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PIOGGIA "stimolata", NEBBIA "congelata": utili esperimenti o dannose follie?

Attraverso semplici tecniche da oltre mezzo secolo si tenta di condizionare alcuni parametri meteorologici in favore dell'agricoltura e delle attività umane.

Climatologia - 7 Novembre 2006, ore 09.29

Nei periodi particolarmente siccitosi spesso si parla di alcuni metodi per far piovere di più. Non si tratta di riti o danze propiziatorie ma di una vera fecondazione delle nuvole; un sistema per farle divenire più prolifiche scaricando più umidità possibile. In Israele, sono più di 30 anni che è in vigore un programma gestito dalla Compagnia nazionale delle acque, approvato da una legge datata 1961. In realtà, la paternità di questa invenzione è di un certo Schaefer, lo scienziato americano che nel 1946 disegnò nel cielo di New York le sue iniziali con semi di ghiaccio. In cosa consiste più in dettaglio la "stimolazione" della pioggia? Gli ingredienti principali, le nuvole, sono forniti sempre da madre natura. Quando su una regione ne transitano un tipo con un particolare spessore e contenuto di vapore, partono in volo alcuni aerei dotati di diffusore che irrorano la base della nube con dei "nuclei di condensazione". Si tratta in genere di miriadi di granelli di polvere o di agenti condensanti neutri che hanno lo scopo di far aggregare le minuscole goccioline in sospensione fino a renderle pesanti e cadere sotto forma di pioggia. Insomma una sorta di "spremi-nuvole" in gran parte naturale, in grado di aumentare fino a 4 volte la piovosità di una zona. Dopo gli Israeliani anche altri Paesi arabi stanno adottando queste tecniche per contrastare la siccità cronica delle loro terre. E in Italia? Fino al 1996 eravamo all'avanguardia in Europa con il progetto "Pioggia", rapido e poco costoso, ideato allo scopo di rendere più regolare l'altalena idrica a cui sono sottoposte le regioni meridionali. Ideato nel 1985, ha funzionato per circa 11 anni dando buoni risultati su alcune località della Puglia della Sicilia e della Sardegna. Le sostanze utilizzate per l'inseminazione delle nuvole erano tutte ad impatto ambientale "zero". Poi nel 1996 il Governo ha improvvisamente tagliato i fondi per queste sperimentazioni. Oggi le strutture ci sono ancora, specie negli aeroporti di Bari, Trapani e Cagliari, basterebbe una manciata di milioni di euro per far ripartire il meccanismo (manutenzione degli aerei e arruolamento di un nuovo staff tecnico): con circa 5 milioni si garantirebbero almeno 10-12 anni di vita a tutta l'operazione. Parallelamente al progetto Pioggia, in Italia sono anche in fase di studio numerosi progetti "Nebbia" per contrastare la sistematica riduzione della visibilità in Valpadana nel semestre freddo (fenomeno che per la verità si è ridotto di un 20-30% negli ultimi 5-10 anni). Tra i vari metodi proposti ne spicca uno copiato direttamente dai militari russi, sperimentato a Parma con successo. Sfrutta il meccanismo naturale per cui raffreddando l'aria si riduce anche la sua capacità di contenere vapore. In particolare, si apre una bombola di azoto liquido (a circa -200°) ed in poco tempo, per riequilibrare la temperatura viene sottratto calore all'ambiente. Risultato: le minuscole goccioline di nebbia si congelano e cadono sul terreno migliorando notevolmente la visibilità nell'arco di un centinaio di metri. Costo dell'operazione, 40 euro. Al di là dei costi e delle migliori intenzioni con cui vengono fatti questi esperimenti c'è da chiedersi, al solito, quali possano essere le conseguenze sulla regolarità atmosferica. Non scordiamoci che il clima, pur con tutti i suoi cicli di alti e bassi ha funzionato alla perfezione per milioni di anni senza alcun intervento umano e ci ha consegnato nel corso delle varie ere un Pianeta in ottime condizioni. Anzi, c'è da aggiungere che la salute planetaria è stata messa in discussione proprio con la crescita esponenziale delle attività industriali umane... Spremere sistematicamente le nuvole o congelare grandi banchi di nebbia, a lungo andare non porta per davvero alcuna conseguenza? Stiamo considerando il problema solo nell'ottica degli interessi dell'uomo oppure lo affrontiamo anche dalla parte della natura?

Autore : Simone Maio

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