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CALDO: il CEMENTO e l'anticiclone africano generano nuovi record di temperatura!

Il cemento dilaga, scompare l'erba, vero condizionatore naturale, e quando arriva l'anticiclone africano sono dolori.

Editoriali - 7 Luglio 2015, ore 08.49

Abbiamo certamente vissuto in passato stagioni molto calde: i meno giovani ricorderanno certamente il luglio del 1983, ma anche l'estate del 1985, quella del 1994 e molte altre ancora, senza naturalmente dimenticare il forno del 2003. Il luglio bollente di questo 2015 però ci preoccupa perché rarissimamente in città si era assistito a notti tanto calde.

Ormai si vive quasi costantemente al di sopra delle temperature medie del periodo ed è innegabile che questo sia un chiaro segnale di un pianeta che si scalda, quanto naturalmente e quanto con lo zampino dell'uomo resta il tormentone infinito, ma non si può negare che la cementificazione selvaggia, costante, quasi incontrollata del territorio, finisca per determinare un tale accumulo di calore da rendere sempre più insopportabili i periodi estivi di grande caldo, in particolare nelle grandi aree urbane.

La gente per difendersi ricorre sempre più spesso ai condizionatori, merce rara o rarissima tra gli anni 70 ed 80, un boom a partire dagli anni 90 e soprattutto dal 2000. I condizionatori, oltre a sprecare un'immane quantità di energia e a provocare black-out per l'eccessiva richiesta, non fanno altro che buttare all'esterno l'aria calda che si è impadronita dei nostri appartamenti, contribuendo al rialzo delle temperature.

In più le aree urbane, ulteriormente ingranditesi con la costruzione di fiere (Expo), centri commerciali, quartieri dormitorio, autostrade, tangenziali, si sono mangiate la natura, e le brezze che rinfrescavano la città si sono notevolmente attenuate, o meglio fanno parecchia fatica a raggiungere i centri storici. Di conseguenza le notti da forno che si vivono in città in estate non sono minimamente paragonabili con quelle di chi vive in campagna.

La cementificazione porterà presto altre stazioni meteorologiche rurali ad essere inglobate nel tessuto urbano, favorendo ancora di più il raggiungimento di nuovi record termici.

Questo non significa però che il riscaldamento attuale dipenda solo da questo: le masse d'aria calde, rispetto al recente passato, quando raggiungono il nostro Paese vengono evacuate con molta difficoltà e risultano accompagnate da termiche più alte. 

Se è vero che complessivamente le piogge negli ultimi anni sono aumentati, anche nel periodo invernale, è altrettanto vero che i periodi freddi che si superino i 3-4 giorni non si contino nemmeno più sulle dita di una mano tanto stanno latitando.

Si parla tanto e a sproposito di politica ambientale, ma intanto si continua a costruire.


Autore : Alessio Grosso

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