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«Fiumi in secca? E' colpa del tempo!»

Oramai se ne sentono di tutti i colori: i "media" fanno a chi la "spara più grossa", mentre il popolino segue fedele le false verità propinate. E' facile pilotare stereotipi e credenze popolari, laddove c'è ignoranza e disinformazione.

Editoriali - 21 Luglio 2003, ore 14.00

Siccità, siccità, siccità. Internet, televisione, radio, stampa: non si sente parlare d’altro, non c’è tg che puntualmente, ogni giorno, non voglia informarci sullo stato di salute dei nostri fiumi, sullo scarto con lo zero idrometrico e su come l’acqua venga convogliata dalle sorgenti ai nostri rubinetti. Ci si fa vedere “il cammino dell’acqua”, tappa per tappa; ci si insegna con appropriati disegnini ed illustrazioni, come il liquido trasparente giunga nelle nostre case dopo aver attraversato impianti di purificazione, potabilizzazione, acquedotti, e quant’altro. Si organizzano servizi telvisivi sul tema, si inviano sul campo giornalisti, montatori e cameramen. Lezioncine di educazione civica, di materiale culturale che forse avrebbe bisogno di maggiore spazio anche e soprattutto a scuola, considerato il fatto che il popolo italiano è davvero sprecone in termini di acqua. Accade anche però che i giornalisti diventino veri e propri profeti in materie del tutto estranee alla propria esperienza, come ingegneria idrica, geografia fisica, climatologia e - non ultima e come sempre immancabile - meteorologia. Si fa di tutto per far sentire importante e partecipe il singolo telespettatore, il quale - ignaro - altro non fa che consumare la propria denigrazione culturale. Ci viene detto che il Po è ai minimi storici, e ci viene fatto credere che l’eccezionalità dell’evento abbia cadenza millenaria, ignorando che durante l’ultimo secolo ci sono stati dei “degni” uguali. Nessuno ci viene però a raccontare che il consumo medio pro-capite di acqua, nell’ultimo secolo, si è moltiplicato all’inverosimile; che la popolazione italiana si è quasi decuplicata; e soprattutto che la domanda di energia elettrica è centinaia di volte superiore a quella di qualche decennio fa... Logico poi che l’acqua, alla prima stagione siccitosa, non sia sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale... E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti... Ma, dico io: non lo abbiamo già visto con i condizionatori? Non è un film già visto, questo? Signori miei, qui si vende l’energia che non c’è, si vende l’acqua che non c’è! La “colpa” non è del “tempo”, ma di chi ci fa credere che un bene primario come l’acqua sia disponibile sempre e comunque per tutti ed in quantità infinita! Ma così non è!! La domanda, allora, è proprio questa: il problema vero sta nella siccità in sé, o nel fatto che il fabbisogno di acqua è troppo elevato in relazione alle dimensioni numeriche della popolazione richiedente? Magari ci viene in mente che forse la verità sta nella seconda ipotesi... Questo, però, non ci viene detto. Si parla solo di clima che cambia e di stagioni impazzite!! C’è già chi profetizza un inverno freddo e nevoso a totale “bilanciamento” del grande caldo di questi ultimi mesi... Come è affasciante ingabbiare l’informazione dietro facili stereotipi! Come è produttivo ridurre la cultura popolare a facili sensazionalismi! Come è utile incanalare la massa all’interno di false verità... Ho sentito pochi, pochissimi giornalisti parlare di sprechi nella conduzione delle acque potabili. Non ho sentito nessuno parlare di politiche dissennate, di speculazioni varie legate alla gestione malavitosa del bene primario per eccellenza. Come mai? In alcuni casi, specialmente al Meridione, addirittura solo un terzo delle acque prelevate dagli acquedotti alla sorgente arriva al consumatore. I due terzi finiscono dispersi tra perdite e sottrazioni illegali. Perché non se ne parla? Ho sentito sempre e comunque il tempo sul banco degli imputati: le alte pressioni, il Sahara che avanza, il clima che cambia, la “tropicalizzazione”. Mai la politica, mai la gestione del territorio e delle sue risorse, mai il senso civico e comune che manca ad una popolazione sempre più distratta dalle vere problematiche del Pianeta. Dal pulpito, chi può, ognuno dice ormai ciò che vuole: la politica e la volontà generale lo permettono. Il giornalista può fare il meteorologo, può avanzare qualsiasi tipo di teoria. Ogni scusa è buona per lo scoop: l’arrivismo giornalistico non è mai arrivato a tanto. E, detto tra noi, ci permettiamo di dire che tutto questo ci dispiace. Ci dispiace che una scienza così bella e misteriosa come la meteorologia stia perdendo tutto il proprio fascino per finire preda della folla e della sua sete di sensazionalismo. Con l’opportuno “beneplacet” di chi potrebbe e dovrebbe fare veramente qualcosa per impedirlo, ma “giustamente” si guarda ben bene dal farlo.

Autore : Emanuele Latini

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