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EVENTI ESTREMI: sicuri che in un mondo più caldo se ne verificheranno di più?

Perché solo l'aumento delle temperature è direttamente proporzionale a quello degli eventi estremi? Proviamo a fare chiarezza.

Editoriali - 2 Novembre 2018, ore 10.30

Se abitassimo in Islanda di tempeste come quella che abbiamo sperimentato qualche giorno fa ne vivremmo tante, anche nell'arco di pochi mesi. Lassù ci sono cicloni ben più profondi e venti anche molto più forti. E allora perché non sentiamo parlare di catastrofi, di alberi abbattuti, di vittime?

Semplice. Su un'isola ventosa di alberi ne resistono davvero pochi, giusto una foresta nella zona di Akureyri e poco altro; la popolazione vive quasi tutta nei centri abitati più importanti e presta molta attenzione ai bollettini meteo; non ci sono poi case costruite su pendii scoscesi, oppure disposte sul lungomare, che nessuno vorrebbe vedere. spazzata via da una mareggiata.

Noi invece abbiamo costruito ovunque, come se il tempo atmosferico fosse addomesticato e disposto solo a fare "tappezzeria" e poi piangiamo le vittime e ci disperiamo per i disastri ambientali.

E ci va bene che 9 mesi su 12 il tempo in fondo è davvero piatto, ma il bel tempo perenne non esiste nemmeno in Arabia Saudita (colpita negli ultimi giorni da forti inondazioni), dunque quando la natura si scatena paghiamo il prezzo della fragilità del territorio sul quale viviamo.

Con l'aumento generale delle temperature ci dicono che eventi come questi diverranno sempre più probabili e frequenti ma ne siamo così sicuri?

In realtà sia col caldo che col freddo gli episodi di maltempo estremo rimarranno egualmente possibili
Capire il perché è abbastanza semplice: in un mondo più caldo i vortici ciclonici in transito sul Mediterraneo risulteranno sempre meno frequenti, poiché diminuirà il contributo di aria fredda in discesa verso sud che serve ad attivarli e dunque nel momento in cui si formeranno, sfrutteranno il calore del Mediterraneo per produrre "bombe d'acqua". 

In un mondo più freddo però le cose potrebbero andare anche peggio: flusso perturbato atlantico più basso di latitudine, molti passaggi piovosi, molte depressioni di passaggio o in formazione sull'Italia, bufere di neve, grandinate e quant'altro. Certo un mare meno caldo aiuterebbe a generare temporali meno "cattivi" ma il vento associato al passaggio dei cicloni rimarrebbe comunque molto rilevante.

Poiché immaginare un sistema climatico in cui la temperatura sia costantemente stabile, assoggetta al nostro volere, è impossibile e non è nel DNA del clima, sia in un mondo più caldo che in uno più freddo dovremo fare i conti con la natura scatenata ed adattarci, come avviene in Islanda, ma anche solo nel Regno Unito, senza andare tanto lontano.

Si sa però che le catastrofi aiutano a sostenere la teoria dell'uomo cattivo ed egoista quale regista del clima e dunque questa litania continuerà.


Autore : Alessio Grosso

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