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DA NON PERDERE! I suoli alpini si RAFFREDDANO: strano ma vero...

Il clima si riscalda ma i terreni delle Alpi si raffreddano, come mai?

Curiosità - 21 Marzo 2017, ore 10.35

Nelle regioni alpine il riposo vegetativo, le basse temperature e la diffusa copertura nevosa suggeriscono che l’attività biologica del suolo sia concentrata soltanto durante la stagione estiva.

In realtà, i suoli ricoperti da un consistente manto nevoso sono isolati dalla rigida temperatura dell’aria e possono non gelare nel corso dell’inverno.

L’innalzamento del limite delle nevicate e la riduzione della permanenza della neve al suolo in seguito al riscaldamento globale può però determinare una riduzione dell’effetto isolante del manto nevoso
, esponendo i suoli del piano montano (1100-1400 m s.l.m.) a temperature più basse e ad una maggiore frequenza di cicli gelo/disgelo che potrebbero alterare la dinamica della sostanza organica e la disponibilità di nutrienti nel suolo, con potenziali effetti sulle specie vegetali ed animali.

Numerosi studi hanno evidenziato che il manto nevoso stagionale limita il congelamento del suolo a seguito della sua azione isolante. In particolare un manto nevoso di sufficiente spessore (30-60 cm), accumulatosi presto nella stagione invernale è in grado di impedire il congelamento del suolo, indipendentemente dalla temperatura dell’aria (Brooks et al., 1995; Brooks e Williams, 1999; Shanley e Chalmers, 1999).

La temperatura del suolo è fortemente condizionata non solo dallo spessore del manto nevoso e dai giorni di presenza di neve al suolo, ma anche dalla densità della stessa (Freppaz et al., 2001; Piccini e Freppaz, 2004). La conducibilità termica del manto nevoso, pari a 0.05 Wm-1K-1 per neve fresca a bassa densità, aumenta infatti al crescere della densità, fino a raggiungere valori di 0.6 Wm-1K-1, con una conseguente significativa riduzione della sua azione isolante (Sturm et al., 1997).

L’azione di riscaldamento degli strati basali del manto nevoso deriva dall’elevato potere isolante della copertura nevosa, in grado di rallentare il flusso di calore proveniente dal suolo. Il controllo della variabilità spaziale e temporale della relazione fra profondità del manto nevoso e temperatura del suolo è però molto complesso e dipende da diversi fattori quali la copertura vegetale, la posizione topografica e le caratteristiche del suolo.

La sperimentazione condotta ha evidenziato l’efficacia protettiva del manto nevoso in entrambi gli ecosistemi. I valori di temperatura del suolo dove la neve è stata mantenuta indisturbata si sono mantenuti pressoché costanti per la maggior parte del periodo di acquisizione dei data-logger e prossimi agli 0°C, nonostante le evidenti oscillazioni di temperatura dell’aria.

Nei periodi caratterizzati dall’assenza di copertura nevosa, invece, l’andamento termico del suolo segue significativamente le variazioni di temperatura dell’aria libera, con andamenti della temperatura simili alla parcelle prive di neve. In particolare, nel periodo tardo autunnale un ridotto spessore di neve accumulato (circa 13 cm) non è sufficiente ad isolare il suolo e l’andamento termico di entrambe le superfici ha seguito quello dell’aria.

Un accumulo di circa 35 cm di neve isola efficacemente il suolo sotto il manto nevoso, con una temperatura che rimane pressoché costante e prossima agli 0°C fino ai primi di marzo, anche in relazione all’ulteriore accumulo di manto nevoso. La temperatura del suolo al di sotto della parcella priva di manto nevoso inizia invece a diminuire in relazione alla progressiva diminuzione della temperatura dell’aria.


Autore : A cura dell'Aineva, rielaborazione ed adattamento sintetico di Alessio Grosso

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