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Quando a Teveno si videro "tre soli"

Bizzarrìe meteorologiche passate e presenti a confronto: nulla di nuovo sopra e sotto il cielo. Dall'analisi di un diario settecentesco i capricci del tempo che fu nella Valle di Scalve(Bg).

Curiosità - 4 Maggio 2002, ore 08.53

Durante i mesi trascorsi si è assistito ad interessanti dibattiti attinenti i fenomeni climatici, con particolare riferimento alla siccità che ha perdurato per alcuni mesi sulle regioni del Nord Italia. Alcuni titoli raccolti dai giornali: "Clima, la scienza vede nero, sarà un secolo senza tregua. Clima, allarme per le Alpi: la neve si ferma più in alto." Verso la fine febbraio: "grandi piogge dopo la siccità. Il Nord a rischio alluvioni." Quindi previsioni catastrofiche anche a lungo termine: alcune ricerche prevedono un'altalena di diluvi e inondazioni. Studiosi del Geological Survey sostengono, ad esempio, che la causa delle frequenti inondazioni estreme andrebbe ricercata nei processi di sconvolgimenti atmosferici provocati dal consumo di combustibili. Ricercatori inglesi e svedesi prevedono invece che gran parte dell'Europa centrale e settentrionale soffrirà inverni cinque volte più piovosi durante il secolo appena iniziato. Ma nello stesso tempo, magari a poche centinaia di chilometri, potrebbero crearsi situazioni di endemica siccità. A causa dell'"effetto serra" entro pochi anni potrebbero diventare inutili anche i cannoni artificiali per la produzione della neve. Anche un minimo aumento della temperatura ritarderebbe le prime nevicate e anticiperebbe lo scioglimento delle nevi di due o tre settimane. Il lungo periodo di siccità che ha caratterizzato l'inverno 2001-2002 soprattutto nell'arco alpino, suggerisce alcune considerazioni, anche in relazione ad un inverno di 268 anni fa, descritto in un diario fitto di "memorie" di un simpatico ed intelligente contadino-frerino. Comino (è diminutivo di Giacomo) Morzenti "Peia" era nato a Teveno nei primi anni del secolo e vi muore nel 1736. La preoccupazione per la mancanza di acqua durante l'inverno 1733-34 fu veramente drammatica, anche perché non esistevano i tubi Mannesmann, messi in uso nella nostra Valle all'inizio di questo secolo e che hanno apportato un radicale cambiamento nel campo dell'idraulica. Con essi è stato possibile mettere in atto la captazione e la conduzione idrica da sorgenti distanti parecchi chilometri dai centri abitati. Non è difficile immaginare in quale estremo disagio verrebbero a trovarsi ancora oggi gli abitanti di alcune contrade che non dispongono di sorgenti sicure, come Pezzolo e Pianezza. Nel primo caso -nel 1733-34- si sopperì alla mancanza d'acqua dei "Pozzi" attingendo nel Nembo. Questo in effetti viene costantemente ricordato da Comino, mentre nelle sue memorie non c'è alcun accenno alla situazione di Pianezza. L'autunno e l'inverno appena trascorsi sembrano presentare numerose affinità con il periodo descritto da Comino, e la primavera in corso è stata precoce ed anticipata come quella del 1734, che seguì ad un lungo periodo di siccità. (anche se ora ne subiamo i contraccolpi con piogge abbondanti e freddo). Gli scienziati danno molta rilevanza al canto degli uccelli. In Valle, già dalla fine di febbraio si poteva udire il canto di alcuni uccelli notturni, in particolare il lugubre lamento del cavrobèsol. Quindi la comparsa che è stata registrata in questi giorni in animali e piante di manifestazioni tipiche dell'arrivo della bella stagione, fa supporre che la primavera esploda anche con un mese di anticipo rispetto al "normale" calendario. Ecco le cronache del 1733 quei di Pezzolo... L'estate del 1733 dovette essere abbastanza ordinaria, dal momento che Comino non accenna a particolari fenomeni atmosferici: il 2 settembre termina la raccolta del fieno nei prati di Barbarossa; tre giorni dopo c'è la raccolta del frumento nella Seriola: Comino osserva che è poco bello, forse a causa di una certa siccità. Alla data del 12 settembre fece un gran vento che fece molto danno. Per il seguito del mese ed in ottobre ottobre tutti sono impegnati nei lavori nei campi e nei boschi; si procede pure all'aratura del terreno nel quale verrà seminata la segale. Il 29 ottobre: terminato di battere il frumento; novembre inizia col bel tempo, ma fa molto freddo. Può darsi che le ultime piogge risalissero ad agosto o all'inizio di settembre: il 4 dicembre Comino riprende la penna e scrive: "quei di Pezzolo menano nel Nembo a far beri i bestiami ed a prender l'acqua per far da mangiare, perché i