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Esiste davvero una "rottura stagionale"?

La fine dell'estate non avviene sempre in modo brusco, anzi...

Editoriali - 13 Agosto 2011, ore 06.27

La risposta a questa domanda in prima istanza potrebbe essere affermativa, ma il problema principale è definire quando realmente la stagione estiva è finita. Ciò non avviene in contemporanea su tutto il territorio e raramente accade sottoforma di vera e propria rottura.

Gli episodi che impongono un rallentamento al torrido (o afoso) clima estivo sono molteplici, e non seguono mai uno schema prestabilito, anche se noi siamo portati in modo idilliaco a credere che dopo la sfuriata di fine agosto, l'estate si ripresenti con un clima più dolce. Questo è vero se si pensa ai record assoluti di temperatura, ma se prendiamo in esame le giornate nel loro insieme, ci accorgiamo che anche dopo intense irruzioni fredde, anche nel mese di settembre si possono ripresentare periodi notevolmente caldi.

Nel 1987 per esempio il mese di ottobre fu particolarmente caldo fino alla fine e qualche anno dopo, sempre ottobre, risultò per alcune zone del nord estremamente siccitoso (anche 0 mm), nonostante sia uno dei mesi solitamente più piovosi per alcune zone d'Italia. Le situazioni più ricorrenti di fine stagione sono generalmente due: la prima vede irruzioni da NW, con ondate temporalesche su tutta la penisola e fenomeni particolarmente intensi, dato il grande contrasto con la surriscaldata massa d'aria preesistente.

La seconda situazione è invece un estenuante confronto tra una depressione di origine atlantica, ma isolata al largo della penisola iberica, ed un'alta pressione di matrice africana che dal Mediterraneo si spinge talvolta fino all'Europa centrale. Questa seconda situazione avviene con maggior frequenza verso la fine di agosto o i primi di settembre e non sempre si ha un vincitore; capita infatti che dopo un confronto (situazione di blocco) che può durare anche più di 10 giorni, la depressione si colmi e l'anticiclone delle Azzorre ritorni in azione, spingendo via il cuneo caldo africano. Non dobbiamo dimenticare che il clima mediterraneo spesso è lontano dagli eccessi propri di altre zone, ma nella moderazione è però compresa anche la grande varietà di situazioni possibli; si hanno quindi anni in cui già dalla fine di agosto si vivono situazioni tipicamente autunnali con abbondanti piogge, mentre altre volte il bel tempo continua senza sosta, prolungando anche di un mese la stagione estiva.

Con il temine "rottura della stagione" quindi si intendono tante cose, ma nessuna di queste può essere definita "classica"; è un po' come parlare dei giorni della merla in gennaio o dell'estate di San Martino in novembre. Un fattore che possiamo considerare e che ci indichi chiaramente che non siamo più in estate, anche se il bel tempo ed il caldo continuano, sono le "tempeste equinoziali", ovvero le prime depressioni atlantiche con isobare più fitte rispetto alla stagione estiva ed un'estensione maggiore dei fronti ad esse collegati. Le carte sinottiche ci possono dare più indicazioni riguardo alla stagione in corso, perché in estate abbiamo bel tempo con 1018 hpa e depressioni atlantiche di 995hpa, mentre in ottobre anche durante i periodi caldi, il bel tempo in genere è apportato da alte pressioni con massimi che si possono già avvicinare ai 1040hpa, mentre le depressioni possono già scendere sotto i 970hpa.

In sostanza occhio alle isobare e non solo al termometro per giudicare se il corso della stagione è regolare, il caldo o il freddo fanno solo parte di quel gioco statistico che spesso trae in inganno l'osservatore. Ci dobbiamo aspettare quindi un cambio della guardia tra le situazioni meteo più che una "rottura di stagione", che forse non esiste...


Autore : Luca Ronca

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