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Quando il temporale nasce dal nulla

Sul nostro Paese, oltre ad essere difficili le previsioni a scala nazionale lo sono ancora di più quelle a scala limitata specie nel semestre caldo. Come mai?

Curiosità - 20 Settembre 2002, ore 08.47

Osservate bene i due dettagli di immagine satellitare riprese questa notte. E’ un caso molto emblematico di temporale “ a sorpresa” che nasce praticamente dal nulla. La prima immagine ritrae il Golfo Ligure alla una di stanotte: come si può ben vedere non c’è traccia di nuvolosità significativa. Quella successiva viene scattata esattamente un’ora dopo, alle 2: si nota un temporale anche piuttosto forte orientato in senso ovest-est con la sua “testa” proprio sopra il capoluogo ligure e la coda che si snoda su tutto il levante. E’ un temporale piuttosto forte che dura anche parecchio. Cosa è successo di tanto strano in quell’ora? Come ha fatto la natura ad accumulare una forza tale? Il quesito non è affatto semplice, ma cerchiamo di dare una risposta. Molte zone costiere del nostro Paese sono disposte tra il mare e una catena di monti che può essere più o meno lontana dal litorale. La vicinanza o meno delle catene montuose alle aree costiere costituisce un buon indice di prevedibilità per la creazione di eventuali fenomeni violenti. Se le catene montuose sono molto vicine al mare ( è questo il caso ad esempio della Liguria, della Versilia, della Campania, della Calabria e dell’Abruzzo) i contrasti termici tra le acque ancora calde del mare e le temperature decisamente più basse dell’entroterra fanno scattare la “scintilla” per questo tipo di fenomeni. Il tutto comincia con la creazione di un cordone di nubi di tipo cumuliforme, che si origina sul mare a causa dell’energia messa a disposizione, appunto, dall’acqua. Se l’atmosfera risulta calma, senza vento e relativamente stabile il processo può arrestarsi senza produrre fenomeni. Se invece sulla zona è presente un vento che soffia dal mare verso la terraferma, queste nubi possono avanzare verso la costa e impattando contro il rilievi sono costrette a sollevarsi. Il sollevamento forzato provoca un ulteriore sviluppo, accentuato anche dal continuo rifornimento di aria calda di origine marittima, sul bordo esterno della barriera di nubi. Basta che una sommità nuvolosa si congeli, che tutto il processo “sfugge di mano” e nel giro di pochissimo tempo tutte le sommità risultano congelate per un meccanismo chiamato “fibrillazione”. Il congelamento delle sommità è sintomo di attività crescente del sistema che comincia ad emettere fulminazioni. In seguito arriva la pioggia che può essere anche abbondante. Se si osserva una moviola satellitare si vede il nucleo temporalesco “sbocciare” dal nulla, proprio a causa della reazione a catena del congelamento delle sommità nuvolose. Fin tanto che il nucleo temporalesco è in equilibrio, ovvero l’energia dissipata sottoforma meccanica viene controbilanciata da una quantità di calore sufficiente proveniente dal mare, tutto rimane fermo e può causare anche dei danni notevoli a causa della sua persistenza. Solo quando la quantità di calore non è più in grado di alimentare la cellula, il tutto si attenua e si muove nel letto delle correnti dominanti in quota.

Autore : Paolo Bonino

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