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Si va verso una nuova glaciazione?

Approfittate di qualche ora di svago per farvi una cultura climatica: nell'articolo un "bigino" per mettere a fuoco la situazione su scala globale.

Climatologia - 20 Novembre 2003, ore 09.45

Si hanno ormai prove certe sull’influenza che le variazioni termiche della superficie dell’Oceano Pacifico tropicale producono sul clima globale grazie alla corrente calda del "Nino" che si manifesta verso Natale a NW delle coste peruviane e cilene. In alcuni anni questa corrente scorre molto più a sud della norma, creando una anomalia termica. Le acque calde, povere di elementi nutritivi, si diffondono sopra quelle fredde, distruggendo la vita marina. Piogge torrenziali, siccità sono le conseguenze su scala mondiale, come accaduto in Australia: sono le teleconnessioni. La corrente dura 3-4 anni e si ripete ogni 2-7 anni. All’inizio degli anni 60 il meteorologo del Massachussets Edward Lorenz introdusse una nuova teoria: benchè il tempo possa riproporre configurazioni più o meno simili nel corso degli anni, non sarà mai in grado di riprodursi esattamente. In altre parole la minima variazione di un parametro in un dato luogo, può provocare un fenomeno enormemente più intenso in un’altra zona. Effetto farfalla : teoria del caos. Ma andiamo indietro nel tempo: le prime forme di vita sulla terra sono state le alghe, 3 miliardi e mezzo di anni fa. Il periodo glaciale del Carbonifero coincise con la formazione del supercontinente Pangea, nato dal raggruppamento di tutte le masse terrestri esistenti. Nell’era successiva, mesozoica, la Pangea si fratturò in due enormi blocchi continenetali con minime differenze termiche. Fu il periodo dei dinosauri. Un improvviso raffreddamento, forse dovuto alla caduta di un meteorite ne provocò l’estinzione. Il cenozoico copre gli ultimi 65 milioni di anni: raffreddamento irregolare. Il quaternario, nell’ambito del cenozoico, ebbe inizio quasi 2 milioni di anni fa con la comparsa dell’homo habilis e perdura tuttora. La glaciazione più recente detta wurmiana, raggiunse il massimo 18.000 anni fa. Si ghiacciò perfino parte dell’Inghilterra. 12.000 anni fa si produsse un riscaldamento notevole, fino a 7 gradi in più in meno di un secolo: la fusione dei ghiacci ha fatto risalire il livello dei mari fino all’attuale profilo costiero. Viviamo ora nell’Olocene, periodo dal clima temperato e stabile che dura da 10.000 anni. Possibile che si tratti di un periodo interglaciale, preludio di una nuova glaciazione. La civiltà umana è fiorita grazie al clima mite e stabile che è seguito a un periodo di frequenti glaciazioni e catastrofi. Circa 6000 anni fa la temperatura era superiore di almeno 2 gradi rispetto all’attuale e le piogge erano più abbondanti. Queste condizioni favorirono lo sviluppo dell’agricoltura in Egitto e in Mesopotamia. Dopo l’optimum climatico medievale coincidente con l’anno 1000, nel 1200 il clima si apprestava a nuovi cambiamenti; ondate di gelo ed estati piovose nel 1315 e nel 1316 furono seguite da estati fredde. La scomparsa della colonia vichinga in Groenlandia e la carestia che investì L’Islanda negli anni seguenti sono chiaramente legate al peggioramento climatico. In Europa il calo della temperatura potrebbe aver innescato la contrazione demografica già in atto a fine 300 con la peste nera. La piccola era glaciale 1450 1850: a Londra il Tamigi gelò più volte, creando occasioni per grandi feste invernali. Una serie di estati fredde ed umide si tradusse in crisi alimentari in tutta Europa e nella rapida avanzata dei ghiacciai alpini. A partire dal 1900 il clima si è riscaldato di mezzo grado specie alla fine del 1970. Gli effetti del pleistocene 600 mila anni fa, sono ben visibili nel paesaggio dell’emisfero settentrionale: valli glaciali sagomate ad U, massi erratici, rocce montonate, formazioni moreniche. Quando 7000 anni fa le isole britanniche furono separate dal resto d’Europa, alcune specie non riuscirono a diffondersi verso nord nonostante l’aumento della temperatura globale. La teoria di Milankovitch associa alle glaciazioni tre variazioni della posiziona della terra rispetto al sole: inclinazione dell’asse, ellitticità, precessione sono alla base della teoria. Durante l’ultimo miliardo d’anni le glaciazioni si sono susseguite ogni 150 milioni di anni, fase in cui la nostra galassia attraversa scie di polveri cosmiche che circondano i bracci spiraliformi della galassia stessa, ricevendo meno luce solare. Le piogge acide sono la conseguenza della combustione di materiali fossili: gli autoveicoli e le industrie emettono ossidi di zolfo e azoto che, in presenza di luce solare, formano solfati e nitrati: il vapore acqueo condensando in nubi, reagisce producendo acido solforico e nitrico. Un modello numerico che simula la completa rimozione delle foreste sopra il 45° di latitudine nord, prevede un raffreddamento significativo. I cfc, una volta raggiunta la stratosfera, liberano cloro, elemento che interferisce con la formazione di ozono. Senza atmosfera la terra precipiterebbe ad una media di -18 °C contro gli attuali 15. Le nubi riflettono il 30 % della luce solare che le colpisce e assorbono il 15 % di quella che le attraversa. Un atmosfera limpida assorbe solo il 17% della radiazione. La neve riflette il 90% la sabbia 30%, oceani e foreste ne assorbono il 90%. I gas che assorbono e riemettono la radiazione infrarossa verso terra sono i gas serra. Vapore acqueo, biossido di carbonio, ozono, metano, ossido d’ozono, biossido di zolfo. Le nubi riflettono la luce solare ma assorbono il calore riemesso favorendo il riscaldamento. Si ritiene maggiore l’energia riflessa e il bilancio dovrebbe consistere in un raffreddamento. Il biossido di zolfo emesso dalle centrali termoelettriche complica i calcoli: i minuscoli solfati incrementerebbero le formazioni nuvolose riducendo il solleggiamento ma le incertezze rimangono. La stabilità degli ultimi 10.000 anni sembrerebbe eccezionale.

Autore : Redazione

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