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ESCLUSIVO! Gli aerosol di origine antropica possono davvero influenzare il clima?

Anche se le conoscenze disponibili sono ancora poche, sembra probabile che anche gli aerosol prodotti dalle attività umane possano avere un qualche effetto sui cambiamenti climatici.

Editoriali - 1 Settembre 2014, ore 08.54

Negli ultimi tempi la scienza del clima ha dovuto inevitabilmente confrontarsi con un’evidenza scientifica quantomeno inattesa: la curva delle temperature medie globali ha smesso di crescere da almeno una dozzina d’anni.

Se tutto questo per il momento non rivoluziona le conoscenze acquisite precedentemente, induce però a riconsiderare con maggiore convinzione la concreta possibilità che le cause del cambiamento climatico osservato, oltre ai gas serra, possano essere molteplici e forse finora sottovalutate: attività solare, variabilità naturale, aerosol, per esempio.

Con il termine aerosol si intende tutta una serie di particelle sia di origine naturale (cenere vulcanica, fumo di incendi, sabbia, cristalli di sale marino, pollini ecc.) che antropica (prodotti delle combustioni) che vanno per così dire a “contaminare” la componente gassosa dell’atmosfera influenzando in qualche misura la modulazione del clima.

Risulta molto evidente per esempio l’impronta lasciata dalle principali eruzioni vulcaniche avvenute nella storia recente come quella del vulcano El Chichon del 1982 e quella del Pinatubo del 1991 che hanno causato una diminuzione delle temperature globali di qualche decimo di grado per un paio d’anni successivi all’eruzione.

Gli aerosol atmosferici infatti possono interagire con il sistema climatico essenzialmente in due modi. In modo diretto, agendo come schermo riflettente per l’energia solare entrante e quindi favorendo un raffreddamento degli strati atmosferici sottostanti, e in modo indiretto costituendo nuclei di condensazione per il vapore acqueo e stimolando così lo sviluppo di nubi.

L’effetto prevalente, sommando questi due meccanismi, sarebbe quello di produrre un raffreddamento del clima. Gli aerosol di origine antropica più diffusi e conosciuti sono i solfati, i nitrati, i composti organici e gli idrocarburi. La loro presenza, soprattutto concentrata negli strati bassi dell’atmosfera, deriva praticamente da ogni settore economico, trasporti, industria, agricoltura, edilizia.

C’è poi un tipo particolare di aerosol, la fuliggine, detta anche black carbon, che grazie alle sue proprietà microfisiche, a differenza degli altri, agisce sul clima con un effetto riscaldante, sia diretto, che indiretto, quando, andando a depositarsi sulle superfici ghiacciate del nostro pianeta, ne agevola lo scioglimento.

Alcuni lavori indicano che un buon controllo delle emissioni del black carbon, derivante principalmente da motori diesel e dalla bruciatura di legno, carbone e biocombustibili, potrebbe rallentare il riscaldamento globale più efficacemente del controllo dei gas serra CO2 e CH4.

Gli studi scientifici sugli effetti degli aerosol antropici sul clima, comunque, propongono risultati ancora incerti e a volte discordanti. Qualcuno suggerisce che il loro effetto sul clima sia trascurabile. Altri invece sostengono di aver evidenziato uno stretto rapporto tra aumento recente di particolato di provenienza asiatica e sviluppo di tempeste in tutto il Pacifico.

Altri addirittura avrebbero individuato una forzatura da aerosol antropici anche per quanto riguarda lo spostamento verso nord della cella tropicale di Hadley. Non è certo peregrina poi nemmeno l’ipotesi che prenderebbe in considerazione una significativa correlazione tra le dinamiche degli aerosol e le temperature globali, le quali sarebbero leggermente diminuite dal dopoguerra fino intorno alla fine degli anni settanta a causa di una significativa opacità atmosferica conseguente alla rivoluzione industriale, e poi sarebbero cresciute grazie anche alle importanti politiche di contenimento e di riduzione dei solfati che avrebbero reso l’atmosfera più chiara e trasparente alla radiazione solare.

Dalla fine degli anni novanta invece, a causa di una recrudescenza di emissioni inquinanti, questa volta da parte dei paesi asiatici in via di sviluppo, principalmente Cina e India, la qualità dell’atmosfera sarebbe di nuovo peggiorata, contribuendo così alla stabilizzazione delle temperature che altrimenti sarebbero aumentate ancora per l’effetto a lungo termine indotto dei gas serra.

Naturalmente a queste dinamiche si sommerebbero anche quelle degli aerosol di origine naturale, come l’aumento della quantità di polveri rilasciate comunque da una discreta attività vulcanica riscontrata nell’ultimo decennio, o la variazione della quantità di sabbia in sospensione dipendente dall’intensità dei venti che interessano la superficie dei deserti.

Ciò che emerge quindi da questa breve analisi è che gli aerosol antropici, oltre a quelli naturali, costituiscono certamente dei flussi in entrata nel sistema di entità comunque non trascurabile e che, di conseguenza, possono rappresentare una possibile concausa al cambiamento climatico.

Si tratta inoltre di un fattore potenzialmente controllabile perché ogni eventuale strategia di limitazione delle emissioni di aerosol avrebbe effetti quasi immediati, visti i tempi medi di permanenza in atmosfera di queste particelle che è dell’ordine di giorni, a differenza per esempio dei gas serra che hanno invece tempi di permanenza dell’ordine di anni o decenni.

Da non sottovalutare infine l’importante problematica legata all’aspetto sanitario, in quanto gli effetti deleteri dell’esposizione cronica agli inquinanti atmosferici, in particolare polveri sottili,


Autore : Fabio Vomiero

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