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Temporale nelle Alpi Sarentine

Cronaca di quanto successo il 18 agosto 2002. Anche un semplice trekking in alta quota può trasformarsi in una tragedia durante un violento temporale.

Cronaca meteo - 20 Agosto 2002, ore 08.48

Quando si raggiunge una vetta, ci si immerge in un faticoso trekking attraverso gole e dirupi, quando si è di fronte ad uno spettacolare tramonto, ad una roboante cascata alpina, o durante un temporale ci si rende immediatamente conto della grandiosità della natura e dei suoi fenomeni e spesso si ende a sottovalutarli. È quello che mi è successo domenica 18 agosto. Come al solito, in questo periodo di ressa nelle Dolomiti, i miei amici e io preferiamo affrontare percorsi di tipo "trekking impegnativo" in alcune valli laterali della nostra regione meno note ma sicuramente più selvagge e deserte, scoprendone i segreti anno dopo anno. Domenica l'intenzione era proprio questa, ben sapendo dei sicuri temporali pomeridiani previsti, consci del fatto che dovevamo essere ad un qualsiasi rifugio non oltre le ore quindici, ben sapendo tutto..eppure... Poco dopo le nove del mattino partiamo dal Passo Pennes (Nord di BZ) per il sentiero n 13-15 che conduce al rifugio Forcella Vallaga incantevole luogo sulla riva di un piccolo lago glaciale. Il percorso si snoda tutto in cresta partendo dai 2200 ed il continuo saliscendi lo rende abbastanza lungo e faticoso. 4h indica la tabella. Residuati dell'umidità notturna già salgono attorno alle vette, e verso mezzogiorno è tutto un fiorire di cumuli, con temperatura attorno ai 15°C non elevata. Facendo affidamento, erroneamente, al fatto che i temporali si fossero già scaricati nella nottata precedente, come per esorcizzarli, proseguiamo la nostra escursione. Ed infatti poco oltre le tredici ecco i primi rombi lontani. Scariche elettriche minacciose superano i monti dello Stubai in Austria, zona ricca di ghiacciai, a NW della nostra posizione, è ancora lontano ma noi abbiamo due ore per rientrare! Se fossi stato solo sicuramente avrei rinunciato già qualche ora prima, ed invece, come accade spesso in questi casi, obbligato psicologicamente dalla presenza di amici ai quali tra l'altro avevo raccontato di quanto fosse pericoloso il temporale sui monti, mi sono rimesso in marcia. Ed infatti come previsto di lì a poco eccoci in pieno fenomeno temporalesco! Acqua grandine e scariche elettriche proprio sulle nostre teste e senza nessun riparo in vista, e improvvisamente proprio nel punto più esposto, lungo una cresta tra ruscelli, nati ovunque e 10 cm di grandine sul sentiero, la botta più grossa. Un fulmine caduto nelle immediate vicinanze, come una schiaffo in testa, e subito dopo forte odore di zolfo, e sassi che provenivano dalla cima della cresta situata un 15 metri sopra di noi. Istintivamente ci siamo accasciati per ripararci, poi ci siamo guardati e contati. Fortunatamente eravamo tutti sani ma completamente bloccati e incapaci di decidere cosa fare. Fermi si rischiava di scivolare di sotto o di essere colpiti da pietrisco, in movimento cosa sarebbe successo? Oltretutto era ripreso a grandinare molto più forte con chicchi più fastidiosi che in precedenza. Un rapido sguardo tra noi e incuranti delle possibili nuove scariche abbiamo ripreso coraggio e siamo ripartiti il più rapidamente possibile togliendoci da quella situazione critica per riprendere il versante opposto della montagna dove probabilmente saremmo stati meno esposti agli eventi. E così è stato e dopo ca. mezz'ora siamo arrivati sani e salvi alla macchina. Vi assicuro che l'esperienza vissuta non sarà facilmente rimossa neppure dai miei compagni d'avventura e quanto è successo sul quel facile sentiero non ci deve mai più far abbassare la guardia, come vedete basta un comune temporale estivo per trasformare una gita domenicale in tragedia.

Autore : Angelo Ferrari

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