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Dove è finita la “pioggia artificiale”?

Dopo numerosi tentativi di far piovere artificialmente tramite “l’inseminazione” delle nubi con cristalli di ghiaccio secco e nuclei di condensazione di vario tipo, il progetto al momento è stato accantonato.

Curiosità - 22 Ottobre 2003, ore 10.28

La pioggia: bene prezioso, ma anche fonte di danni. Quando risulta ben distribuita e cade dopo un lungo periodo di siccità è sicuramente una manna dal cielo per il terreno e le falde idriche. Quando invece si presenta concentrata in un breve lasso di tempo e molto violenta, i danni che essa apporta sono sicuramente superiori ai benefici. Anni addietro, alcuni scienziati si chiesero se fosse possibile controllare questo fenomeno e magari indirizzarlo su zone del nostro Pianeta dove la carenza di precipitazioni era spesso una realtà. Molti studi furono fatti per capire che cosa ci fosse alla base di questo fenomeno naturale, alcuni dei quali culminarono anche con importanti scoperte. In un primo tempo, difatti, si pensava che la pioggia fosse originata da una semplice condensazione del vapore acqueo presente nelle nubi. Molti test di laboratorio, però, avevano messo il luce che la semplice condensazione non portava mai alla formazione di gocce di grandi dimensioni, ma solo a minuscole goccioline, molto diverse da quelle che cadevano in un forte rovescio. Si arrivò, di conseguenza, alla consapevolezza che tutto il meccanismo fosse regolato da altri fattori, indipendenti dalla semplice condensazione. Una buona spiegazione di come potessero cadere dalle nubi gocce di grandi dimensioni arrivò con la teoria della coalescenza: la precipitazione che al suolo giunge liquida, parte in quota come solida, sottoforma di neve o grandine. Ecco, allora, l’importanza fondamentale dei cristalli di ghiaccio nelle nubi; in assenza di essi la precipitazione o non si manifesta, oppure si presenta sottoforma di pioviggine. Il ghiacciamento della sommità delle nubi risulta la fonte primaria per la produzione dei cristalli di ghiaccio, che poi saranno imputati all’avvio della precipitazione. Se il ghiaccio ha un’importanza così elevata per la formazione della pioggia, perché non iniettarlo all’interno delle nubi artificialmente? Ecco allora che alla luce delle ultime scoperte partivano i primi tentativi di “inseminazione” delle nubi con palline di ghiaccio secco, tramite aeroplani. In qualche caso si ebbero anche dei risultati, ma la maggior parte delle volte fu impossibile stabilire se la pioggia dalle nubi era effettivamente caduta per l’intervento del ghiaccio iniettato artificialmente, oppure a causa di altri fattori. Altri esperimenti furono fatti inseminando le nubi con nuclei di condensazione giganti, come lo ioduro d’argento e particelle di sale. Le goccioline presenti nelle nubi avrebbero dovuto “attaccarsi” ai nuclei di condensazione e cadere a terra come pioggia. Anche in questo caso i risultati furono scarsi. Il problema principale fu quello di misurare l’effettiva quantità di pioggia caduta a terra dopo un’inseminazione e soprattutto valutare se tale pioggia sarebbe caduta lo stesso, anche senza aver effettuato il procedimento. Alla fine i costi troppo elevati superarono i benefici richiesti e il progetto fu abbandonato.

Autore : Paolol Bonino

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