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Affrontiamo la scienza dei cambiamenti climatici senza l'ausilio dell'IPCC

Studi liberi e a 360° per capire meglio, senza strumentalizzazioni, cosa stia accadendo al clima. Qualche elemento concettuale di base può comunque servire a valutare meglio il fenomeno scientifico.

Editoriali - 24 Settembre 2013, ore 12.15

Il dibattito pubblico sui cambiamenti climatici procede oramai in modo assolutamente caotico.
Bagliori di scienza o scientificità che si mescolano inevitabilmente ed impropriamente a tutta una serie di valutazioni soggettive e personali che molto spesso hanno più a che fare con l'ideolgia, che con un tentativo serio di ragionamento concreto. Ma allora, nella confusione totale, com'è possibile aspirare ad un'orientamento che ci ponga in condizione di sapere filtrare le informazioni per raggiungere uno stato di conoscenza adeguato?

Per mirare a questo risultato dobbiamo necessariamente ricordare alcuni concetti chiave essenziali, già discussi in precedenti editoriali, da tenere sempre bene a mente ogni qual volta si voglia tentare un'analisi il più possibile obiettiva nei confronti di un qualsiasi fenomeno: la scienza ci insegna un metodo, la scienza non fornisce quasi mai certezze assolute ed immutabili, se la scienza è fallibile figuriamoci il resto.

Il primo concetto è fondamentale, la mia può sembrare una fissazione, ma è solo imparando a ragionare in modo scientifico che si può aspirare ad una comprensione adeguata di un qualsiasi fenomeno, dal dibattito sui cambiamenti climatici al motivo per cui i soldi spesi per fare sei al superenalotto sono soldi buttati al vento.

In assenza di un metodo scientifico, infatti, chiunque potrebbe sostenere qualsiasi cosa solo perchè supportato da convinzioni personali ed esperienze soggettive; inoltre solo l'applicazione del metodo scientifico può riconoscere la validità o meno delle eventuali prove portate a sostegno di una determinata tesi.

Nel caso dei cambiamenti climatici ad esempio, qualche inverno freddo in alcune zone del pianeta, un pack artico che per una stagione è tornato ad aumentare in estensione, quindici anni di temperature globali sostanzialmente stabili, un recente minimo di ciclo solare un pò più prolungato, costituiscono effettivamente prove decisive che autorizzano a sostenere la fine del riscaldamento globale se non addirittura un'inversione di tendenza? Sono certamente segnali di un certo rilievo, ma per ora nulla di più e come tali vanno trattati.

Arriviamo al secondo concetto. La discussione sulla validità o meno della teoria dominante secondo la quale il forcing principale (ma non l'unico) responsabile del riscaldamento globale sia imputabile  all'aumento dei gas serra di origine antropica, si è riaccesa recentemente in seguito all'affacciarsi nel panorama scientifico di un fatto apparentemente inatteso: una stabilizzazione delle temperature globali a fronte di un continuo aumento di CO2 in atmosfera.

Ne è conseguito un ovvio attacco a tutta la scienza del clima e ai suoi modelli (Global Climate Models) che sembra non avessero minimamente previsto una tale pausa del riscaldamento globale. Ora, a parte che una correlazione di proporzionalità diretta tra aumento di CO2 e temperature globali esiste solo nell'immaginario ingenuo di qualcuno, ma non certo negli enunciati degli scienziati del clima che invece sono ben consapevoli delle dinamiche che regolano i sistemi non lineari, ma anche se i modelli, come è probabile che sia, avessero sovrastimato l'aumento delle temperature, cosa vuol dire, che dobbiamo buttare tutto? Che anni e anni di ricerca per elaborare gli unici strumenti essenziali in grado di simulare esperimenti di ricostruzione e di evoluzione del clima sono tutti sbagliati e che non servono a niente? Ma certo che no, anche qui non bisogna commettere l'errore inverso del "dagli all'untore" o della "caccia alle streghe". 

Terzo concetto. Ma qual'è allora la vera scienza del clima e soprattutto dove la possiamo cercare. Sono i giornali, che riportano spesso articoli pieni di imprecisioni e banalità, scritti da giornalisti che magari non hanno neanche una laurea in discipline scientifiche? Sono le decine di blog presenti sulla rete? E' la divulgazione "scientifica" mediatica, spesso banale ed inefficace, se non addirittura viziata da posizioni tendenziose e faziose? Sono le spregiudicate opinioni espresse da scienziati che nella vita di tutti i giorni si occupano di tutt'altro, fisica, astrofisica, chimica, matematica, meteorologia? (Paradossalmente meteorologia e clima spesso presuppongono approcci completamente differenti).

A tal proposito potrebbe essere utile andare a visitare i siti dei tre principali enti climatologici mondiali, Hadley Centre, GISS e NCDC, nonchè quelli di enti di riferimento italiani ed europei come il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e provare a consultare almeno una libreria della letteratura scientifica tipo PubMed. Forse può costare un pò di sacrificio e di impegno, ma ne può valere veramente la pena, se non altro per capire bene di che cosa effettivamente si sta parlando negli ambienti scientifici.

E a questo punto nasce la fatidica domanda. E se fosse tutto sbagliato e la scienza avesse preso un abbaglio?
In effetti anche questa eventualità è almeno teoricamente possibile, anche se, obiettivamente, la probabilità che le attività umane non c'entrino proprio nulla con i cambiamenti climatici, è paragonabile alla probabilità che il fumo di sigaretta non costituisca fattore causale di tumori e malattie cardiovascolari. In alternativa, non resta che aspettare trenta o quarant'anni per verificare di persona.

Una cosa è certa:
se non vi fidate degli strali dell'IPCC, basta ignorarlo e leggere altro.

 

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Autore : Fabio Vomiero

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