pozzi erano asciutti". All'inizio del gennaio 1734 segue bel tempo, ma fa freddo non vi è neve, ed i frerini (i lavoranti nelle miniere) di Manina vanno su coi supelli (zoccoli). Le annotazioni sul tempo si fanno più fitte durante il mese di gennaio. "Genaro..segue il bel tempo et una grande sutta (siccità) che anche le sortive e valli che in ricordo di uomini vecchi non sono mai suchatte (prosciugate), e quei di Pezzolo devono abbeverare le bestie nel Nembo sopra alla Rasega e per il vitto vanno dentro dalla Scaramasca (ora chiamata Scaramussola, lungo il corso del torrente, che si raggiunge passando dai Pozzi Vecchi) per andar a tor (prendere) l'acqua nel Nembo. L'assoluta mancanza di neve permette di affrontare agevolmente qualsiasi trasferimento, anche attraverso i numerosi passi (Giovi) che collegano Scalve con le altre vallate. "18 genaro: chossa marivilliosa che rare volte si son vedutte a levar tre Tre solli (la ripetizione del numero tre è autografa) e continuar tutto il giorno che faceva marivilliare tutti" Questa straordinaria visione non sembra però che sconvolga eccessivamente il pragmatico Comino, il quale nutre pure una sconfinata fiducia nella Provvidenza: essa garantirà il buon esito delle semine, soprattutto di segale, frumento e canapa. La vista di tre soli è riconducibile ad un fenomeno atmosferico piuttosto raro, ma certificato da una spiegazione scientifica. E' la rifrazione, studiata per la prima volta dall'astronomo Tycone Brahe, vissuto nella seconda metà del 1500. E' un fenomeno ottico che si manifesta quando un raggio luminoso incontra la superficie di separazione di due mezzi trasparenti diversi, consistente in una variazione della direzione di propagazione del raggio luminoso (in questo caso il sole). Anche altri fenomeni atmosferici sono dovuti alla rifrazione, come la Fata Morgana ed il miraggio. All'inizio del 1998 l'amico e studioso Roberto Urbinati aveva segnalato al sottoscritto una lapidaria notizia, non seguita da spiegazione alcuna, raccolta da Internet: nella penisola della Kamcatka, sull'estrema parte orientale della Siberia, si era manifestato un fenomeno identico a quello descritto da Comino nel 1734. Ebbene, Roberto si era impegnato a fornirsi di un eccezionale programma informatico che avrebbe permesso di risalire ad alcune condizioni meteorologiche, come la fase lunare, ecc., verificatesi ben 264 anni prima!. Ma con la sua prematura scomparsa, la curiosa ricerca dovette essere abbandonata. Utilizzando un analogo programma, si è perlomeno potuto stabilire che il 18 gennaio 1734 era in atto la fase di luna piena. Per l'esattezza: era di lunedì e la luna fu sul colmo alle ore tre antimeridiane del giorno seguente. (informaz. di Piergiorgio Capitanio). Ed ancora: "segue la siccità, e dai Santi (vale a dire dall'inizio di novembre) sin qua non son venute due o tre gelure (nevicate) che appena bagnavano il terreno due dita. Sempre al 5 di febbraio succedono - come d'altra parte previsto da Comino - accadimenti straordinari: si sentono a sbarare i chanoni a Millà (Milano) et bombe o che si sia sino dalli 26 novembre sino al dì d'oggi et ancor seguittano et ben si sentono qui a Teveno in Valle di Schalve. Gennaio e febbraio: molti incendi di boschi e case." Notizie sulla terribile siccità giungono anche dalla vicina Valle Seriana, a conferma della situazione drammatica Comino descrive i fatti con un lessico suggestivo e lapidario: "28 febbraio - siccità non mai più vista at asiugar tante fonti" Nei primi giorni di marzo segue bel tempo, ma troppo asciutto; si incomincia a preparare il terreno per la semina delle biade e si fanno dei solchi anche qui a Teveno dappertutto. Finalmente il 9 marzo arriva la sospirata neve. "Con l'aiuto di Dio e de Santi è fiochatto et a bagnato il Teveno, ed era desiderato da tutti. Una "gelura" modesta, che viene immediatamente assorbita dal terreno, ed accompagnata da un improvviso innalzamento della temperatura. Analoga situazione meteorologica si è verificata dopo la nevicata del 16 febbraio 2002. Nei primi due giorni del mese di marzo u. s., anche in Valle ci sono state una provvidenziale pioggia ed una discreta nevicata oltre i 1500 metri di altitudine. Di conseguenza si sono riattivate alcune sorgenti dopo almeno tre mesi di secca. Intorno alle ore cinque del mattino del 3 marzo 2002 si sono uditi numerosi tuoni, mentre cadeva pioggia mista a neve: era la primavera anticipata di cui tanto si è dibattuto. Altre notizie su www.scalve.it

Autore : Agostino Morandi

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