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Brina e gelo: perchè quando l'alba è tersa il ghiaccio dura di più?

A parità di deposito, le brinate mattutine spariscono più velocemente in caso di nebbia o atmosfera caliginosa, mentre resistono anche per l'intera giornata (all'ombra) quando il cielo è sereno e terso.

Curiosità - 7 Gennaio 2016, ore 14.15

Alba glaciale, con temperature diversi gradi al di sotto dello zero: da una parte presenza di nebbia e quindi anche di probabili depositi di galaverna, dall'altra un cielo sereno con vento calmo e aria più asciutta. Vi aspettereste che le brine spariscano più velocemente nel secondo caso, per via del sole, ma le cose non vanno esattamente così.

Dovete sapere che la brina depositata al suolo va incontro a continue trasformazioni della sua struttura molecolare. Tali trasformazioni, a parità di pressione atmosferica, richiedono energia, la quale viene attinta dallo strato di aria che giace a immediato contatto con il ghiaccio stesso. Ora, quando quest'aria è secca, o comunque contiene una umidità relativa molto bassa, i processi di trasformazione della brina, fusione o sublimazione compresi, richiedono molta energia per completarsi. Ricordiamo che il processo di fusione ad esempio necessita della fornitura di un ben preciso pacchetto di calore per iniziare, il calore latente di fusione, che viene attinto dalla sottile pellicola d'aria a immediato contatto con lo strato ghiacciato, la quale dunque si raffredda (vedi foto sotto).

Questo raffreddamento contribuisce a mantenere maggiormente conservata la brina depositata al suolo anche quando la colonna d'aria (ad esempio a due metri dove solitamente si misura la temperatura) registra valori ampiamente sopra lo zero, fino a 4-5°C, per via del sopravvenuto soleggiamento mattutino. In queste situazioni le zone in ombra possono rimanere brinate anche per l'intera giornata.

Viceversa in caso di aria molto umida, o comunque con tasso relativo molto elevato se non addirittura saturo, quindi fondamentalmente in condizioni di nebbia, i processi di trasformazione dei depositi notturni di brina, fusione compresa, necessitano di un quantitativo di energia molto minore rispetto al caso precedente e la BRINA scompare.

In altre parole il calore latente di fusione che serve per innescare il processo è minimo. Il pelo dell'aria a immediato contatto del terreno brinato dunque non va incontro a raffreddamento così, in caso di temperatura prossima o 0°C, la brina tende già a fondere rapidamente (vedi prima foto in alto).

Quindi in sostanza, la nebbia fa male alla brina? In un certo senso si, anche se il fenomeno segue una curva matematica ben precisa che miscela temperatura, umidità e pressione, fattori ai quali si aggiungono poi con un ulteriore intreccio di equazioni anche i dati relativi al soleggiamento diurno, l'inclinazione del terreno rispetto al sole stesso, l'eventuale presenza e velocità del vento.


Autore : Luca Angelini, adattamento Alessio Grosso

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