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Storia di un ammasso temporalesco veramente intenso

Negli ultimi giorni del settembre 2003 il Mediterraneo meridionale è stato teatro di fenomeni atmosferici ad “alta energia”.

Curiosità - 2 Ottobre 2003, ore 14.41

Noi siamo abituati a vedere normalmente il passaggio di nubi temporalesche, magari associate a piogge intense, o a qualche grandinata; quando poi questi ammassi nuvolosi sono transitati sulle nostre teste, la pioggia si attenua ed il tempo tende a migliorare. Tuttavia non sempre il Mediterraneo è in grado di smaltire l’energia che ha in seno attraverso semplici linee temporalesche, la cui formazione magari è agevolata dall’arrivo di aria fresca in quota; anzi in qualche caso è indispensabile che si sviluppino veri e propri ammassi di cumulonembi che si autorigenerano sempre sullo stesso posto per diverse ore. Il rischio in questi casi è che la perturbazione descritta cominci ad intensificarsi in maniera spropositata, assumendo caratteristiche particolari, che la fanno sempre più assomigliare ad una tempesta tropicale vera e propria. Un fenomeno del genere si è verificato sul Mediterraneo meridionale, poco a sud della Sicilia, fra la tarda mattinata ed il pomeriggio del 28 settembre 2003; in quel frangente una intensa corrente a getto subtropicale si stagliava in loco trasportando forti venti da sud-ovest in direzione della Grecia, mentre al suolo la pressione era livellata su valori piuttosto bassi. Si sono così generate le condizioni ideali per la formazione di cumulonembi estremamente alti (fino a 12-13 km), che seguendo il loro ciclo vitale hanno cominciato a scaricare aria molto fredda al suolo; questo rovesciamento di masse d’aria dalle alte quote ha provocato la nascita di nuovi cumulonembi, che hanno presto seguito la strada intrapresa pochi minuti prima dai “genitori”. Inoltre l’aria fredda, una volta arrivata al suolo, ha cominciato ad espandersi in tutte le direzioni, provocando la formazione di una estesissima “nube a mensola”, associata a violente raffiche di vento; a questo punto, come è normale che sia, ci si poteva attendere che i temporali si indebolissero molto lentamente. Invece non è andata così, a causa di un altro fenomeno particolare che illustriamo attraverso un esempio pratico, che magari non risponde agli stessi princìpi, ma ci aiuta a capire meglio un meccanismo atmosferico particolare: immaginate di avere un oggetto con una certa forma geometrica al di sopra di un tappeto, su un pavimento; se sfilate all’improvviso il tappeto, l’oggetto in questione si metterà a ruotare prima di ricadere a terra, almeno per una frazione di secondo; ebbene nel nostro caso l’oggetto è l’ammasso temporalesco, mentre la forza che lo “sfila via” è rappresentata dalla corrente a getto in quota. In effetti la perturbazione ha cominciato a ruotare in senso antiorario, come un ciclone in miniatura, appena a nord dell’intenso “getto”; inoltre ha iniziato a sviluppare nubi cirriformi ad alta quota, che sfilavano via dal centro della tempesta in senso orario, proprio come nel caso degli uragani tropicali. Per fortuna che il Mediterraneo non ha voluto strafare; grazie all’abbassamento del sole sull’orizzonte ed alla conseguente diminuzione della temperatura nei bassi strati la tempesta si è rapidamente placata, lasciando in eredità solamente tante nubi sfilacciate, che il giorno successivo hanno raggiunto le Isole Greche.

Autore : Lorenzo Catania

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