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Calma piatta, in attesa di nuove ondulazioni

La circolazione generale dell’atmosfera sull’Europa centro-occidentale acquista nuovamente, dopo un lunghissimo periodo di stallo, un marcato indice zonale e riporta sul vecchio continente tiepide ed umide correnti che, giorno dopo giorno, si sostituiranno lentamente al freddo intenso lasciato in eredità dall’ultima irruzione artica. Con discreta probabilità, comunque, si tratterà di una pausa...

Editoriali - 8 Gennaio 2004, ore 09.08

L’inverno è prossimo a giungere al giro di boa: ancora poco più di un mese e mezzo e poi, dal punto di vista meteorologico, entriamo in una nuova stagione. Anche se l’inverno ha già all’attivo circa 40 giorni, ancora molti ne mancano per uscire definitivamente dal periodo più freddo dell’anno. Possiamo però, in tutta tranquillità, tirare un primo bilancio di questa stagione ormai matura seguendo i flussi generali delle correnti planetarie che si sono susseguite ed avvicendate sul nostro continente europeo e che, ancora una volta, hanno lasciato sfogare la propria componente meridiana a discapito di quella zonale: le situazioni di blocco alle correnti atlantiche, infatti, sono prevalse ancora una volta ad un intenso flusso occidentale in moto da ovest verso est e ci hanno portato, alternativamente, condizioni atmosferiche di puro stampo invernale. Approfondiamo però la questione, per non generalizzare troppo e per chiarire la vera realtà di questa stagione in procinto di virare il timone e di tornare indietro. Gli episodi freddi avuti nei mesi di dicembre e in questi primi giorni di gennaio, infatti, non possono essere davvero etichettati, a tutti gli effetti, con la parola “inverno”. Si è trattato – e qui i più attenti potranno confermarlo – di situazioni passeggere che solo temporaneamente hanno portato a spasso per la penisola tutti i derivati del transito di una massa di aria fredda sul quel fazzoletto di atmosfera che sovrasta il nostro territorio italiano: non si può davvero parlare di perdurante situazione di freddo come conviene ad ogni vera e duratura fase climatica che caratterizza e che dovrebbe delineare i contorni di ogni stagione. L’abbassamento della temperatura avuto, inibito inizialmente per la caratteristica intrinseca delle masse d’aria che ci hanno interessato (aria polare marittima), ha velocemente lasciato il posto ad una ripresa del campo termico a tutte le quote, a causa di un continuo alternarsi di cavi a creste dell’onda, nel seno delle quali prendono sede le masse fredde e calde che accompagnano la dinamica dell’onda di Rossby. Da un’analisi più accurata delle varie configurazioni bariche che ci hanno interessato in questo primo periodo invernale emerge che tutto il continente europeo ed in parte quello asiatico hanno registrato temperature molto al di sopra della media del periodo: solo in questi giorni, ad esempio, la città di Mosca riesce a raggiungere i –22 °C, a differenza degli appena –4 °C di qualche giorno fa. Il freddo è quindi mancato addirittura laddove avrebbe avuto tutto il diritto di risiedere in questo periodo dell’anno e, per questo motivo, veramente irrisorio sarebbe allora chiamare con la parola “inverno” quelle uniche lingue fredde che dall’artico sono riuscite a spianarsi la strada verso il Mediterraneo: l’unico compito che il Generale ha potuto portare a termine è stato quello di rilasciare alle sole “truppe di fanteria” l’organizzazione degli unici esiti freddi della stagione. Dietro, però, terra bruciata…da nuove onde di calore per l’azione incipiente dell’anticiclone subtropicale, sempre pronto ad intervenire. Questo andirivieni di masse d’aria dalle caratteristiche diametralmente opposte ha dettato, sommariamente, la dinamica delle vicissitudini del nostro tempo in questo primo scorcio di stagione. La situazione attuale, invece, da quali configurazioni è caratterizzata? Nell’ultimo periodo, in particolare negli ultimi tre giorni, il passaggio di un nuovo nucleo di aria molto fredda (fino a –15 °C a 850 hPa) in discesa dalla Polonia verso il Mar Nero ha nuovamente portato l’inverno sulla maggior parte dell’Europa centro-orientale: dall’inizio della stagione, si tratterebbe dell’episodio più intenso. Marginale è stata l’influenza sull’Italia, anche se comunque si sono registrati valori termici di tutto rispetto, ma ben lungi dal definirli eccezionali. Una nuova intrusione delle correnti occidentali, però, nelle ultime 36-48 ore, ha cominciato a farsi strada da ovest a causa di una disposizione lungo i paralleli dell’alta pressione subtropicale che ormai da molto tempo staziona al largo delle coste portoghesi. Aiutata da una rinata circolazione ciclonica in pieno Atlantico che fa capo a diversi minimi barici dipendenti da quello d’Islanda, la struttura anticiclonica riuscirà ad inviare verso il Mediterraneo occidentale e l’Italia tiepide correnti che, con discreta probabilità, ci accompagneranno almeno per i prossimi sei o sette giorni, con tendenza via via ad essere confinate sempre più alle latitudini mediterranee più meridionali per un graduale e lento abbassamento del flusso perturbato atlantico sull’Europa Centrale. In tutta questa fase, solo il Settentrione e più marginalmente le regioni centrali, le tirreniche prima e le adriatiche poi, vedranno una variabilità atmosferica più accentuata e segnata, a volte, da precipitazioni. Solo a partire da metà mese una nuova ripresa dei geopotenziali sull’Atlantico centro-settentrionale potrebbe aprire la strada ad una nuova fase fredda per il nostro continente, in particolare per il settore occidentale. L’allargamento verso sudovest del raggio d’azione del vortice polare determinerebbe, solo a partire dal 15 gennaio, un nuovo apporto di aria artica dapprima verso le Isole Britanniche e verso la Francia e, in tendenza, verso Italia e Spagna. Ad oggi, comunque, i valori termici a 850 hPa non farebbero presagire nulla di eclatante per il nostro Paese, mentre appare ben più evidente la natura dell’aria fredda alle quote più elevate dell’atmosfera in quanto, a 500 hPa, un’isoterma di –25 °C affonderebbe fino al Sahara algerino e addirittura una –35 °C interesserebbe il nord-ovest italiano. Aspettiamo le dovute correzioni dei modelli di previsione che non mancheranno di arrivare nel corso dei prossimi aggiornamenti prima di delineare un’evoluzione per le nostre regioni che, ad oggi, appare ancora fin troppo sfuocata: rimane infatti incerto il tragitto del travaso dell’aria fredda verso sud dalle latitudini settentrionali.

Autore : Andrea Corigliano

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