata trasformata in un marchio pubblicitario. Basta che apra bocca e le sue parole vengono scolpite nella pietra come quelle dei faraoni, un suo sguardo rabbioso verso Donald Trump per vederne un primo piano in tutti i telegiornali, un suo allarme per decidere che ormai non c’è più nulla da fare e che il mondo imploderà entro il 2030. Ma qualcuno si è chiesto cosa ne sarà di questa ragazzina quando la sua missione messianica passerà di moda? Con la natura forse bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità di difendere anche lei. Bisognerebbe innanzitutto evitare a chi la circonda di continuare a gettarla in pasto ai media perché, diciamolo francamente, una parte dell’opinione pubblica non la comprende.

C’è chi descrive Greta come una viziatella egocentrica e supponente. E questo non è corretto. I toni con i quali si è espressa alle Nazioni Unite sono il sintomo del suo disagio, la sindrome di Asperger. Ma non tutti hanno una formazione psicologica e quindi si finisce per darle della fanatica, con la conseguenza di un’inevitabile delegittimazione anche di quelle parti del suo messaggio che hanno senso. Chi ha a cuore davvero le sorti del nostro pianeta dovrebbe quindi smetterla di usare questa coraggiosa ambientalista nordica dipingendola come una profetessa e tornare a puntare esclusivamente sulla scienza.

Le piazze che abbiamo viste piene in questi giorni faranno presto a svuotarsi. Dopotutto le mode vanno e vengono. Se Greta ha voglia di continuare a lottare deve essere una sua scelta, senza che nessuno la strumentalizzi nel bene o nel male. E soprattutto avendone rispetto. In una recente intervista la sedicenne spiegava come il disturbo di cui soffre la affatichi terribilmente quando si trova in pubblico. Chi la manovra, lusingando continuamente il suo ego pur di farla apparire ovunque come testimonial d’eccezione, si rende conto che gli sforzi alla quale le si continua a chiedere di sottoporsi prima o poi avranno delle conseguenze? Certo che no. Dopotutto lei sembra invincibile. O meglio, in molti ipocritamente preferiscono considerarla tale.

Proprio per questo dico convintamente  "Povera Greta. Non ti accorgi di essere finita negli ingranaggi di una macchina mostruosa che è solita masticare le proprie vittime per poi sputarne ciò che resta come fosse un rifiuto’. Perché qui si sta parlando di una operazione economica tanto grande quanto cinica della quale bene o male si avvantaggiano tutti coloro che le stanno accanto. Anche semplicemente per raggiungere la notorietà, come la sua famiglia che in breve tempo ha già pubblicato ‘Scener ur hjärtat’, testualmente ‘scene dal cuore’ , libro in cui si spiega come la giovane abbia convertito alla fede ambientalista i genitori.

Chi scrive spera sinceramente che questa ragazzina possa ritrovare finalmente una dimensione più consona alla sua età, e che continui ad amare la natura senza che però nessuno giochi più con la sua mente per farne il volto – temporaneo – della lotta al riscaldamento globale. Forse, vedendo che si comincia a rispettare la fragilità di una adolescente in difficoltà, la gente incomincerà ad avere veramente rispetto anche per la natura.


Autore : Dott. ALESSANDRO ASPESI

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