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CAMPI FLEGREI: l'alba di una nuova eruzione?

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza circa l'incremento dell'attività vulcanica secondaria che ormai da diverso tempo si manifesta nella zona dei Campi flegrei (Napoli).

Editoriali - 13 Febbraio 2017, ore 16.20

Il complesso sistema di caldere che vanno a costituire l'area vulcanica nella zona dei Campi Flegrei (Napoli), tende a sollevarsi di alcuni centimetri l'anno, secondo un processo ben conosciuto con il nome di “bradisismo”. Abbiamo inoltre un incremento dell'attività vulcanica cosiddetta “secondaria”, attraverso una variazione nel chimichismo dei gas espulsi dalla fumarole ed un aumento di temperatura all'interno della solfatara, una delle aree più attive.

Occorre ricordare come questo complesso sia a tutti gli effetti considerato un “supervulcano”; profondamente diverso dalle caratteristiche morfologiche proprie dei complessi vulcanici ordinari, ritroviamo qui un sistema di caldere sprofondate e collassate che sono venute a crearsi nel corso delle potenti eruzioni del passato, nelle quali sono state espulse ingenti quantità di materiale piroclastico. Volgendo lo sguardo all'altra parte del globo, il vastissimo complesso di caldere nel parco dello Yellowstone, Stati Uniti, rientra anch'esso nella ristretta cerchia dei super vulcani. Quest'ultimo è ormai entrato a pieno merito all'interno di una lunghissima fase di quiescenza che si protrae ormai da diversi millenni.

Un discorso a parte merita l'area dei campi flegrei, inserita in un contesto geologico assai più attivo; su quest'area l'ultima eruzione risale al 1538 e rappresenta quest'oggi, assieme al complesso vesuviano, una delle aree a rischio vulcanico più elevato. Non esistono ad oggi protocolli affidabili che possano stabilire quali conseguenze porterebbe sul territorio l'eruzione portata da un super vulcano, specialmente su questo territorio che vanta una elevata densità demografica, come accade nel vasto comprensorio di Napoli.

Gli unici scenari ipotizzabili che però rimangono del tutto ipotetici e sperimentali, sono stati basati sullo studio dei sedimenti piroclastici depositati nelle eruzioni del lontano passato, eventi che hanno permesso di stabilire una distanza massima che potrebbe essere raggiunto dalla colata piroclastica sul territorio limitrofo alla zona di eruzione. 

A partire dal 2005 in avanti, i Campi Flegrei sono nuovamente in sollevamento, un fatto che ha portato nel 2012 a decretare una variazione nello stato di attività da verde (quiescente) a giallo (attenzione scientifica). In quest'ultimo periodo sono stati infatti rilevati degni di depressurizzazione del magma che possono in parte spiegare l'accelerazione nelle deformazioni del suolo, il recente aumento dei terremoti (l'ultimo in data giovedì 2 febbraio 2017) e l'aumentata quantità delle specie gassose nelle fumarole della Solfatara di Pozzuoli.

In realtà incrementi nella cosiddetta "attività vulcanica secondaria", si sono già manifestati altre volte nel passato su quest'area, senza essere tuttavia seguiti da eruzioni o particolari fasi di criticità ma come si suol dire, prevenire è meglio che curare ed una eventuale eruzione anche modesta in una zona così delicata come è quella dell'area orientale napoletana, deve essere se possibile prevista ed ipotizzata con il maggior anticipo possibile.

 

 

 


Autore : William Demasi

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