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Flusso atlantico bloccato? Ecco la radice del problema...

"Non esistono più le perturbazioni di una volta". Questa affermazione è purtroppo veritiera. Cerchiamo di capire da dove parte l'anomalia che determina i frequenti blocchi della circolazione atlantica in questi ultimi anni.

Editoriali - 18 Agosto 2006, ore 11.35

"Una perturbazione di origine atlantica interessa le nostre regioni, portando piogge a tratti intense in progressione da ovest verso est". "La perturbazione ora presente sulla Francia si muoverà nelle prossime ore verso levante, determinando un peggioramento del tempo ad iniziare dalle regioni di nord-ovest". Quante volte, in passato, abbiamo sentito pronunciare queste frasi nei bollettini meteorologici... Allora c'era il colonnello di turno, che con la proverbiale bacchetta indicava la "perturbazione del giorno", appositamente numerata per distinguerla dalle altre. La pioggia era garantita per tutti, dato che i fronti atlantici distribuivano le precipitazioni in maniera "democratica". E adesso? Beh, sicuramente la dicitura di frasi di cui sopra farebbe sicuramente un certo effetto, dato che il numero delle perturbazioni atlantiche che raggiungono il nostro Paese è drasticamente calato. Se oggi i fronti atlantici venissero numerati come un tempo, ci si renderebbe meglio conto della loro latitanza sulla nostra Penisola. Il motivo? Molte le teorie a riguardo, dall'inceppamento della Corrente del Golfo alla presenza di acque troppo fredde in Atlantico. Noi, in questa sede, cercheremo di analizzare il motivo "principe", che si può ricondurre ad una eccessiva espansione dell'alta pressione sub-tropicale verso nord. Naturalmente le espansioni dell'alta pressione sub-tropicale verso alte latitudini ci sono sempre state in passato, ma quelle che si verificano negli ultimi anni presentano evidenti peculiarità. Per prima cosa è importante capire il luogo da dove "partono" sempre più spesso queste rimonte. La zona "incriminata" risulta compresa tra il Marocco, lo Stretto di Gibilterra e le Isole Canarie. Negli ultimi anni questo settore è sempre stato interessato da un "surplus pressorio", una sorta di espansione "perenne" dell'alta pressione sub tropicale, che agisce sul Continente Africano. In poche parole, se si analizza una carta barica a scala emisferica, si nota che l'alta pressione sub-tropicale si mantiene ben al di sotto di un certo limite in una fascia compresa tra l'Egitto, la Libia e la Tunisia. Più ad ovest, ovvero tra Algeria, Marocco e Stretto di Gibilterra, questo limite viene spesso "sforato", come se l'alta sub-tropicale riuscisse letteralmente a "bucare" un'ipotetica "teca di rivestimento". In poche parole, i valori di geopotenziale che si trovano normalmente sul Sahara, vengono proiettati in questo settore verso nord, fino a raggiungere Gibilterra e la Spagna. In questo modo si costituisce una sorta di "gobba anticiclonica" dai geopotenziali altissimi, che staziona in loco molto a lungo. Naturalmente l'alta pressione delle Azzorre, posizionata poco più a nord, ne aprofitta. Si crea quindi un micidiale "connubio" tra anticicloni, che può durare mesi. In poche parole, l'alta pressione delle Azzorre riceve un forte contributo direttamente dal tropico e si proietta molto più a nord di quanto gli compete. Con questa situazione il flusso atlantico non può che bloccarsi completamente. Inoltre, quando ad una situazione del genere si associa una bassa pressione sul nord-est Europa, l'alta pressione in questione risulta "alimentata" anche dai continui affondi freddi, che vengono in gran parte deviati verso i Balcani e la Grecia. Ne deriva una figura di alta pressione pressochè inossidabile, che tende a posizionarsi ad ovest della Penisola, durando molto a lungo. Naturalmente le regioni che risultano maggiormente penalizzate in campo precipitativo sono quelle nord-occidentali, anche se nel periodo invernale un po'su tutto il nord le precipitazioni sono drasticamente calate negli ultimi anni. Perchè l'alta pressione sub-tropicale si proietta troppo a nord sempre tra il Marocco, Gibilterra e le Canarie? La tesi più gettonata sembra essere la presenza di un vortice polare troppo profondo ed intenso. Ad una pressione troppo bassa sul nord Atlantico si contrappone un surpuls pressorio, che interessa il sud-ovest Europa. Da qui partono tutte le rimonte anticicloniche che determinano i reiterati blocchi della circolazione atlantica alle medie latitudini. Si tratta di un ciclo o di una nuova tendenza climatica? Questo nessuno lo sa. Chiaramente per parlare di "nuova tendenza climatica" sono necessari molti anni di osservazione, senza dimenticare che il clima è un'entità mutevole per eccellenza.

Autore : Paolo Bonino

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