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Le “sacche” di aria fredda sull’Appennino centro-settentrionale

Cerchiamo di capire qual è il fattore che accomuna i vari microclimi che si presentano in inverno in questo settore della Dorsale

Curiosità - 8 Novembre 2002, ore 14.47

I monti della dorsale appenninica raggiungono e superano in pochissimi casi i 2000 metri di altezza; nonostante questo le vallate che si frappongono fra due dei rilievi che li costituiscono possono raggiungere “profondità” ed estensioni notevoli, specie sul settore centro-settentrionale. Inoltre in molti casi queste conche sono molto strette, e di conseguenza quando il vento arriva ad interessarle, tende ad accelerare notevolmente risultando alla fine piuttosto forte, anche se la corrente di origine era in verità molto blanda. Una volta percorsa tutta la vallata può capitare anche che il vento incontri un altro rilievo che gli impedisce in parte di proseguire la sua corsa. Questo ultimo aspetto assume notevole importanza sugli Appennini centro-settentrionali quando le correnti trasportano aria fredda dai Balcani verso SW; infatti nella maggior parte dei casi, quando l’irruzione si interrompe, la massa di aria fredda tende in parte a rimanere “coricata” sul fondo della valle, sia per i motivi spiegati precedentemente, sia perché risulta molto “densa” rispetto all’aria calda presente precedentemente. I “cuscini” di aria fredda possono perdurare molti giorni, a meno che non si presentino condizioni di vento intenso, caldo ed umido di Libeccio, che invece scorrendo rapidamente in quota sulla massa più “pesante”, la eroderebbero velocemente sostituendosi ad essa in poche ore. Invece in caso di perturbazioni non troppo veloci ed accompagnate da venti tiepidi non molto intensi, la massa di aria fredda nella vallata riesce a resistere; anzi lo scorrimento dell’aria più calda provoca la formazione di nubi stratificate, che in tali condizioni garantiscono nevicate anche a quote molto basse, mentre magari sui monti attorno piove fin quasi sulla cima. Non è raro godere di questi fenomeni inconsueti: come esempi lampanti che si distinguono molto spesso durante l’inverno, si possono prendere le zone nei dintorni di Barberino nel Mugello in Toscana (dove molte volte il traffico in autostrada viene bloccato dalle improvvise ed intense nevicate) e la “conca” de L’Aquila. In realtà le “conche fredde” sull’Appennino centro-settentrionale sono numerosissime, ma non possiamo elencarle tutte, anche perché si trovano a quote diverse, e quindi vengono coinvolte in modo differente nei singoli episodi nevosi.

Autore : Lorenzo Catania

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