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Fa freddo? Nao

Situazioni ricorrenti per capire la stagione fredda, ma non solo...

Editoriali - 18 Aprile 2002, ore 11.19

Quando si avvicina la stagione fredda, i più desiderosi di neve e di ghiaccio, scrutano tutto quanto è disponibile in rete per cogliere i segnali di un'imminente stagione dalle caratteristiche glaciali. Ovviamente sappiamo che le previsioni oltre i 5-7 giorni spesso servono soltanto come linea di tendenza, mentre tutte le interpolazioni "ensemble" disponibili, ci danno solo il polso di quella che potrebbe essere l'evoluzione meteo futura; ma siamo ancora ben lontani dal poter parlare di vere "previsioni" a scadenze oltre i 15 giorni, immaginiamoci quindi quelle stagionali. In ogni caso molti studi si stanno avviando e altri sono già vere e proprie ricerche in corso in ambienti scientifici ufficiali. Una delle più accreditate riguarda uno studio combinato su molteplici fattori, visto che ogni "atomo" è importante a suo modo per l'evoluzione del tempo; e si occupa dell'interazione tra il Niño e la Niña, la QBO (un oscillazione quasi biennale dei venti stratosferici), la NAO e il ciclo di attività solare. Dagli ultimi risultati si riescono a carpire molte cose importanti, ma rimane ancora tabù una vera previsione stagionale, anche se alcune caratteristiche dei mesi in arrivo si possono cogliere in anticipo. Il valore della NAO ci riguarda da vicino, a differenza per esempio del Niño, ed è importante come dato oggettivo, ma non sempre ha grande valore previsionale; in questo caso vedremo solo un piccolo grafico che ci mostra come gli ultimi anni dagli inverni mediamente più miti, hanno visto il verificarsi di NAO prevalentemente positivi; mentre una maggior variabilità di questo indice, anche verso valori negativi negli anni precedenti, abbia fatto da sfondo a stagioni decisamente più fredde e con situazioni meteorologiche maggiormente variabili. Ricordo che la NAO (North Atlantic Oscillation) indica il rapporto tra la pressione media di una zona generalmente interessata dalla bassa pressione semipermanente (Stykkisholmur, Islanda) e una generalmente interessata dall'anticiclone delle Azzorre (Lisbona o Gibilterra) a seconda dell'indice che si considera. Se il divario tra questi due punti aumenta, ovvero scende la pressione alle alte latitudini o aumenta a quelle basse o tutte e due le situazioni insieme, ecco che la NAO diviene positiva, mentre se sale la pressione a nord e scende a sud, rispetto al valore medio di differenza, ecco che la NAO diviene negativa. Per il Mediterraneo questo indice non è assoluto, ma con NAO positive si hanno generalmente periodi di tempo migliori, perché prevalgono le correnti occidentali o nord-occidentali e gli eventuali disturbi non hanno grande durata, mentre con NAO negative si hanno più frequentemente ciclogenesi o irruzioni fredde ed eventuali situazioni di blocco. Per uno studio più approfondito sulla NAO si può consultare il sito dal quale ho estratto il grafico: http://www.met.reading.ac.uk/cag/NAO/. Le situazioni caratterizzate da andamento NAO spiccatamente negativo, sono quelle che vedono il formarsi di depressioni a basse latitudini. (ad esempio sotto un forte anticiclone scandinavo n.d.r) Il flusso perturbato principale è relegato ad altissime latitudini, e succede spesso che i fronti caldi che viaggiano così a nord sono fortemente incurvati dalla forza di Coriolis, maggiore a quelle latitudini. Ne consegue una forte oscillazione della corrente a getto che si ondula in modo eccessivo "rompendosi" spesso e generando gocce fredde in quota che scendono con direzione nord-sud, dando vita a nuove depressioni a più basse latitudini. Così sono nati molti degli episodi di maltempo storici per il nostro Paese. Nella stagione calda sono rare, ma in quelle intermedie questo genere di situazioni sono molto frequenti, forse più che in inverno, ma destano meno curiosità e vengono meno approfondite perché non apportano la tanto sospirata neve per gli appassionati.

Autore : Luca Ronca

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