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Clima: l'incrollabile ottimismo montanaro

Una serata nella stube con Luis Hofer.

Editoriali - 30 Dicembre 2011, ore 14.57

Era una serata d'inverno, illuminata da una luna piena che si specchiava nella neve alta, caduta di recente. Il termometro segnava -7°C ed erano da poco passate le 21. Ero in ritardo perchè qui si va a letto presto e per loro le 21 sono ormai notte fonda, specie durante la settimana, quando si lavora. Luis mi sta aspettando nella sua stube per bere un grappino e mangiare qualche frittella.

Lui è un maestro di sci. Fa questo mestiere da molti anni qui in valle e pare che conosca ogni segreto delle vicine piste del Klausberg, così vociferano in paese. "Freddino stasera?". Lui alza le spalle e sorride, come fosse tutto normale. Mentre mi mostra il mio posto a sedere aggiunge: "tutti pensano che faccia meno freddo che in passato qui in valle in inverno- mi guarda serio-in realtà siamo solo più coperti e ci sono più case".

Da esperto faccio notare che transitano meno perturbazioni e le ondate di freddo, dati alla mano, sono drasticamente diminuite. Del resto la condizione dei ghiacciai parla da solo e basta fare un semplice raffronto fotografico per accorgersi di quanto siano arretrati. 

Lui non si scompone: "in quota forse si, soprattutto in primavera, ma bastano 5cm di neve in valle per trasformare le notti in una ghiacciaia. Nella nostra famiglia abbiamo raccolto dati per 50 anni. Era una fissa del nonno, che era maestro elementare, poi di mio padre ed ora il testimone è passato a me".

Ha circa 50 anni Luis, sulle guancie rese rossiccie dalla couperose spicca più di una ruga. Ognuna ha una sua storia, fatta di fatica, sudore e duro lavoro da falegname d'estate, integrata dal lavoro sulle piste d'inverno, che lui definisce un passatempo, quasi una vacanza.

Ma torniamo ai dati. La cosa mi incuriosce, del resto quando mi aveva invitato in casa sua, cosa molto rara da queste parti, dove la gente è molto riservata e al massimo si incontra al bar, avevo fiutato che volesse mostrarmi qualcosa di interessante.
"Intorno alla mia casa hanno costruito poco e i dati li abbiamo sempre presi dietro casa, all'ombra del pollaio. Forse abbiamo tagliato qualche albero, nel 89 abbiamo costruito una piccola legnaia, ma non è cambiato nulla e come vedi le punte di freddo non mancano anche oggi".

Mi mostra qualche -20, molti -15 e -17°C che risalgono all'ultimo decennio, ma omette, forse per portare acqua al suo mulino, di mostrarmi lunghi periodi con valori alti anche tra novembre e dicembre, così come per febbraio.

"Quelli sono perchè non c'era la neve al suolo" si affretta ad aggiungere per giustificare la mitezza di quei valori "ma c'erano anche negli anni 40 e 50. Guarda!"

In effetti tutto è annotato con cura e precisione, sia a livello termico che di cronaca meteorologica. Sono elencati gli anni senza neve, gli eventi estremi, come alluvioni e tempeste estive.

"Certo con i mezzi che abbiamo a disposizione ora, con le strade che raggiungono anche i masi più isolati, i bambini riescono spesso a recarsi a scuola anche quando nevica forte, perchè tutto viene pulito rapidamente, ma il freddo quando picchia fa male ancora".

"Come spieghi allora l'arretramento dei ghiacciai?" Ribatto.
"D'estate fa più caldo in effetti" e mostra anche qui dati di un certo peso "il problema sono proprio le stagioni di mezzo". Allora mi sento in dovere di aggiungere qualcosa io: "perchè anzichè nevicare nelle stagioni di mezzo sulle cime piove e i ghiacciai soffrono, oppure l'estate si prolunga troppo e settembre ed ottobre trascorrono magari senza una vera nevicata che metta fine al ritiro estivo".

Quando però tocco il tasto dell'inverno non vuole sentire ragioni: "qui non sempre nevica tanto, è vero, ma fa ancora freddo e la neve si conserva; gli anziani qui sanno bene cosa vuole dire soffrire il freddo,". Su questo punto non vuole sentire ragioni e quasi spazientito aggiunge: "gli scienziati vogliono convincerci che bisogna abbassare le temperature per far tornare a far crescere i ghiacciai, ma non capiscono che in un mondo più freddo sprecheremmo ancora più energie per scaldarci e mica tutti farebbero come noi che bruciamo il truciolato, quasi tutti andranno ancora a carbone e petrolio".
Finchè ce ne sarà, concludo seccamente.
"Ancora ne hanno tanto, troppo..." replica.

"Quindi non ti colpisce veder arretrare così le vostre masse ghiacciate?
"Certo che dispiace- taglia corto- ma la natura deve fare il suo corso, magari tra due o tre generazioni torneranno a rivederli avanzare" e butta giù un bel sorso di grappa.

Ottimismo montanaro. Non sia mai che un forestiero venga a dettar legge e a smontare convinzioni ataviche.


Autore : Alessio Grosso

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