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"Signora Merlin, la prego, ci sono i morti!" Natura crudele...

La tragedia del Vajont è un monito per tutti...

Editoriali - 9 Ottobre 2006, ore 10.10

L'autorità, il rispetto delle gerarchie e delle competenze. Certo, ma quando la convinzione, il coraggio di esporsi in prima persona pur di provare la verità vuole prevalere, le autorità hanno il dovere di ascoltare il consiglio che viene "dal basso". Il consiglio di chi il 10 ottobre 1963 andò a gridare lo scempio che si era consumato a Longarone poche ore prima. La giornalista Tina Merlin seguiva la vicenda della diga da anni e aveva messo in guardia abitanti, autorità, geologi, ingegneri, su quanto stava per accadere. I suoi articoli sull'Unità erano stati il suo urlo disperato. Griderà sul luogo del disastro: "Io ho scritto che una frana di 50 milioni di metri cubi minacciava vita ed averi degli abitanti". La risposta delle autorità è perentoria: "Signora Merlin, la prego ci sono i morti, sono solo speculazioni politiche". E nessuno dubitava della coerenza, la professionalità, il genio realizzativo degli incaricati alla costruzione di un simile capolavoro di ingegneria. In effetti la diga era splendida ed esiste ancora, ma costruirla in quella zona franosa e metterla in funzione anche contro l'evidenza fu un atto di una gravità inaudita. D'impatto però come sempre la colpa va alla natura: "Più niente da dire o da fare, cinque paesi, migliaia di persone, ieri c'erano e oggi sono terra, e nessuno ha colpa. Nessuno POTEVA PREVEDERE". Così scriveva Buzzati sul Corriere della Sera; riecco la natura crudele insomma, ma anche il "giù le mani dalle autorità". Sciacalli! Gridava Montanelli contro coloro che osavano mettere in discussione che il Vajont fosse una cosa diversa da una tragedia. Nell'Italia del 2006 cosa è cambiato? Niente! La natura è sempre crudele; certo ci sono discussioni sull'abusivismo edilizio, quelle infinite sulla pulizia degli alvei di fiumi e torrenti, si parla tanto di un piano operativo per l'ambiente al fine di realizzare opere di rafforzamento e protezione del territorio, ci si interroga sullo scarso utilizzo dei geologi e sulla mancanza di una mappatura nota a tutta la popolazione delle zone a rischio idrogeologico. E poi il caos di mille previsioni tutte diverse, di allerta lanciate inutilmente e dei dibattiti stucchevoli sul cambio climatico mentre le persone perdono la vita perchè non hanno ricevuto una educazione ambientale adeguata o perchè non sanno distinguere una nube temporalesca da una più innocua, perchè non sanno leggere ed interpretare una previsione del tempo. Ma andiamo dietro la cattedra e scopriamo che un piano educativo statale per la meteorologia non esiste e che quei pochi spazi concessi dai media non vengono sfruttati adeguatamente. L'italiano è ancora abituato a guardare il simbolino; il testo previsionale, la cosa più importante, è costantemente snobbato. Allora devono arrivare i privati a colmare il vuoto delle istituzioni? Devono arrivare i privati a scalare la vetta delle gerarchie e delle rispettive competenze o a scavalcarle per farsi ascoltare ed educare il popolo? Probabilmente si. Il consiglio della Merlin ora lo vuole dare anche MeteoLive. Lo abbiamo fatto da anni, contro tutti, portando la meteorologia a scendere dal piedistallo e ad assumere un volto umano. Altri sono arrivati con o dopo di noi a far sentire la voce degli appassionati. La nostra azienda ora vuol far sentire maggiormente la sua voce, il nostro giornale non può più essere solo un riferimento costante per i navigatori del net ma vuole essere presente anche nei media per informare, fornire il proprio contributo al miglioramento della qualità previsionale, per diffondere un bollettino utile per tutte le attività: da quelle sportive, al tempo libero, alle attività industriali, a chi si occupa di salvaguardia del territorio. La nostra esperienza deve andare al servizio della gente, per far crescere una mentalità meteorologica comune tra le nuove generazioni. MeteoLive alzerà ancor più la sua voce se servirà, affinchè si possano conoscere in anticipo le modalità di un passaggio perturbato o di una ondata di caldo o di freddo perchè non si dica più che la natura è crudele... Ascoltateci, anche il nostro è un urlo disperato!

Autore : Alessio Grosso

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