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Fine mese scoppiettante tra passione e razionalità

L'impianto del modello inglese sembra fornire la massima affidabilità rispetto agli altri.

Editoriali - 13 Gennaio 2012, ore 14.45

Un po' di premesse: ragionando insieme ai lettori abbiamo cercato di spiegare perchè fosse impossibile che prendesse corpo quella retrogressione fredda così estrema che diversi siti (non tutti per fortuna) e persone hanno sbandierato ai quattro venti come certa. Questo inciso è doveroso perchè poi si fa di ogni erba un fascio e si mette tutti nel calderone. Abbiamo detto che ci sarebbe piaciuto annunciare un evento estremo perchè questo sicuramente fa parte della nostra deformazione professionale. C'è un detto che dice: "fortunato è chi riesce a vivere in periodi interessanti".

Quindi è logico che col cuore di bambini che batte dentro di noi, vogliamo bene all'inverno e ai suoi estremi, poi c'è la parte razionale che dice comunque: la neve fa bene ai campi, una volta si diceva che proteggesse dalle gelate intense, ma ormai i tempi del grande gelo sono lontani. La neve porta via le malattie dicevano i nostri vecchi e come dargli torto di fronte alla sporcizia delle nostre città o meglio delle nostre periferie. La neve fa bene ai ghiacciai dicono i glaciologi, ma molti sembrano fregarsene. Nevichi in montagna, aggiungono, non qui in città.

Ma senza freddo la neve non arriva signori, c'è poco da fare. C'è poi chi dice che meno freddo fa, meno si inquina e meno si spreca gasolio e metano per il riscaldamento e più soldi ci restano in tasca.

In tempi di crisi come questa sono considerazioni di buon senso e comprendo gli anziani che hanno sofferto troppo freddo e gelo in gioventù, quando il riscaldamento nelle case era un lusso, ma tra le nuove generazioni chi non ama la neve non ha ricevuto un'educazione alla neve; a loro chiedo cosa ci resterebbe dell'inverno se gli togliessimo anche la poesia di una nevicata, ma forse siete del partito "caldo-sempre e viva il global warming", pensando che la vita funzionerà a meraviglia in un mondo più caldo. Rispetto ma non comprendo.

Siccome non possiamo accontentare tutti, facciamo informazione, che è la cosa che conta di più: abbiamo ripetuto più volte che l'impianto più affidabile fa capo al modello inglese. Lui traccerà la strada anche agli altri.

Dal 20 gennaio e per gran parte dell'ultima decade del mese vivremo dunque probabilmente (al 60-65%) una fase molto dinamica con passaggio di onde perturbate alternate a schiarite e la neve cadrà sempre più in basso, soprattutto al nord e al centro, con qualche occasione probabile di fiocchi sino al piano sia sul settentrione che sulla Toscana se si alternassero correnti fredde e secche da NW ad aria più umida da SW a stretto giro. Questo però lo scopriremo con maggior precisione nei prossimi giorni. Intanto teniamoci questo primo grosso mattone per costruire la fase finale di gennaio.
 


Autore : Alessio Grosso

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