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Alcuni seri motivi per prevenire l'effetto serra antropico

Sull'effetto serra molti interrogativi sono ancora in piedi. Ma sui leggittimi dubbi del mondo scientifico, che chiede solo più risorse per gli studi, si innestano gli argomenti di politici ed affaristi, sempre alla ricerca di rinvii, semplicemente per avere l'alibi di non decidere nulla. Ecco alcuni argomenti sempre validi da opporre a costoro.

Editoriali - 4 Gennaio 2003, ore 09.15

DICONO: il clima è sempre cambiato anche nel passato, quindi... tutto in regola! RISPOSTA: E' ovvio che il clima nel passato è stato anche molto diverso dall'attuale. Ma quello che conta è la velocità di variazione. Le importanti variazioni di migliaia di anni fa (ad esempio con le glaciazioni, oppure con i numerosi periodi caldi, anche più di quello attuale) avvennero sempre nell'arco centinaia se non migliaia di anni. Ora invece la variazione rischia di avvenire in meno di due secoli, con danni a città e territori a cui tutti teniamo parecchio (interesse che ha anche un riscontro economico!): basti pensare a Venezia e alle Maldive, probabilmente sommerse nel futuro prossimo. Ma basti pensare, soprattutto, ai milioni di persone che oggi vivono su coste sempre più soggette alle inondazioni, con catastrofi umanitarie e potenziali esodi biblici (già in atto). Nei periodi delle ultime glaciazioni e di altri grossi cambiamenti climatici la popolazione era scarsissima sul pianeta, e le variazioni climatiche graduali a tal punto da consentire la trasformazione e non la distruzione degli ecosistemi "in bilico". DICONO: non ci sono alternative al petrolio che siano anche economicamente vantaggiose. RISPOSTA: Al contrario, il petrolio prima o poi finirà (e tra non molti anni), quindi tanto vale sviluppare da subito le tecnologie alternative in grado di sostituirlo, e tali tecnologie esistono già. Si tratta solo di renderle appetibili dal mercato. Il costo basso del petrolio dipende ora solo dalla larga disponibilità e dal mercato vasto. Riflettete con me: è più dispendioso e difficile tirare su un barile di petrolio da 3000 metri di profondità (ricerca, perforazione, estrazione, trasformazione) o trasformare un'equivalente quantità di ACQUA DI MARE, usando energia solare, in idrogeno (non bisogna cercarla, non bisogna effettuare perforazioni, è necessario solo trasformarla). E' evidente che è il mercato che droga i prezzi all'insù o all'ingiù. E' compito della politica e dell'industria, tramite incentivi ed altro, riportare le cose al loro giusto valore. DICONO: l'uso dell'idrogeno in città è pericoloso, e per produrlo serve comunque l'energia del petrolio RISPOSTA: L'idrogeno è una tecnologia già matura: sono già stati effettuati addirittura crash tests sui serbatoi di ultima generazione. L'uso dell'idrogeno ha due vantaggi: a- il suo uso in città elimina i gas nocivi dai nostri polmoni, un vantaggio enorme anche se l'idrogeno fosse effettivamente prodotto fuori città con il petrolio. b- la sua eventuale produzione da fonti rinnovabili (cosa da molti ritenuta, a questo punto, necessaria) significhebbe un deciso stop all'effetto serra antropico. DICONO: Le lobby del petrolio sono troppo potenti: i paesi produttori non accetteranno mai di rinunciare alle loro ricchezze. RISPOSTA: Avete mai pensato che i paesi produttori di petrolio potrebbero diventare produttori di idrogeno? Pensate solo alle coste assolate dell'Arabia, dell'Egitto, della Libia, e di tutti quei paesi desertici che si affacciano sul mare. Acqua e sole a volontà, sono gli ingredienti necessari alla produzione, anche massiccia, di idrogeno. Produzioni distribuite sono poi ovviamente possibili, in misura più limitata, anche in Europa e molto (volendo!) in America, dove comunque lo stato della California è già parecchio avanti con le energie rinnovabili. CONCLUSIONI: Da tutto questo si deduce che per riconvertire la politica energetica mondiale non serve comunque aspettare ancora altre prove certe dell'effetto serra. Sia perchè, come la saggezza insegna, se c'è un dubbio anche piccolo di provocare qualcosa di difficilmente irreparabile, basta il solo dubbio per cambiare rotta, senza indugiare con irresponsabili attese. Sia perchè tale riconversione della politica energetica (in senso rinnovabile e del risparmio energetico), è un fatto auspicabile e cosa necessaria anche se non ci fosse il pericolo dell'effetto serra.

Autore : Marco Scozzafava

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