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Considerazioni sull'Appennino senza neve

Montagne senza neve a pochi giorni dal Natale: è normale? Cosa dobbiamo aspettarci per l'immediato futuro? Per capirlo occorre rivisitare le stagioni passate, particolarmente generose di freddo e neve in Appennino. Cos'accadde in quelle occasioni?

Editoriali - 13 Dicembre 2006, ore 13.48

Basta scorrere le webcam disseminate dalla Liguria alla Calabria per rendersi subito conto che in Appennino, di neve, non ce n'è. Qualche spolverata qua e là sulle cime, qualche accumulo residuo più in basso testimonianza delle modeste nevicate arrivate finora, qualche spazio in più di bianco sulle alte quote di Gran Sasso e Majella... ma per il resto c'è solo da prendere atto di una stagione finora deludente per gli appassionati di neve e di sport invernali. A poco più di dieci giorni di distanza dal Natale, e con la prospettiva di un'altra settimana (o quasi) in compagnia di un'alta pressione che in quota elargirà temperature superiori alla media del periodo, di sicuro c'è da stare poco allegri. Purtuttavia, ci sono delle considerazioni da fare. La prima è che il riferimento con la stagione passata, più fresca nei ricordi e diametralmente opposta nell'incipit a quella che stiamo vivendo, è totalmente fuori luogo. Per un semplice motivo: perché vedere due metri di neve a 1600 metri a metà dicembre in Abruzzo non può essere considerato "dato normale", ma piuttosto "anomalo". Lo scorso anno l'Appennino fece registrare importanti accumuli già a fine novembre, preparando di fatto il campo ad una stagione straordinaria che ha garantito impianti aperti fino a fine aprile. Ma è stata l'eccezione. In questo senso si inserisce infatti la seconda considerazione: l'inverno ancora precedente, quello 2004-05, anch'esso molto prolifico in Appennino, iniziò di fatto durante le festività natalizie, con la neve che arrivò in zona-Cesarini giusto in tempo per il Capodanno. Fino al Natale infatti la situazione non è che fosse molto dissimile da quella attuale. E nell'anno ancora precedente, il 2003-04, sempre prolifico di neve, l'inverno appenninico non fu particolarmente precoce... E stiamo parlando di annate buone dal punto di vista dell'innevamento e della longevità della stagione. E se arriviamo all'inverno 2001-02, scopriamo che ad un dicembre straordinariamente freddo seguì un anticipo di primavera valutato in 40-50 giorni! Segno evidente che non sempre un inizio freddo e nevoso prelude ad un felice sviluppo della stagione invernale. La terza considerazione prende proprio lo spunto dalla seconda: l'Appennino ci ha abituato a cambiamenti repentini. Basterebbe una depressione in lenta evoluzione verso sud-est, per regalare una media di 50cm di neve ovunque e un paesaggio diverso da quello attuale. Tanto basterebbe infatti per invertire una tendenza che finora è stata penalizzante, e che con poco potrebbe essere definitivamente smentita dai fatti. Quarta e ultima considerazione: appunto, le prospettive. Analizzando le carte a medio e lungo termine, ci si rende conto di come la situazione potrebbe dinamicizzarsi d'improvviso, regalando neve in abbondanza fino a bassa quota ancor prima del Natale, grazie all'inserimento di una saccatura sul nostro Stivale. Naturalmente è solo un'ipotesi, di cui troverete ampi approfondimenti sul nostro Quotidiano, ma al momento piuttosto fondata e sicuramente in linea con quello che storia e statistica ci dicono. Del resto, dicembre 2004 insegna...

Autore : Emanuele Latini

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