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Chicchi di grandine enormi ma radi. Perché?

Quali condizioni si devono verificare affinché si assista ad un fenomeno del genere?

Curiosità - 4 Luglio 2003, ore 09.47

In occasione dei primi acquazzoni a seguito di un’ondata di caldo, oppure al passaggio di un fronte freddo piuttosto attivo, possiamo osservare temporali particolarmente intensi associati a forti precipitazioni; queste formazioni nuvolose solitamente sono piuttosto isolate, e chi vuole le può ammirare in tutta la loro inquietante bellezza anche da alcuni chilometri di distanza. Gli osservatori in questione però in alcuni casi rischiano di essere investiti da una grandinata, anche se sopra la loro testa il cielo risulta quasi sereno; in tal caso i chicchi di grandine si presentano piuttosto grandi (normalmente attorno ai 3-4 cm di diametro) ma molto radi. A cosa è dovuto tale curioso fenomeno? Innanzitutto devono verificarsi le condizioni necessarie per una grandinata, ossia: forti moti convettivi, umidità molto elevata a tutte le quote della troposfera (soprattutto nei bassi strati) e presenza di cumulonembi, magari con asse obliquo. I venti che soffiano all’interno della nube temporalesca portano le goccioline d’acqua fino ai 9-11 km di altezza, arrivando a provocarne in alcuni casi il congelamento; i cristalli di ghiaccio vengono poi “sballottati” su e giù all’interno della nube stessa, così da provocarne il parziale scioglimento, ma anche l’aggregazione con altri cristalli. Il chicco di grandine è così formato, ed è pronto a scendere verso il suolo, a causa del suo peso; la nube però può passare in prossimità di una città o di una zona particolarmente calda ed umida, pertanto può avere improvvisamente a disposizione un’ulteriore dose di energia; ecco che allora una “bolla” di aria più calda ed umida delle precedenti si stacca dal suolo e viene risucchiata verso l’alto all’interno del cumulonembo. Per ragioni termodinamiche le correnti ascendenti che accompagnano questa massa d’aria saranno molto più intense rispetto a quelle che avevano soffiato fino a quel momento, pertanto i chicchi di grandine che si erano formati e stavano cominciando a cadere verso il terreno, verranno agganciati dalla corrente calda e trasportati nuovamente verso l’alto, con velocità che possono arrivare a sfiorare i 130-150 km/h. Il chicco di grandine tende quindi a fondersi parzialmente nel suo guscio più esterno (perché si trova in un ambiente relativamente caldo), ma va anche unendosi ad altri suoi simili, creando chicchi ancora più grandi, ma sempre meno numerosi (rispetto a quelli di partenza). La spinta della corrente ascendente può essere tale da “sparare” letteralmente i chicchi al di sopra della tropopausa (11 km circa di altezza durante l’estate) con una certa velocità; una volta che essi si troveranno al di fuori del grande flusso tiepido (ossia ai fianchi del cumulonembo) potranno finalmente scendere verso il basso, andando però a colpire zone dove in realtà non ci si attendevano fenomeni precipitativi rilevanti, perché esterni alla nube stessa; al massimo i chicchi li vedremo cadere ai bordi dello scroscio di pioggia vero e proprio. Questo tipo di grandinata comunque è tipico delle supercelle, o delle multicelle più intense; nel nostro Paese pertanto può essere osservato solamente in condizioni molto particolari.

Autore : Lorenzo Catania

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