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Qui le trombe marine sono di casa

Incontri ravvicinati con le trombe marine...

Curiosità - 26 Maggio 2003, ore 08.32

Siamo a Livorno in inverno, o al più ad inizio primavera; la giornata e' serena, tranquilla, con qualche stratocumulo in lontananza sul mare; i gabbiani planano tranquilli nel cielo e la temperatura gradevole suggerisce una passeggiata sul mare. Con il passare del tempo però gli stratocumuli avanzano verso est e cominciano a coprire il cielo; vicino all'orizzonte, sulla verticale delle Secche della Meloria dal tappeto di nubi si notano alcune basi più vicine alla superficie marina e completamente piatte; niente però farebbe pensare a qualcosa di particolare, sia perché la pressione è alta e livellata, sia perché continua a non esserci un filo di vento. Quasi all'improvviso però ecco staccarsi un imbuto verso il basso dalle nubi più scure, ed ecco che tocca subito il mare, sollevando spruzzi altissimi e compatti; nemmeno il tempo di prendere la telecamera per riprendere quello spettacolo che in poco tempo nasce un altro imbuto a poche centinaia di metri dal primo (che intanto continua ad imperversare sulla stessa zona); il secondo risulta più robusto, più largo, ma dà l'impressione di non arrivare al suolo; è solo un'impressione però, perché gli spruzzi si fanno notare comunque. Non e' ancora finita però: fra i due imbuti se ne sviluppano altri 3-4 più piccoli che tendono a ruotare attorno a quelli principali accelerando gradualmente ed avvicinandosi ad essi sempre più rapidamente, un po’ come quando l'acqua entra vorticando nello scarico del lavandino; vedo però gente che guarda a bocca aperta verso sud; mi volto e vedo altre 3 trombe a circa un chilometro dalle prime: anche queste sono robuste e molto vicine fra di loro. In lontananza verso sud si notano altre 2 trombe filiformi e contorte che sollevano spruzzi evidenti: alla fine conterò ben 12 imbuti attivi in contemporanea su un braccio di mare di circa 3 km di larghezza e a quel punto mi viene spontaneo di pensare a coloro che si trovano al largo con la barca a vela o con il peschereccio e si ritrovano in evidente difficoltà per questa situazione veramente imprevedibile e localizzata. Più tardi, una volta ritornato a casa e controllate le immagini dal satellite verrò a conoscenza del fatto che le nubi coprivano un braccio di mare lungo una decina di chilometri e largo al massimo quattro, mentre sul resto del territorio italiano non si è vista l'ombra di una nube! Queste situazioni comunque colpiscono abbastanza spesso la costa livornese di fronte alla città, con la frequenza di 3-4 volte l'anno e soprattutto nel periodo di febbraio - marzo; studiando a fondo le carte isobariche e il satellite nelle varie situazioni che ho avuto la fortuna di osservare sono giunto ad una conclusione che mi dà anche una spiegazione esauriente sul motivo per cui si verificano tali fenomeni: infatti, quando un flusso di correnti atlantiche scorre da ovest verso est appena a nord delle Alpi il nostro territorio è spesso interessato da un campo di pressioni livellate o comunque alte e quindi il vento risulta pressoché calmo; di solito però le correnti, andando a cozzare contro l'arco alpino occidentale permettono ad alcuni refoli di vento di entrare da nord sul Golfo Ligure all'altezza del confine italo - francese; ecco che allora tende a formarsi un piccolo centro di bassa pressione proprio sul Golfo attivando allora una leggera corrente da sudovest che dalla punta estrema settentrionale della Corsica converge sulle coste livornesi. Questa corrente trasporta aria abbastanza calda rispetto a quella subito a contatto della superficie del mare e quindi si forma un tappeto di nubi stratificate che raggiunge la costa rovinando la giornata a molta gente: vicino alle Secche della Meloria però la superficie è molto più calda, perché in quella zona il mare è anche molto meno profondo e la radiazione solare ne riscalda notevolmente la superficie. Allora, a differenza delle altre zone, qui tendono a nascere nubi a sviluppo verticale, come i cumuli, immerse nel tappeto di nubi stratificate: ma il vento non si è ancora sollevato al suolo e c'è tanta aria calda da smaltire nei bassi strati, intrappolata all'interno delle Secche; l'unico modo per far si che ci sia il ricambio di aria è portare quella calda verso l'alto con un movimento rotatorio di modo tale da dissipare più energia possibile in poco tempo. Quindi gli sciami di trombe marine in questa zona hanno una loro funzione e si formano per una particolarissima conformazione del territorio bagnato dal Golfo Ligure, permettendo a me e a molti altri di godere di uno spettacolo raro e difficilmente riscontrabile in altri luoghi dello Stivale. A chi ama quindi osservare fenomeni estremi non può non pensare di fare una gita sulla costa livornese in inverno, chiaramente con una attrezzatura adatta per fare foto e riprese; è garantito che se trova la giornata giusta non andrà deluso del viaggio intrapreso.

Autore : Lorenzo Catania

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