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Perché in Toscana sabato scorso ci sono stati temporali così forti?

Una serie di fattori ha portato alla nascita ed alla persistenza sulle stesse zone dell'intenso groppo temporalesco.

Curiosità - 10 Novembre 2003, ore 12.31

Sabato scorso con il rapido passaggio della perturbazione fredda da est, abbiamo assistito alla formazione di intense cellule temporalesche sulla Toscana, associate a piogge in molti casi abbondanti; alcuni canali e piccoli fiumi addirittura sono straripati a causa della grande quantità di acqua ricevuta in poco tempo, ed inoltre i fulmini hanno mandato in tilt le centraline elettriche, provocando brevi black-out in alcuni quartieri delle città colpite dal fortunale. Eppure a prima vista le condizioni meteorologiche non lasciavano immaginare la possibile nascita di corpi nuvolosi così attivi; per quale motivo allora il tempo ha subito un cambiamento del genere? Bisogna ricondurre tutto il ragionamento ad una serie di fattori che si sono presentati contemporaneamente sui cieli della Toscana nel primo mattino della giornata di sabato: 1) Innanzitutto l’aria in prossimità del suolo era molto umida, quasi allo stato di saturazione (ossia con umidità vicina al 100%), specialmente in prossimità della costa; questo sicuramente è uno degli elementi che in generale contribuisce alla nascita delle nubi cumuliformi, responsabili in qualche caso dei temporali. 2) In quota si stava verificando un brusco calo della temperatura, a causa dell’afflusso di aria molto fredda; in poco più di 6 ore infatti si era registrata una diminuzione di ben 10°C attorno ai 5 km di altezza. Ciò ha fatto sì che l’aria divenisse fortemente instabile. 3) Il wind shear, ovvero quel fattore che comprende anche la rotazione delle correnti con la quota, era favorevole alla formazione di cumulonembi bene organizzati; in generale si aveva infatti vento da nord-est al suolo, da sud-est fra i 200 ed i 700-1000 metri, da sud attorno ai 2 km, ed addirittura da ovest-sudovest a circa 5 km di altezza. In poche parole il vento ruotava in senso orario mano a mano che si andava verso l’alto. 4) Alle quote più elevate, attorno ai 9 km di altezza, erano presenti forti venti derivanti da un intenso ramo della corrente a getto polare; sommando questo fattore alla debole convergenza dell’aria al suolo (ossia alla tendenza poco marcata della massa d’aria in arrivo a tuffarsi nel centro della depressione), si sono create le condizioni ideali per il risucchio repentino di masse d’aria dal basso verso l’alto. 5) La Corsica ha provocato “interferenze” nell’afflusso di correnti umide fra i 2 ed i 3 km di altezza, a causa della presenza dei rilievi isolani a quote inferiori; tali disturbi si sono tradotti nello scontro di masse d’aria dalle caratteristiche di temperatura ed umidità diverse alla stessa quota sulla verticale dell’alto Tirreno, fra l’Isola d’Elba e la costa pisana. 6) Questo braccio di mare offre una dose di carburante notevole ai sistemi temporaleschi anche in tempi “non sospetti”, ossia anche in autunno inoltrato, quando i contrasti fra la superficie marina e la terraferma non sono così accessi; difatti è presente una “secca” che quasi sempre durante l’anno registra temperature superficiali di alcuni gradi superiori a quelle dei dintorni. Pertanto quando una massa d’aria transita sulla zona in questione, può usufruire di una quantità di vapore acqueo sempre maggiore. Ecco spiegato il perché della formazione di un temporale così violento ed esteso (sono state colpite le province di Livorno, Pisa, Lucca, Pistoia, Prato e Firenze); osservando le immagini satellitari si poteva inoltre notare come la cellula temporalesca che ha cominciato a svilupparsi attorno alle 10 del mattino in prossimità della costa livornese, abbia continuato a rigenerarsi fino alle ore 20 circa; tuttavia il “nucleo generatore” non ha insistito sempre sulla stessa zona, ma è andato alla ricerca delle acque calde, spostandosi sempre più verso sud lungo la costa, fino ad arrivare alle porte di Cecina (30 km a sud di Livorno). C’è infine da precisare che lo Stau appenninico ha influito solo in minima parte, in quanto le correnti in quota erano solo in parte favorevoli all’accumulo di aria umida in prossimità dei rilievi, se non in zone di area limitata.

Autore : Lorenzo Catania

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