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FUSIONE dei GHIACCI negli OCEANI: come una goccia di sudore in una piscina olimpica...

Campeggiano sui principali network notizie allarmistiche sul possibile innalzamento del livello dei mari di oltre mezzo metro a seguito del presunto collasso di un ghiacciaio nel nord-est della Groenlandia. Con due semplici calcoli e qualche banale considerazione smascheriamo i soliti climallarmisti!

Editoriali - 25 Novembre 2015, ore 08.53

Zacharie Isstrom è il nome di un ghiacciaio del nord-est della Groenlandia, che insieme al suo vicino dal nome impronunciabile: Nioghalvfjerdsbrae, starebbe minacciando l’intera umanità col rischio di far innalzare il livello dei mari di mezzo metro nei prossimi anni, e forse anche improvvisamente!

Si tratta di uno dei 30-35 ghiacciai più grandi e complessi dell’isola che, lo ricordiamo è la seconda riserva di acqua dolce del pianeta. Con i suoi 2, 2 milioni di kmq, la Groenlandia è infatti, dopo l’Antartide, la più grande distesa di ghiaccio del mondo, il cui spessore medio è di circa 2000m. Nelle zone centrali si superano anche i 3000m, mentre nelle zone marginali, quelle interessate dai flussi glaciali, sotto forma di enormi lingue di ghiaccio, si scende rapidamente ad alcune centinaia di metri di spessore.

Il ghiacciaio in questione, monitorato da un paio di decenni, come d’altronde quasi tutti gli altri ghiacciai dell’isola, pare abbia accelerato il suo flusso negli ultimi anni, arrivando a perdere quasi 125m di lunghezza all’anno e quasi 5 miliardi di tonnellate d’acqua (tradotto il altre misure: 5 km cubi).

Tale quantità d’acqua sembra enorme, e in effetti lo è se considerata alla scala di noi esseri umani e dei luoghi che abitualmente frequentiamo. Con tale quantità di acqua si potrebbe ad esempio riempire ex-novo il lago d’Iseo o quasi metà del lago di Garda. Ma nell’oceano queste misure si diluiscono, come una goccia di sudore in una piscina olimpionica.

Per farla breve, dividendo tale quantità d’acqua per gli oltre 350 milioni di kmq della superficie degli oceani, il livello del mare si innalzerebbe di appena 0,0125 mm. Se tutti i ghiacciai della Groenlandia facessero lo stesso, si arriverebbe ad 1mm scarso.

Ma come si arriva allora al mezzo metro paventato dai soliti allarmisti!? Semplicemente facendo sciogliere tutto il bacino di alimentazione dei due ghiacciai suddetti (circa 90000 kmq, ovvero 1/25 dell’intera Groenlandia) e per tutto il loro spessore, fino a toccare il suolo roccioso sottostante.

A questo punto, per tranquillizzare un po’ tutti i lettori, verrebbe spontaneo chiedersi: e tutto il resto del ghiaccio!? Beh, a quel punto sarebbe fuso tutto l’inlandsis (altro nome della calotta glaciale groenlandese) e il livello del mare salirebbe di circa 10 metri e non mezzo metro.

Ma questo pare non sia mai successo negli ultimi 2 milioni di anni, dal momento che la Groenlandia è nelle condizioni attuali da almeno altrettanto, salvo modeste variazioni dovute ai cicli glaciali e interglaciali. Quindi, in definitiva, è paradossalmente più credibile l’ipotesi dei 10m, e non quella del mezzo metro.

In secondo luogo, tornando un po’ indietro nel tempo, e cercando di immaginare la Groenlandia di appena, si fa per dire, 1000 anni fa, quando numerosi villaggi, con porti e traffici navali, campi coltivati e mandrie al pascolo, punteggiavano le sue coste meridionali e occidentali, i suddetti ghiacciai e tutti quelli dell’isola non dovevano passarsela altrettanto bene come oggi; ma pare che il livello del mare, da allora, non sia poi diminuito così tanto e, a quanto ci risulta, Venezia e Amsterdam, attualmente, non sono proprio in “collina”!

Il ghiaccio della Groenlandia è palesemente un ghiaccio “fossile”, almeno per il 90% del suo spessore. In altre parole la calotta attuale si è formata in condizioni molto diverse da oggi. L’isola infatti, si allunga a latitudini dove non sono presenti ghiacciai perenni a livello del mare (Scandinavia, Labrador, Kamchatka, tanto per citare alcune aree). Per contro, alla fine dell’ultima glaciazione, solo ventimila anni fa, sulla Baia di Hudson (poco a nord di Toronto e a ovest di Montreal) e sul golfo di Botnia poco a ovest di Helsinki e a nord di Stoccolma, gravavano delle calotte glaciali, per dimensioni e spessore, molto simili all’Antartide attuale.

Tali calotte glaciali sono scomparse (lasciando molte ed enormi tracce) nell’arco di pochi millenni, mentre la Groenlandia è sempre lì con la sua coperta bianca, talvolta più corta, spesso lunga fino alle coste.

Il segreto di questo ghiaccio e della sua insistenza sull’isola è molto probabilmente legato a doppio filo con quello della corrente del golfo. Quest’ultima, con le sue pulsazioni, deve aver fornito talvolta calore e umidità per alimentare la coltre glaciale; mentre  con i suoi rallentamenti, altrettanto freddo per conservarla.
 

 

 

 


Autore : Geologo Prof. Giuseppe Tito

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