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11 marzo 2002...sei mesi dopo

Appunti di viaggio per tornare a sognare...

Considerazioni - 13 Marzo 2002, ore 07.45

Sono trascorsi sei mesi. In mezzo due stagioni bizzarre e una moltitudine tra interrogativi e dubbi ad alimentare le nostre paure solo allo scopo di voler intravedere a tutti i costi un filo di speranza per quel mondo migliore che è solo un modo di dire. Politici, esperti, mass media hanno tuonato da allora all'unisono che il mondo non sarebbe stato più quello di prima. A furia di ripeterlo quasi come una minaccia indirizzata chissà a chi, stavo per crederci davvero. Ma oggi 11 marzo 2002, splendida giornata di sole primaverile a incorniciare di azzurro e di cinguettii anche questa solitamente grigia Milano, con un veloce rewind mentale mi accorgo che nulla o quasi è in effetti cambiato nel nostro mondo e soprattutto in quella nostra strana natura umana, prisma inconciliabile dalle mille sfaccettature. Israeliani e Palestinesi continuano a saltare su una sottile linea rosso sangue; i bambini afghani non saltano finalmente con la corda come volevano farci credere i mass media, ma più tristemente sulle solite mine giocattolo di cui il terreno afgano è infestato ancor più della siccità; Gino Strada, insieme a tutti quelli che si battono in prima persona per alleviare le sofferenze dei più sfigati, è di nuovo solo ma sicuramente non meno spronato di prima a battersi per salvare una, cento, mille vite umane. Ma oggi è il giorno di New York e mi accorgo che in sei mesi non ho mai ricordato questa città duramente ferita e amputata di quel suo doppio monumento così brutto architettonicamente ma anche così universalmente famoso. New York per me, in quella lontana estate del 1984 che mi vide suo ospite per due mesi, ha rappresentato l'anticamera di quell'amore per il viaggio, visto come forma di conoscenza e di cultura, che mi sarebbe esploso pochissimo tempo dopo. Sbarbatello e in parte immaturo, sbarcai nella Grande Mela durante i giochi olimpici di Los Angeles quando le parole d'ordine erano Impero del male, boicottaggio, comunismo, Unione Sovietica, reaganismo! Fui subito centrifugato e intimorito dal ritmo così frenetico da fare impallidire al confronto anche quella Milano che per me racchiudeva il mio mondo di allora! Le torri gemelle sulle quali salii in un luminoso pomeriggio di sole simile a quello che assistette al loro crollo, spinto a forza da mia madre che altamente se ne fregava delle mie vertigini, furono il mio primo grattacielo "scalato". Ne sarebbero seguiti molti altri da allora ma l'ascensore a razzo con effetto fumetto ad allungamento corporeo alla partenza e schiacciata finale all'arrivo non me lo scorderò mai! Come non scorderò mai quella volta che, rimasto chiuso fuori casa per la serratura della porta difettosa, presi l'iniziativa di telefonare (col cuore palpitante per l'emozione e per la paura di restare incompreso per via del mio inglese maccheronico) ai pompieri perché intervenissero in soccorso. Giunsero in breve tempo con quel loro bellissimo carro rosso fiammante che sembra uscito da un negozio di giocattoli e con grande professionalità sul finire di un caldo e terso pomeriggio estivo transennarono l'intero isolato sulla 56esima tra la Quinta e la Sesta strada, proprio ai piedi della Trump Tower e con la scala arrivarono alla finestra del secondo piano del vecchio stabile. Un giovane pompiere riuscì a sollevare la finestra preoccupandosi di spostare le piantine di fiori sul davanzale per non rovinarle! Delle tante cartoline archiviate nella mia scatola mentale dei ricordi questa resta la più bella che ho in serbo di New York! Le foto di quella vacanza lontana, tra l'altro finite chissà dove in un continuo susseguirsi da allora di traslochi, non riescono a superare la bellezza e la nitidezza di certi miei ricordi ed emozioni che non si possono racchiudere in un click! Non sono più tornato da allora a New York. Ma a vedere nella contraerea di immagini e filmati che da allora non fanno che mostrare quel suo bellissimo profilo irrimediabilmente amputato da tanta cieca violenza, mi sono ripromesso di farlo quanto prima quasi a volerle dire che ci sono ancora e per immortalarla attraverso le mie parole e le mie fotografie su questo mio angolo di internet. A questa città che per me è stato il trampolino di lancio per entrare nel mondo dei viaggiatori so di dover dare molto. Dedico questo pezzo a voi tutti, al sole che domani spunterà sempre nel cielo come ieri ed oggi, al desiderio di vivere e di viaggiare perchè il mondo va visto e chi ci abita va conosciuto e, se permettete, anche a me stesso.

Autore : Stefano Politi Markovina

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