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Come si forma la galaverna?

Si tratta di un fenomeno molto bello, ma in qualche caso anche dannoso. Cerchiamo di capire quali sono le condizioni per la formazione della galaverna.

Curiosità - 24 Dicembre 2007, ore 10.12

Alberi totalmente ghiacciati che sembrano di cristallo, immobili anche alle raffiche di vento più intense. I fili della luce sono anch’essi ricoperti da una spessa pattina di ghiaccio, tant’è vero che sembra si possano rompere da un momento all’altro. Persino i prati tutti intorno sono bianchi, ma non è neve, è ghiaccio puro. Il fenomeno della galaverna ha indubbiamente un fascino particolare e può trasformare un semplice bosco di media montagna in una “foresta incantata”. In qualche caso, però, l’eccessivo peso del ghiaccio sui rami degli alberi può determinare degli schianti o delle rotture e quando il fenomeno regredisce il bosco assomiglia ad un vero e proprio campo di battaglia. Volendo analizzare il tutto in maniera più tecnica, possiamo distinguere due tipi di galaverna: la galaverna di nebbia e quella di pioggia. La galaverna di nebbia non è mai dannosa per le piante. Essa si forma quando la temperatura esterna risulta al di sotto dello zero e la zona presa in esame viene coperta da una formazione nebbiosa. Le minuscole goccioline che formano la nebbia si mantengono allo stato liquido anche se la temperatura dell’aria risulta negativa. Quando queste goccioline vengono a contatto con i rami degli alberi, che presentano anch’essi temperatura negativa, si ha il loro congelamento. Tutto ciò determina una galaverna “soffice” che ammanta le piante come se fosse neve. In questo caso il peso che si viene a creare sugli alberi non è mai eccessivo e gli schianti a terra sono scongiurati. La presenza di ghiaccio sui rami può anche liberare la pianta da eventuali parassiti che la infastidiscono, come per esempio gli afidi. Tutt’altro discorso riguarda la galaverna di pioggia, chiamata anche “gelicidio”. Essa si forma quando una precipitazione risulta piovosa anche con temperature al di sotto dello zero. In inverno può capitare benissimo che uno strato di aria fredda a temperatura negativa rimanga intrappolato in prossimità del suolo. Se in quota la temperatura risulta positiva, la precipitazione che ne deriverà non potrà essere nevosa, ma piovosa. In questo caso il diametro delle gocce risulta molto superiore a quello delle goccioline presenti nella nebbia, con conseguente maggiore congelamento delle strutture esposte. Il procedimento di formazione della galaverna di pioggia è uguale a quello della galaverna di nebbia, cambia solo la quantità di acqua che cade dal cielo. Due ore di galaverna di pioggia sono già più che sufficienti per determinare i primi schianti a terra e rotture di rami. Se il fenomeno persiste per ore, il peso del ghiaccio che si deposita sugli alberi è in grado di “radere al suolo” un intero bosco. Anche i fili della luce, come già accennato in precedenza, possono appesantirsi a tal punto da rompersi, determinando interruzioni dell’erogazione dell’energia elettrica. Quindi, in sostanza, solo la galaverna di pioggia (o il gelicidio) può determinare grossi problemi. La galaverna di nebbia, invece, risulta solo un fenomeno molto bello a vedersi e assolutamente innocuo.

Autore : Paolo Bonino

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