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E se stessimo già vivendo una nuova GLACIAZIONE?

Ad oggi possiamo dire di non sapere con certezza quando e come finirà questo periodo di riscaldamento globale, ma possiamo affermare con ragionevole sicurezza quando comincerà la prossima glaciazione.

Editoriali - 30 Settembre 2015, ore 10.30

Dal confronto di numerosi studi emerge che, durante tutto il Pleistocene (un periodo della storia della Terra che va da circa 1,8 milioni di anni fa fino a 12.000 anni fa, ossia fino al termine dell'ultimo picco freddo post-glaciale, noto agli addetti del settore come Younger Dryas) gli intervalli di tempo noti come interglaciali, ovvero i momenti caldi fra una glaciazione e l'altra, sono durati meno dell'8% del tempo totale, con una media di circa 12-13.000 anni ciascuno.

L'ultimo periodo interglaciale è durato appunto circa 12.000 anni (138-126.000 anni ± 500 anni), un intervallo di tempo subito successivo all'ultimo picco massimo di radiazione solare per l'emisfero nord. In questo lasso di tempo si osserva una diminuzione della radiazione solare fino al 20%, con il raggiungimento di un minimo assoluto poche migliaia di anni dopo, che si accompagna a sua volta all'inizio dell'ultima glaciazione. Da notare però che il picco del minimo si ritrova a glaciazione già iniziata da circa 2-3000 anni.

Tornando ai nostri giorni, non possiamo fare altro che prendere atto di alcune analogie con questi periodi del passato ed in particolare con il momento decisivo che vede l'innesco della successiva glaciazione. Tra le analogie più evidenti abbiamo il raggiungimento di un minimo di radiazione solare piuttosto importante, già per i prossimi decenni, seppure di circa un 5% più debole rispetto a quello citato per la fine dell'ultimo periodo interglaciale.

Una seconda analogia riguarda i tempi che, calcolandone la durata dalla fine dell'ultima glaciazione, ossia circa 14-15000 anni fa, risultano piuttosto "maturi". Un fatto non trascurabile è la Piccola Età Glaciale (tra il 1400 e il 1800) che rappresenterebbe una sorta di avvisaglia del prossimo ritorno a condizioni glaciali o meglio ancora, secondo alcuni, proprio il debutto della nuova glaciazione.

Il dettaglio dei passati interglaciali non sempre ci permette di apprezzare rapide oscillazioni, come quella della Piccola Età Glaciale; ma 3-4 secoli dovrebbero lasciare il segno, ed invece non se ne ha traccia di tutto questo nel passato. Qui entra dunque in gioco il fattore nuovo, forse decisivo o forse no, dell'attività umana che in un modo o nell'altro sta alterando il corso naturale degli eventi.

L'uomo ha introdotto nell'atmosfera, durante l'attuale interglaciale, grandi quantitativi di gas serra (soprattutto metano ed anidride carbonica che si sono andati a sommare alla loro naturale produzione). Inizialmente, già in epoca antica, lo ha fatto attraverso la diffusione delle risaie che, come tutti i luoghi acquitrinosi, produce grossi quantitativi di metano. Contemporaneamente, ma soprattutto successivamente negli ultimi due secoli, ha immesso grandi quantitativi di anidride carbonica attraverso la combustione ed in particolare quella dei combustibili fossili.

Questi gas serra stanno in sostanza, come evidenziato in un articolo apparso sulla rivista "Le Scienze", impedendo il naturale raffreddamento che ci porterebbe verso la nuova glaciazione. I grossi quantitativi degli ultimi decenni stanno addirittura invertendo la tendenza, generando il ben noto ma pur modesto "global warming".

L'autore dell'articolo va oltre, considerando i dati sulla temperatura media del pianeta in tempi storici e afferma che, in assenza di attività umana, la prossima glaciazione sarebbe dovuta addirittura cominciare oltre 4000 anni fa!

In realtà durante le glaciazioni si osservano, anche a livello paleontologico, numerosi periodi miti detti interstadiali (almeno 5-7 per glaciazione, in contrapposizione ad altrettanti periodi freddi, ed in genere più lunghi, detti stadiali), molto simili al momento attuale che stiamo vivendo. Stiamo già vivendo dunque la nuova glaciazione? Forse no, ma ormai è questione di poco.

Può l'attività umana essere talmente invasiva da alterare i cicli climatici al punto da arrestarli, scongiurarli quindi, o addirittura invertirli? Forse no, ma non ne sappiamo abbastanza. Stiamo vivendo un radicale cambiamento climatico? Forse si, ma non ne conosciamo nè possiamo controllarne tutte le dinamiche. Troppi microcicli che spesso vengono saltati o alterati; troppi eventi estremi inspiegabili e tanti altri nemmeno considerati; troppe incognite incontrollabili: vulcani, impatti meteorici, cicli geochimici e biologici, ecc.

Possiamo concludere dicendo che gli interrogativi sul clima restano aperti, che ne sorgono di nuovi, ma soprattutto che bisogna cambiare il nostro punto di vista ed evitarne la sua strumentalizzazione politico-economica. Lo studio dell'impatto dell'attività umana sul clima dovrebbe essere considerato in maniera più oggettiva, monitorato in maniera più organica e completa e gli studi paleoclimatici dovrebbero essere sempre più raffinati ed avvalersi di tecniche innovative.

Se è vero che in natura niente si ripete allo stesso modo ed è quindi arduo prevedere gli eventi futuri, è anche vero che pensare di controllarne e modificarne il corso è decisamente più assurdo. Guai però a trarre conclusioni affrettate e adottare provvedimenti drastici; il primo imperativo resta, e sarà ancora, quello di "capire".


Autore : Giuseppe Tito con Alessio Grosso

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