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CLIMA: il potere delle immagini e del colore! IMPERDIBILE!

Un paio di esempi su come il colore condiziona la percezione del caldo e del freddo, e di come la comunicazione mediatica, anche specialistica, sia talvolta foriera di errori di interpretazione, ma anche di un messaggio “condizionato”.

Editoriali - 5 Luglio 2018, ore 11.05

Gli impressionisti conoscevano molto bene l’importanza del colore nella resa dei loro quadri. Con grande maestria e tecnica sopraffina, attraverso poche e decise pennellate, rendevano la percezione della realtà, le sue sfumature e la sensazione del reale, al pari di uno scatto fotografico di lunga posa.
Ci siamo resi conto che, anche nella divulgazione meteorologica, e per di più specialistica, giocano un fattore non indifferente il colpo d’occhio e la percezione dettata dal colore.
Presentiamo un esempio che possa rendere l’idea di tale artificio cromatico. Riguarda le cartine relative alle anomalie termiche superficiali degli oceani, divulgate dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), uno dei più autorevoli centri di studio e ricerca sulle scienze del clima.

La prima immagine si riferisce al 1 luglio 2012, la seconda al 4 luglio 2016, la terza al 2 luglio 2018. Tralasciando i dati assoluti e il confronto delle anomalie di temperatura superficiale degli oceani, si vuole invece mettere in evidenza come, nel corso di pochi anni, si passa a delle modalità di visualizzazione sempre più associate ai colori “caldi”.

Nella prima immagine, del 2012, prevalgono i toni sull’azzurro e lo “0” viene posto all’interno di una banda celeste. Il caldo è contrassegnato da toni del verde e del giallo.
Nel 2016 prevalgono i toni sul giallo, corrispondenti al celeste – verde acqua della cartina precedente, lo “0” è fuori banda ed è rappresentato da un anonimo grigio.

Nel 2018 prevalgono sempre i toni sul giallo, ma i toni dell’azzurro scompaiono quasi completamente, relegando la percezione del freddo ad un tiepido verdolino design anni ’50. Lo “0” si espande fino a coprire un intero grado celsius, ma rimane caratterizzato da un anonimo bianco, al pari dei continenti.

Un secondo esempio riguarda le tabelle pubblicate sempre dal NOAA in merito al riepilogo trimestrale dell’indice ENSO – ONI (Oceanic Nino Index), che riassume il valore identificativo delle condizioni di Nino (valori positivi >= 0,5 e in rosso), di Nina (valori negativi <= -0,5 e in blu), o neutrali (valori compresi tra -0,5 e 0,5 e privo di colore).

Mettendo a confronto le tabelle del 2013 e del 2018, si nota come i valori numerici non sempre corrispondono ai colori previsti. Nella tabella risalente al 2013, due episodi di Nina debole (del 2005-2006 e 2008-2009, entrambi con valori compresi tra -0,5 e -0,8) non sono colorati. Gli stessi episodi vengono invece colorati, giustamente in blu, nella tabella più recente (2018). Fatta eccezione per il forte Nino del 2015-16, è evidente (a colpo d’occhio) che gli ultimi 15 anni sono caratterizzati per lo più da fenomeni di raffreddamento delle acque del Pacifico tropicale; ma nella prima tabella questo non si evince.
 
Un altro elemento che passa in sordina è il valore numerico dei singoli trimestri: nel passaggio tra la tabella del 2013 e quella del 2018 molti valori sono “rettificati” verso il basso. In altri termini, alcuni valori dei fenomeni di Nino del 2006 e del 2009-10 sono ridimensionati; mentre la forte Nina del 2010-2012 presenta valori incrementati. L’episodio fu notevole e di lunga durata con ripercussioni su tutto il globo.
 
Che qualcosa stia cambiando nella presentazione e pubblicizzazione dei dati!? E cosa dire della loro affidabilità!? Ai posteri le ardue sentenze!
 
 

 


 


 

Autore : Giuseppe Tito

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