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Deriva pericolosa: le perturbazioni estive stile anni 80 non esistono più

E' davvero allarmante che sul Mediterraneo centrale non transiti davvero più nulla di consistente.

Editoriali - 29 Luglio 2012, ore 15.15

Lasciate stare il caldo africano, lasciate stare che è estate e notoriamente piove poco, se non sulle Alpi, ma qui signori negli ultimi anni (e quest'anno non fa eccezione) le perturbazioni atlantiche che riescono a sfondare sul Mediterraneo centrale con un abbozzo semi-serio di saccatura sono totalmente scomparse.

Il flusso perturbato atlantico si è alzato di latitudine, si continua a recitare, lo avremo detto cento volte, ma che nemmeno la coda velenosa di un fronte freddo riesca a bucare il muro anticiclonico è davvero allarmante.

Geopotenziali più alti, perturbazioni poco incisive, saccature poco penetranti, cella di Hadley più a nord, l'Enso, metteteci anche la CO2 se vi sentite ambientalisti convinti, ma stento personalmente a credere che nemmeno più una perturbazione riesca a rinfrescare un pochino la nostra estate, così come avveniva ad esempio negli anni 80, quando soprattutto in agosto e non necessariamente dopo il 15, ma spesso anche ad inizio mese, se non in pieno luglio, arrivava la perturbazione ammazza afa, ma non un temporale seguito da un po' di vento, ma un fronte organizzato con diverse ore di pioggia se non un'intera giornata. Magari ne passavano 3 in tutta la stagione, ma passavano, adesso siamo allo zero assoluto.

Le piogge temporalesche erano di tipo frontale e non sorte da celluloni temporaleschi isolati, che semmai si sviluppavano a livello pre-frontale. Ricordo molte vacanze al mare e ai monti, funestate da passaggi perturbati di grande rilievo, con piogge che ci accompagnavano anche per 300km nel rientro a casa dalle località di villeggiatura... 

Certo i turisti sulle spese mugugnavano non poco, ma l'agricoltura ne traeva giovamento, allontanando lo spettro della siccità. Il punto è che far entrare ormai qualcosa nel Mediterraneo, dopo la parentesi fortunata di alcune stagioni del 2000, spesso non basta neanche l'autunno.

Vero, si verificano alluvioni, ma solo per l'estrema resistenza offerta dalle alte pressioni alla penetrazione delle saccature e dunque con tutta la pioggia di 3 mesi concentrata in 3 giorni o anche meno: è una deriva pericolosa e preoccupante. I nuclei precipitativi poi, non trovando sbocco verso est in autunno aggirano la struttura anticiclonica e finiscono per innaffiare le isole, che comunque in parte ringraziano perchè riempiono gli invasi, però qualche volta anche qui si finisce con allagamenti ed alluvioni.

In inverno la musica può essere anche peggiore: settimane o mesi interi di secco se le correnti si intestardiscono da nord-ovest con un po' di festa solo per l'Adriatico e soprattutto per l'Appennino, dove cadono importanti nevicate, ma altra sofferenza per i ghiacciai alpini, le stazioni sciistiche alpine e anche per gli abitanti del catino padano, dove non si muove una foglia, lo smog dilaga e non c'è ricambio d'aria.

Si spera allora nelle piogge primaverile che ormai un anno arrivano e gli altri due no, con gli anticicloni a dominare la scena quasi 9-10 mesi su 12, una situazione che sta diventando sempre più "scottante", in tutti i sensi e che potrebbe portare a conseguenze anche gravi. Tutti sperano che una fase di scarsa attività solare, prevista dal 2014, possa aiutarci a contenere il dominio di questi "mostri anticicloni" ma la verità è che regna una grande inquietudine. 
 


Autore : Alessio Grosso

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