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Caro vecchio Atlantico, dove sei finito?

L’estrema latitanza delle perturbazioni atlantiche quest’anno ha determinato situazioni siccitose perduranti per mesi in alcune zone italiane.

Considerazioni - 24 Aprile 2002, ore 09.51

Vi ricordate quelle perturbazioni che spuntavano dalla Penisola Iberica, interessando successivamente la Francia arrivando sull’Italia con il loro abbondante carico di piogge per tutti? La domanda potrebbe sembrare retorica, ma la situazione che sta vivendo attualmente il nostro Paese impone qualche riflessione. Perché, dopo un autunno praticamente inesistente e un inverno secchissimo per molte regioni italiane, anche la primavera tenta di riproporre gli stessi scenari? La domanda non è semplice, ma cerchiamo di dare una qualche risposta senza evocare catastrofismi legati a questo o quell’altro effetto. Il motivo principale sta nella permanente e anomala posizione dell’Anticiclone delle Azzorre che dalla scorsa estate, tranne brevi e temporanee ritirate, ha dominato la scena su tutto lo scacchiere occidentale europeo. Questa posizione, se da un lato ha determinato la continua discesa di masse di aria più o meno fredda dai quadranti settentrionali, dall’altro ha ostacolato quasi tutti i tentativi delle depressioni atlantiche di entrare nel Mediterraneo con il loro carico di piogge. La natura, come si sa, segue percorsi già fatti perchè in questo modo spende meno energia. E'un'entità pigra,insomma; è come un escursionista che preferisce un bel sentiero largo e percorso molte volte da tante persone, piuttosto che fabbricarsene uno in mezzo alla giungla, con il rischio anche di farsi male. Il sentiero largo e più volte percorso è quello dell'alta pressione e la natura non lo molla, perchè è troppo comodo! Molte regioni italiane hanno risentito pesantemente di questa situazione, con deficit pluviometrici che continuano da molti mesi. Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Umbria e Sardegna sono state per troppi mesi con piogge al di sotto della media e lo stato dei fiumi e dei laghi lo testimonia. Per non parlare poi della carenza di neve su tutto l’arco alpino che ha mandato in crisi molti operatori turistici del settore. Le correnti settentrionali, che hanno dominato praticamente per tutto il periodo invernale, hanno determinato, invece, abbondanti nevicate sul tutto l’Appennino centro-meridionale, ridando per fortuna un po’ di fiato a regioni come l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Calabria. Anche se le piogge non sono state particolarmente abbondanti lo scioglimento della neve caduta ha garantito un certo rifornimento per le falde sotterranee e per le sorgenti. Purtroppo i problemi restano su molte regioni del sud tra cui la Sicilia e la Puglia, regioni abituate oramai da troppo tempo a convivere con situazioni siccitose. La primavera ha cercato in qualche modo di mettere rimedio a questo stato di cose, creando qualche depressione mediterranea. Tuttavia queste depressioni sono ben poca cosa senza l’appoggio del grande fabbricatore di nubi e piogge, ossia l’Atlantico. C’è ancora tempo prima che l’estate imponga in suo dominio sul nostro Paese? C’è ancora tempo per sperare in qualche perturbazione “vecchio stile” che possa regalare pioggia un po’ per tutti? Aprile ha fatto il suo dovere solo in parte e adesso aspettiamo maggio, mese ricco di contrasti; speriamo ci consenta di recuperare qualcosa prima dell’arrivo del solleone.

Autore : Paolo Bonino

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