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Temperature medie in calo in Antartide?

Climatologia - 4 Settembre 2019, ore 17.10

 

Temperature in flessione, ghiacci marini che crescono, nuovi record di freddo. In un periodo storico in cui è sempre il global warming a fare notizia colpiscono i dati registrati negli ultimi anni in Antartide. E nasce spontanea la domanda: perché proprio nel bel mezzo di quella che sembra essere una reale fase di riscaldamento globale la colonnina di mercurio in alcune regioni del polo sud continua a scendere?

Domanda alla quale dare una risposta è terribilmente complicato vista la guerra tra accademici scatenatasi al riguardo. Una sola cosa è certa: il gelo in quei luoghi non ha mai fatto notizia. L’Antartico con i suoi 14 milioni di chilometri quadrati ha una temperatura media invernale davvero rigida che si aggira attorno ai -63°C. Una condizione climatica estrema che però impallidisce a fronte dei -98°C registrati nel 2018 attraverso una misurazione satellitare. Un record assoluto che ha letteralmente polverizzato quello precedente di -89.2°C, minima registrata  alla stazione sovietica di Vostok la notte del 21 luglio 1983.
Il primato del 2018, presentato all’American Geophysic Union e pubblicato nelle Geophysical Research Letters, è stato però parzialmente messo in discussione dal mondo scientifico. Non essendo stato misurato sul posto ma da una località remota, cioè dallo spazio, non può essere considerata come record ufficiale. Inoltre la temperatura a Vostok era stata misurata a 2 metri dal terreno mentre quella satellitare sarebbe stata calcolata all’altezza del suolo. In ogni caso temperature in controtendenza con il trend generato dal global warming se ne erano già registrate negli anni precedenti. Nell’agosto del 2010 si raggiunsero i -93.2° e solo tre anni dopo, il 31 luglio 2013, i -93.2°.

Quella sul cambiamento climatico della regione antartica, che con il 98% del suo territorio coperto da ghiacci costituisce il quinto continente in ordine di grandezza, è una controversia che risale al 2009. Quell’anno Eric J. Steig, dell’Università di Washington, affermò in uno studio che tutti e sette i continenti stavano registrando un aumento delle temperature. Dati che vennero però smentiti a sorpresa da una ricerca del professor D’Donnel nel 2010. Secondo lo studioso l’unica parte dell’Antartico a mostrare un reale aumento termico era quella occidentale mentre in tutte le altre parti del continente le temperature tendevano invece a diminuire. Il riscaldamento non poteva quindi dirsi globale. 
 
 
Intanto anche i dati satellitari di tipo RSS - Remote Sensing System - e quelli UAH dell’Università dell’Alabama, iniziati nel lontano 1979, cominciarono a mostrare un netto raffreddamento della regione. Nel suo testo del 2016  Evidence Based Climate Science il ricercatore D.J. Easterbrook della Western Washington University, arrivò addirittura a affermare che ben 13 stazioni di ricerca antartiche avevano registrato un calo di temperatura dal 2006. In particolare la base di Larsen si starebbe ancora oggi raffreddando ad una velocità sorprendente: ben 1,8 gradi celsius in meno ogni 10 anni fin dal 1995.
 
Ma secondo lo U:S: Snow and Ice Data Center sarebbe soprattutto i ghiacci che circondano il continente a fare notizia. Secondo il prestigioso ente di ricerca statunitense la banchisa si starebbe espandendo al ritmo sorprendente dell’1% annuo. Secondo rilevazioni satellitari già nel 2012 l’Antartide era circondato dalla più vasta estensione di ghiaccio marino mai osservata: ben 19 milioni di chilometri quadrati. Una tendenza confermata anche da Jay Zwally del Goddard Space Flight Center che in uno studio pubblicato su Glaciology calcolò in 82 miliardi le tonnellate di ghiaccio in più dal 2003 al 2008. Sempre nella stessa relazione Zwally spiegò che l'Antartide non stava contribuendo all'aumento del livello dei mari, ritirandosi di 0,23 millimetri all'anno.
 
Tutti questi dati ponevano però un interrogativo, e non solo per l’Antartico. Perché se il riscaldamento globale era in atto da decenni vi sono state fasi anche recenti in cui il clima si è fatto più rigido anche a livello globale? Basti pensare ad esempio al raffreddamento degli anni quaranta del '900. Naturalmente gli studi descritti in precedenza furono duramente contestati da chi credeva fermamente nel global warming.
Diversi ricerche, compresa quella svolta ufficialmente della NASA, ribadivano che le conseguenze della CO2 in atmosfera avevano ormai raggiunto inesorabilmente anche il polo sud. E proprio nel luglio del 2019 uno studio spiegava che l’Antartide dal 2014 al 2017 aveva perso ghiacci su una superficie corrispondente quattro volte a quella della Francia.
Altri accademici non si limitarono però alle semplici rilevazioni ma tentarono di dare una spiegazione scientifica a queste contraddizioni.
 
Gli indizi di un raffreddamento erano reali e non potevano essere liquidati come nulla fosse. Andrew Sheperd dell’Università di Leeds in Inghilterra fu tra i primi a occuparsi della questione e dopo un’attenta analisi spiegò che l’Antartico sembrava effettivamente essere stato risparmiato dal riscaldamento globale.
Un fenomeno dovuto soprattutto ai venti che secondo lo studioso negli ultimi venti anni si erano fatti più forti attorno al polo sud, tenendo così lontana l’aria più calda proveniente dalle aree dell’atlantico e del pacifico.
Venti che paradossalmente sarebbero cresciuti di potenza come conseguenza del buco nell’ozono. Per il resto la spiegazione collocava il raffreddamento di parte della regione nelle normali fluttuazioni climatiche degli ultimi 1000 anni. 
 
Concludendo è ferma convinzione di chi scrive questo articolo che il global warming sia una realtà ma che allo stesso tempo il monopolio culturale di chi sposa questa teoria stia divenendo giorno dopo giorno sempre più discriminatorio anche nei confronti di chi, con studi scientifici e rigorosi alla mano, porta dati che apparentemente contraddicono il riscaldamento globale.
Se effettivamente l’Antartico tende in alcuni punti a raffreddarsi allora questa non solo è una buona notizia ma soprattutto un indizio importantissimo sulla salute del nostro pianeta. E come tale merita di essere tenuta in debita considerazione invece che bollata semplicemente come materiale pericoloso e quindi censurabile in quanto potenzialmente strumentalizzabile da parte degli scettici. 
E tu, che se sei arrivato fin qui sarai certamente un appassionato o un esperto, come la pensi?

Autore : Dott. ALESSANDRO ASPESI

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