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Raggiungere il Meteosat con un ASCENSORE?

Grazie ai nanotubi è oggi tecnicamente possibile realizzare un ascensore in grado di raggiungere le orbite geostazionarie dei satelliti.

Curiosità - 3 Novembre 2004, ore 14.20

Idea bizzarra? Singolare? Burla o innovazione tecnologica? Scienziati di varie nazioni hanno già pronti i progetti per realizzare dei veri e propri ascensori spaziali in grado di raggiungere ad esempio le quote orbitali dei satelliti artificiali senza l'ausilio di razzi e praticamente con ogni condizione meteorologica. Il progetto è molto ambizioso e si stima che per vedere la luce necessiti di quasi 50 milioni di euro e di 10 anni di lavoro. Una volta ultimato potrebbe essere impiegato per trasportare ogni sorta di materiale utile per costruire una fantascientifica stazione spaziale. Molti scrittori hanno già immaginato scenari futuristici di questo tipo; al giorno d'oggi possediamo tutti i materiali e la tecnologia necessari per poterli realizzare. In uno studio di Bradley Edwards per conto della NIAC (NASA Institute for Advanced Concepts) pubblicato di recente, viene dimostrato come sia possibile realizzare un elevatore cosmico servendosi di microscopiche fibre di carbonio dette "nanotubi". In pratica, da un satellite lanciato in orbita geostazionaria a 36000km d'altezza (la stessa quota del Meteosat o dei satelliti televisivi) viene srotolato un primo cavo molto sottile (lungo circa 100000km) che scende verso la Terra dove viene ancorato per mezzo di un contrappeso. La forza centrifuga data dalla rotazione terrestre contribuisce a mantenere il cavo perfettamente teso. Da questo primo cavo si parte per innestare vari ascensori in grado di trasportare mezzi e uomini. In che modo? I primi viaggi trasporterebbero nuove fibre che, aggiunte al cavo iniziale, lo allungherebbero oltre l'orbita geostazionaria, a 120000 km dove sarebbe piazzato il secondo contrappeso. In questo modo l'ascensore sarebbe in grado di viaggiare velocissimo su un nastro lungo 100000km, largo 90 cm e più sottile di un foglio di carta. Al momento i problemi riguardano proprio i nanotubi, non in grado di sostenere carichi elevati. Edwards è comunque fiducioso che nel giro di 2-3 anni si possa studiare ed ottenere un materiale ancora più resistente. Cosa sono i nanotubi? Osservati per la prima volta dal Dottor Iijima, sono 100 volte più forti dell'acciaio, 2 volte più leggeri dell'alluminio, possono essere piegati a grandi angoli e poi raddrizzati senza danno e trasportano correnti 1000 volte superiori ai cavi di rame senza fondere. Da un punto di vista molecolare, una singola cella è costituita da 60 atomi di carbonio disposti su 20 esaboni e 12 pentagoni sottoposti ad un allungamento forzato.

Autore : Simone Maio

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