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Dalla SICCITA' passeremo ai 400mm in un giorno? E' possibile!

Nel futuro l'Europa occidentale non avrà più stagioni ma solo un eterno anticiclone?

Editoriali - 12 Marzo 2019, ore 10.12

                            
La grande anomalia termica che caratterizza l'inverno nord americano trae spunto dalla presenza di un anticiclone semipermanente sulla California. In Europa la situazione è speculare, l'anticiclone si trova sull'Iberia e provoca le stesse conseguenze, sia pure meno marcate.

Ci sono due grosse anomalie che caratterizzano il tempo dell'emisfero settentrionale: il promontorio anticiclonico permanente sulla west coast americana e quello sull'Europa occidentale: su questi due settori dell'emisfero boreale si sta assistendo ad un appiattimento delle stagioni, che sembrano quasi tutte uguali: una serie pressochè infinite di giornate di sole, piogge concentrate solo in pochi periodi dell'anno, non necessariamente quelli canonici, qualche nebbia ed inversioni termiche in inverno, mancanza di nevicate, mancanza di freddo, molto caldo in estate.

Sul nord America centrale ed orientale e sull'est europeo invece le stagioni ci sono eccome e d'inverno, specie sugli Stati Uniti orientali e sul Canada fa davvero spesso un freddo cane, estremo.

                                

E' normale? Volendo attribuire un minimo di "razionalità" al comportamento del tempo diremmo certamente di no. Tutto prende spunto da un'anomalia delle fasce climatiche subtropicali che si trasmette verso nord, poichè il vortice polare non è che abbia subito chissà quali sconquassi negli ultimi anni, tali da giustificare simili comportamenti.

Se andasse avanti così per molti anni su queste zone si arriverebbe alla desertificazione? Potrebbero i governi pensare ad interventi artificiali per modificare il clima e dunque "smontare" questi anticicloni? Una desertificazione è una parola eccessiva, certamente potranno verificarsi ancora situazioni come quelle già lungamente sperimentate nell'ultimo trentennio: si passerà cioè da situazioni siccitose a situazioni alluvionali nell'arco di sole 24-48 ore, con una depressione in grado di scaricare in breve tempo tutta la pioggia che non è caduta per mesi, arrivando ad accumulare anche 400mm in una manciata di ore.

A questo dobbiamo prepararci, anche se arriveranno anche annate più regolari, specie se il sole ci metterà lo zampino con i suoi "minimi". Pensare che i governi intervengano "bombardando" gli anticicloni con chissà quale sostanza chimica al momento è difficile ipotizzarlo, ma anche la VAR nel calcio ai tempi di Maurizio Mosca sembrava un'utopia.

Ci sono però alcune considerazioni dalle quali non possiamo prescindere: gli eventi estremi sono sempre stati presenti sulla Terra e non presentano episodi parossistici particolari durante le fasi calde, anzi sono proprio gli afflussi più marcati di aria fredda ad esaltarli per contrasto alle basse latitudini.

Tra l'altro un nuovo studio dell'Università di Oslo evidenzia come durante la PEG, la piccola era glaciale, gli eventi estremi ahbiano provocato conseguenze ben più catastrofiche che una fase di riscaldamento globale.

Oltretutto spesso a torto si ritiene che una fase glaciale sia caratterizzata solo da freddo e neve, mentre una fase calda nell'immaginario collettivo non prevede mai periodi freddi. In realtà non è così. Caldo e freddo si alternano anche in piena fase glaciale, ma il trend generale tende chiaramente verso il basso. Un paio di testimonianze
-l'alluvione di Ognissanti del 1570: devastati i Paesi Passi, mareggiate eccezionali si riscontrano sulle coste del Mare del Nord. Questo episodio rappresenta il culmine della crescita delle tempeste che arriva sino all'85%.

-L'incendio di Londra nell'estate del 1666 in piena PEG pare sia nato proprio in conseguenza del clima particolarmente secco e caldo di quella stagione.

Comunque sia le grandi tempeste verificatesi durante la PEG fanno pensare ad un indice NAO positivo con una corrente a getto dunque sparata da ovest ad est. E' davvero così e cosa ha comportato? L'accumulo di aria fredda nelle zone polari (vortice polare forte) prefigura AO e NAO decisamente positivi.

Tutto quel freddo (massa d'aria pesante) però non poteva ancora a lungo rimanere confinato alle alte latitudini. Così ecco i rallentamenti nella corrente a getto dovuti ad oscillazioni sempre più ampie: è l'aria fredda che tende a riversarsi verso le basse latitudini, la NAO propone così severe fasi negative che spesso corrispondono per l'Italia a importanti ondate di gelo accompagnate non solo da nevicate ma anche da nubifragi e mareggiate tremende che, secondo gli esperti norvegesi, se si verificassero oggi farebbero gridare ad una fine del mondo imminente.

Una fine che, tanto per cambiare, verrebbe attribuita non ad una svolta climatica naturale verso il freddo, ma come sempre alle attività antropiche a al surriscaldamento planetario.

Come vedete dunque, non sarebbe certo un mondo più freddo a metterci al riparo dal comportamento bizzarro del clima.


Autore : Alessio Grosso

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