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Perchè in piena estate tuona più spesso anche di notte?

I temporali notturni diventano più frequenti nella seconda fase della stagione estiva.

Curiosità - 22 Luglio 2015, ore 15.20

Con l'avanzare della stagione anche il mare si scalda molto e fornisce un grosso contributo di calore ed energia al passaggio delle cellule temporalesche, oppure può diventare esso stesso generatore di temporali, a differenza di quanto accade in primavera o nella prima parte dell'estate, quando la sua superficie ancora fredda non permette la nascita di importanti focolai temporaleschi. In estate avanzata invece, complice il fatto che il mare resta caldo soprattutto di notte, perchè impiega più tempo a raffreddarsi rispetto alla terraferma, sarà proprio qui che sarà possibile trovare i temporali.

I temporali pomeridiani anche a inizio luglio continuano di preferenza a formarsi sui rilievi, raggiungendo la pianura solo verso sera, nei casi di maggiore instabilità, altrimenti spegnendosi sul posto. Più si avanza con la stagione però, diciamo dal 20 luglio in poi, più la fascia oraria temporalesca tende a spostarsi verso il tramonto o addirittura l'attività temporalesca può attivarsi in piena notte quando fa molto caldo nei bassi strati e in quota è presente aria un po' più fredda e secca. Tralasciando i casi che riguardano i passaggi frontali, in cui il temporale può verificarsi in qualsiasi ora, il temporale notturno tra luglio ed agosto può diventare un appuntamento frequente, specie in Valpadana.

Se in primavera il suolo ancora freddo inibiva la cumulogenesi man mano che il sole calava sull'orizzonte, qui avviene qualcosa di diverso: le correnti fresche che durante la notte scendono dalle valli alpine in Valpadana in seno ai temporali verificatisi verso sera nelle Alpi, innescano a loro volta un sollevamento dell'aria caldo-umida, responsabile della formazione di nubi cumuliformi anche maestose

I residui temporaleschi alpini, generalmente formate da incudini secche raffreddano ulteriormente l'aria in quota disperdendo calore verso lo spazio. Quando dunque la circolazione sinottica in quota è mediamente e debolmente settentrionale (una corrente forte recherebbe favonio), vi sarà sollevamento termodinamico con temporali anche intensi e con abbondanti precipitazioni, specie se l'aria risulta molto instabile, cioè soggetta a velocità ascensionali importanti. In questo caso vi sarà molto calore latente inserito nella massa d'aria in ascesa con conseguenze temporalesche molto pesanti.

Spesso i temporali interessano invece zone limitate della pianura ma le correnti fresche che si generano con le precipitazioni si spingono a portare un po' di refrigerio anche nelle zone lontane dalle celle temporalesche. Il temporale può rimanere silenzioso a lungo ed essere visibile solo sottoforma di lampi diffusi, in un contesto di calma di vento. Un temporale che si muova apparentemente contro vento invece deve farci pensare ad un episodio temporalesco forte, in quando il settore delle ascendenze resta ben separato dall'area delle precipitazioni e dunque delle discendenze fresche. 

Attenzione però, prima dell'arrivo del temporale vero e proprio può esserci qualche minuto di vento calmo ingannatore, significa che siamo sotto l'updraft, cioè nell'area delle ascendenze e di lì a poco il temporale potrà partire anche con grandine secca oppure con una ventolata dalla direzione di provenienza del temporale, sarà il debutto, i tuoni diverranno più rumorosi e il primo fulmine aiuterà le precipitazioni a guadagnare rapidamente il suolo. L'eventuale nube a mensola si allontanerà allora dalla nostra postazione. 

Spesso la prima raffica di vento spinge anche i primi goccioloni dall'area dove il temporale si va scatenando, sono come scariche d'acqua ritmiche, intermittenti, portate, poi si scatena la furia degli elementi, sempre se siamo ovviamente in traiettoria. 

 

 


Autore : Alessio Grosso

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