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Cambiamenti climatici: e se il SOLE avesse un ruolo marginale?

Anche se la questione rimane ancora controversa, la variabilità solare non sarebbe sufficiente a “spiegare” la dinamica del recente riscaldamento globale.

Editoriali - 20 Ottobre 2014, ore 08.27

Il sole alla guida dell’attuale cambiamento climatico? Mmmh…
Che il Sole costituisca il motore della vita e del clima su questo pianeta è fuori discussione. Per quello che si sa e per nostra fortuna, il Sole è anche una stella piuttosto stabile nella sua attività sul breve periodo, mentre sembra esistere una tendenza alla variazione della sua attività sul lunghissimo periodo, stimabile in un aumento di energia emessa di circa il 10% ogni miliardo di anni.

Tuttavia, qualche piccola variazione dell’attività solare è riscontrabile anche alla scala temporale degli anni e decenni, e consiste principalmente in una ciclica variazione del numero di macchie presenti sulla sua superficie ogni 11 anni circa, legata ad una modestissima variazione di energia in arrivo sul nostro pianeta (Total Solar Irradiance o TSI) dell’ordine dello 0,1% tra un minimo ed un massimo del ciclo.

Esiste inoltre un’attività solare geomagnetica in grado di modificare ciclicamente la disposizione del campo magnetico terrestre e modulare quindi la quantità di raggi cosmici in arrivo sul nostro pianeta. Le particelle cariche elettricamente che costituiscono i raggi cosmici, avrebbero la capacità di formare in troposfera un maggior numero di nuclei di condensazione in grado di generare più nuvolosità, anche se, ad oggi, ancora nessun lavoro (in attesa dei risultati dell’esperimento CLOUD in svolgimento presso il CERN di Ginevra) sembra in grado di avvalorare in maniera robusta e definitiva questa tesi.

E’ bene precisare, inoltre, che le tipologie di attività solare di cui stiamo discutendo, non hanno nulla a che fare con le cause di origine astronomica che invece hanno generato nelle ere geologiche, il succedersi dei periodi glaciali e interglaciali, e che agiscono su scale temporali completamente differenti (cicli di Milankovic).

Ma allora la domanda è, questi piccoli cambiamenti nell’attività della nostra stella, possono avere delle ripercussioni sensibili sul clima terrestre? In letteratura scientifica sono disponibili naturalmente molti lavori che si occupano del tema, e la maggior parte di essi, pur riconoscendo un certo ruolo del Sole come possibile forzante del sistema clima, soprattutto in epoche passate, tende a non attribuire a questa causa un ruolo molto significativo in merito all’aumento delle temperature globali di circa 0,6°C che si è verificato negli ultimi trenta-quarant’anni.

Esistono poi anche alcune eccezioni, e in particolare alcuni studi che invece attribuirebbero alla forzante solare un contributo più significativo a livello di circolazione atmosferica regionale, con una qualche influenza sui modelli di pressione e di temperatura superficiale per esempio del Nord Atlantico o del Pacifico tropicale, come conseguenza dell’azione dei raggi ultravioletti sulla concentrazione di ozono in stratosfera.

A favore dell’ipotesi solare, inoltre, ci sarebbero alcune posizioni, quantomeno discutibili, di alcuni scienziati generalmente ai margini della comunità scientifica, come ad esempio l’astrofisico russo Abdussamatov o alcuni degli autori del rapporto dell’N-IPCC.

Se poi, non fossimo ancora convinti e non avessimo tempo o voglia di andare a spulciare la recente letteratura specialistica, potremmo sempre tentare l’approccio delle considerazioni empiriche, ma sostanziali, che spesso possono fornire utili informazioni concettuali di base. La dinamica dei cicli solari più recenti, ad esempio, presenta una qualche affinità o correlazione sistematica con la dinamica delle temperature globali o di qualche altro parametro importante ai fini della modulazione del clima come gli indici PDO, ENSO o AMO?

Da quando sono disponibili i dati satellitari, finalmente significativi, rispetto all’aleatorietà e all’incertezza che invece caratterizzano ancora i dati di prossimità, non è evidente nessun tipo di correlazione significativa tra queste grandezze. E ancora, perché una impercettibile variazione dell’energia solare dovrebbe essere così determinante, quando l’eventuale piccolo effetto prodotto potrebbe benissimo essere metabolizzato da fenomeni ben conosciuti e rilevanti come forcing climatici, quali gas-serra o la dinamica della trasparenza ottica (riflettività) dell’atmosfera modulata da aerosol di origine naturale e antropica e dalla componente atmosferica del ciclo idrogeologico dell’acqua (vapore acqueo e nuvolosità).

Oltretutto, l’attività solare sembra essere in leggera diminuzione addirittura dal picco massimo relativo al ciclo 19, avvenuto a cavallo dell’anno 1960, eppure tutti sappiamo come e quanto, nel frattempo, sia variata la temperatura globale superficiale. Anche l’evidente, contemporaneo raffreddamento della stratosfera poco si addice all’ipotesi solare.

Quindi in definitiva, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, la sensazione è che il Sole possa avere molto probabilmente una qualche influenza sulle variazioni del clima terrestre, soprattutto a livello regionale, ma che tale rapporto, sia attualmente quantitativamente modesto e comunque non in grado di proporsi come causa principale del recente cambiamento climatico globale osservato.

L’interessante questione scientifica, comunque, rimane ancora aperta e tutt’altro che risolta.

 


Autore : Fabio Vomiero

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