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CLIMA: global warming, nevicate storiche e varie amenità

Speculare sull'anticiclone è facile. Ricostruire con un minimo di razionalità quanto è avvenuto in passato molto più difficile.

Editoriali - 15 Gennaio 2020, ore 10.59

La gente ha una memoria storica sul tempo pari a zero. Se chiedete ad un romano quale sia stata la più recente nevicata che ricordi in città ti cita il febbraio del 2012 se va bene, altrimenti parte subito con quella dell'epifania del 1985, dimenticandosi completamente quella del febbraio del 1986 che fu anche più abbondante, ma soprattutto omettendo l'episodio più recente, vicinissimo, quello del 26 febbraio 2018, solo di due anni fa. 

Ancora più grave se lo chiediamo ad un milanese, che a stento ricorderà la tempesta di Santa Lucia del 2001, le forti nevicate dicembrine del 2012, l'abbondantissima nevicata del gennaio 2006 o quella comunque intensa dell'Epifania del 2009, pochissimi menzioneranno quella del febbraio 1991 o del Natale del 2000: dai cinquantenni in su l'unico ricordo sarà quello del nevone del 1985. Eppure anche in tempi di global warming quali sono stati quasi tutti gli anni della nostra vita dal 1980 ad oggi, di nevicate ne sono arrivate tante.

Sembra che ormai un inverno vero debba necessariamente passare per una nevicata storica ma non può essere automaticamente cosi. L'inverno è costellato da episodi alle nostre latitudini, anche in mezzo a tanto anticiclone o a lunghi periodi relativamente miti e solo di tanto in tanto, ora sempre più raramente, regala fasi di prolungato sotto media termico.

Il clima è certamente cambiato, perché questo è il suo DNA. Si sta scaldando ad un ritmo impressionante si dice, soprattutto in alcune zone del mondo come Europa ed Australia: anche questo si può condividere ma l'anomalia invernale che vive il nostro Continente passa ormai da un quarantennio soprattutto dalla presenza dell'anticiclone, di cui si continuano a studiare le cause di potenziamento e ancora non si è arrivati ad una conclusione univoca.

Quale che ne sia la causa, l'anticiclone rende lampante la crisi dell'inverno e i media la evidenziano cosi come si faceva già nel 1981 o nel 1988 o nel 94: rose che fioriscono, disgelo a Mosca, nevica nel deserto o nei paesi arabi, come se fossero cose mai viste, che si presentano solo ora e di cui siamo venuti a conoscenza solo grazie alla campagna ambientalista di Greta Thunberg.

Ci sono stati peraltro annate peggiori di questa, senza un filo di neve sulle Alpi, senza una goccia d'acqua, con nebbie che impestavano l'aria per giorni e giorni; insomma dal 1980 ad oggi non tutto è peggiorato. Alla fine degli anni 90, sembrava non dovesse più nevicare in pianura proprio come ora, la prima decade degli anni 2000 è stata invece diversa, ma tutti anche di quegli anni ricordano solo le annate peggiori come ad esempio il 2007-2008.

Il freddo al Polo in realtà c'è, non più come alla fine della Peg, cioè nel 1880, ma c'è, sono i meccanismi inceppati e la presenza di figure bariche anomale che non lo veicolano quasi MAI verso le nostre latitudini. Anche se lo facessero però, se ad esempio passassimo un mese sotto frequenti nevicate che bloccano la circolazione e gelate fanno andare in blocco le caldaie o scoppiare i tubi dell'acqua, sentiremmo dire che è colpa del global warming, che fa aumentare gli eventi estremi. Dunque non se ne esce.

I giornali devono vendere, fare notizia, alimentare il fuoco delle polemiche, turbare le coscienze e in fondo se questo può aiutare a vivere meglio, ben vengano gli allarmismi, il punto è che personalmente vedo aumentare sempre di più le aree abitative, vedo milioni di auto bloccate per ore al fine di entrare e poi uscire nelle grandi metropoli, immettendo nell'aria tutto il particolato possibile, e dentro quelle auto persone condannate a sprecare il loro tempo respirandoselo tutto, in mezzo ad una giungla d'asfalto.

Eppure sento molti che ripetono il refrain della canzone di Gaber: "ma come è grande la città, ma come è bella la città…" senza contare che uno stile di vita del genere, votato peraltro all'abuso della tecnologia, può portare solo a vari e svariati problemi di salute. (Basterebbe l'esplosione del telelavoro per dimezzarli)

Qualcuno dice anche: ma come sarebbe bello tornare ad una vita agreste, bucolica, in mezzo alla campagna a coltivare la terra e una riscoperta della vita contadina in qualche caso c'è stata, del resto non siamo mica più ai tempi dell'albero degli zoccoli di Olmi, eppure quella "brutta bestia" della città attira ancora molto di più e lì in mezzo al cemento vedere la neve sarà sempre più difficile.


 


Autore : Alessio Grosso

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